L'high-teeh fa rivivere in 3D l'antica Roma. Dopo Palazzo Valentini, i prossimi viaggi nel tempo "virtuali": dalla Casa di Augusto a quella di Livia C'era una volta... la guida turistica, star delle foto-ricordo dei pellegrini. Arrampicata su un piedistallo di fortuna cercava di far arrivare anche all'ultima fila del gruppo-vacanze origini, usi e costumi di un popolo, di un sito archeologico, di una strada, una chiesa. Cartolina seppiata di un eroico storico dell'arte, che con i suoi ombrellini colorati e una gestualità da cinema muto, ha tenuto a battesimo interi torpedoni di coreani, americani, spagnoli, il mondo intero. Ci sarà una volta, ma non mancano secoli, una guida avveniristica fatta di luci e suoni che con un sofisticato pennello tridimensionale potrà evocare teatri e templi dell'impero e accompagnerà il visitatore in un'archeologia virtuale, viva, fedele alle ricostruzioni storiche e capace di far ribollire il sangue anche al più scettico Indiana Jones: al turista sottoposto a questo tipo d'incontro ravvicinato, mancherà solo il gladio. Al progetto di contaminazione tra archeologia e alta tecnologia stanno lavorando ingegneri e storici, sovrintendenze e tecnici informatici, università e comunicatoli, istituti di ricerca e dirigenti museali, per applicarla nei più prestigiosi siti dell'antico o del moderno. Si parla di ipotesi di lavoro alla Casa di Livia, alla Casa di Augusto che riapre domani, alla Domus Aurea, alla Colonna Traiana o al nuovo Museo di Roma in via dei Cerchi, al futuro museo dei bambini al Celio. E al parco a tema virtuale che da ottobre prossimo verrà allestito nell'ex teatro Colosseo: un piano di "edutainment" educazione e intrattenimento che è rimbalzato fin tra le sabbie degli Emirati, dove sembra che gli arabi, pazzi del marchio S.P.Q.R., abbiano fatto capolino dalle dune immaginando di ricostruire tra Dubai e AbuDhabi, dopo il Guggenheim e il Louyre, anche la Città dei Cesari. Archeologia del futuro o futuro a ruota libera? Intanto un sofisticato "manifesto" di questa scuola di pensiero molto contemporaneo lo si scopre visitando le Domus romane e le Piccole tenne, sotto Palazzo Valentini: varcata la soglia della sede della Provincia di Roma che ha finanziato l'operazione (un milione mezzo di euro), la luce lascia il posto alla penombra e nelle sale di due ville patrizie a pochi metri dai Fori si anima l'antico. I frammenti di mosaico su cui si cammina sospesi, grazie a una passerella in plexiglas, diventano un ricco pavimento del quarto secolo, calpestato da regali signore in candide tuniche. Nel buio, i resti dei capitelli si allungano in colonne, porticati, cortili. E la ricostruzione virtuale, grazie all'uso del computer graphic, culmina nella visione (per 15 visitatori alla volta) di un modello tridimensionale: i ruderi diventano una lussuosa dimora di un quartiere esclusivo, una sorta di City del Senato, al centro degli edifici pubblici dell'antica Roma di Adriano. Curato per la tecnologia e la comunicazione da Piero Angela e Paco Lanciano e per l'archeologia dal professore Roberto Del Signore con la supervisione del sovrintendente Eugenio La Rocca, il fedele e prezioso viaggio nel tempo ha aperto un capitolo rivoluzionario nel grande libro della conservazione, tutela e divulgazione del nostro patrimonio. Le proiezioni in tridimensionale non sono una novità, ma l'applicazione del virtuale sul reperto preannuncia scenari inediti. Già due anni fa. intatti, ai Mercati Traianei venne allestita la mostra "Immaginare Roma antica", alle Terme di Diocleziano è ancora in corso l'esposizione del Museo Virtuale della Via Flaminia (a opera del Cnr) e si può addirittura arrivare a citare SecondLife dove è stata inaugurata la villa romana di Pompei. Ma "l'esperimento" di Palazzo Valentini è diverso. La sua forza innovativa è prorompente, ma non invasiva. Un po' quello che succede con la carta velina colorata che si sovrappone a un disegno in bianco e nero: scompare nel momento stesso in cui si volta pagina. Alle Domus, gli "effetti speciali" svaniscono appena si gira l'interruttore, ma gli stessi addetti ai lavori non possono non tenerne conto nell'ideazione di nuovi spazi culturali. «E' un progetto interessante - spiega il sovrintendente Angelo Bottini - con requisiti particolari. Il flusso è contingentato e non sempre si può dire ai turisti di tornare a Natale. Serve una forte presenza di personale e ha costi proibitivi. E' un po' come un albergo a cinque stelle. Io devo prima pensare ai grandi numeri. E alle bassissime cifre su cui possiamo fare affidamento: con pochi soldi, è più importante scavare o "comunicare"? Detto questo, una volta usciti da lì non si può non domandarsi: dove altro si può fare? Stiamo valutando degli interventi nella Casa di Livia. Nella Casa di Augusto, il percorso sarebbe più complicato, ma lo stiamo studiando, e poi passeremo alla Domus Aurea. Il Colosseo? No, non lo possiamo colorare». Mentre la Colonna Traiana...«Le Domus sono state una prova generale - continua il sovrintendente Eugenio La Rocca, responsabile dell'intervento alla Provincia - ora cercheremo di procedere in altre aeree. Dove è possibile, naturalmente, e solo quando si possono realizzare ricostruzioni plausibili. Con finanziamenti ad hoc. La tecnologia procede alla velocità della luce. E nei prossimi cantieri faremo ulteriori passi in avanti. Ai Fori Imperiali, per esempio. Ma in particolare alla Colonna Traiana, dove stiamo lavorando a un'ipotesi sui colori. Speriamo di fare presto la prova generale... Sarà sorprendente».
Archeologia. Effetti speciali
L'archeologia virtuale sta rivoluzionando la conservazione e la divulgazione del patrimonio culturale. Il progetto "L'high-teeh fa rivivere in 3D l'antica Roma" ha aperto un capitolo rivoluzionario nel grande libro della conservazione, tutela e divulgazione del nostro patrimonio. Il progetto, curato da Piero Angela e Paco Lanciano, utilizza la tecnologia del computer grafico per ricostruire ed evocare teatri e templi dell'impero romano. La mostra è stata inaugurata al Palazzo Valentini e si può visitare anche la villa romana di Pompei su SecondLife. Il progetto è stato finanziato dalla Provincia di Roma e ha richiesto una forte presenza di personale e costi proibitivi.
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