Opera Ritenuta «strategica» anche per la D Serve per il pozzo dì areazione La soprintendenza effettua la ricognizione dei problemi emersi dagli scavi archeologici della linea C. E ammette: a piazza Venezia bisognerà «sfondare» Metro C, per la Stazione di Piazza Venezia - cuore di tutta la linea e struttura dichiarata «strategica» - è iniziato il count down: un grande buco, con oltre 25 metri di diametro, verrà aperto in mezzo alla piazza, unico punto in grado di ospitare la struttura portante della fermata, cioè la stazione e il suo pozzo di areazione. Ma forse il buco diventerà anche più largo, 30 metri, perché considerato «strategico» anche per la successiva linea D. La «verità», che spazza via ipotesi alternative dimostratesi impraticabili, è stata confermata ieri dal soprintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, durante l'illustrazione dei risultati degli scavi archeologici lungo l'asse centrale della futura metropolitana. Bottini ha rivelato di aver proposto al ministero lo spostamento della fermata in quel terreno privo sostanzialmente di grandi reperti che sta tra Vittoriano e Colonna Traiana. Insomma, la «selletta» già scavata dai romani sotto Traiano, avrebbe potuto ospitare la grande opera centrale della linea. La risposta è stata no. Comprometterebbe la stabilità del Vittoriano. Lì, dunque, sarà realizzata solo una delle due uscite previste (l'altra è ancora da individuare in piazza SS. Apostoli, dove a breve sarà aperto il nuovo cantiere). Stazione e pozzo «devono» sorgere dunque in piazza. «Dovremo scendere giù con le paratie e vedere che cosa c'è sotto», ha spiegato Bottini. Ma poco prima Roberto Egidi, responsabile della zona per la sovrintendenza, aveva già elencato i «beni» individuati: oltre le fondamenta dei palazzi seicenteschi e la vetreria medievale, ecco le strutture romane con cinque «taberne», il basolato largo tre metri della via Lata, la Flaminia, i pilastri di un porticato e un piano lastricato in pietra gabina ad est. Lo sfondamento inevitabile di questa zona centralissima di Roma antica non ha dunque alternative concrete. Bottini, facendo buon viso a cattivo gioco, l'ha presentato come occasione d'oro per la ricognizione scientifica della stratigrafia più antica di Roma. Un'occasione di conoscenza, dunque, che si ripromette di attenuare l'incubo della distrazione. Sarà possibile traslare e ricostruire a latere quanto sarà levato? «Per saperlo bisogna andare a vedere», hanno risposto gli archeologi. Piazza Venezia non è l'unico problema esistente. Lo sono anche altre due fermate: Chiesa Nuova, dove potrebbe riemergere il Cenotafio di Agrippa, e piazza Paoli, con grandi mura che ancora non si sa a cosa appartengano. Da quelle parti è situato il santuario Tarentum, finora mai trovato.