Decisione pilatesca per la Soprintendenza: la Paesaggistica a Cagliari I pesi sui piatti della bilancia appaiono evidentemente squilibrati: la sede della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici, diventata regionale, va a Cagliari mentre resta a Sassari, sempre con una valenza regionale, la Soprintendenza per i Beni archeologici. La decisione ministeriale farebbe pensare ad un'equa suddivisione, che accontenterebbe i due poli della Sardegna. La soluzione che voleva essere salomonica, a parere dei dipendenti tende invece a pendere in favore del capoluogo regionale, dove si accorpano tutti gli uffici della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna e dove convergono gli interessi della gran parte degli enti e dei cittadini dell'isola. Come funzionavano le cose finora? La Sardegna era divisa in due tronconi: il nord contava sulla Soprintendenza ai beni culturali e su quella per i Beni archeologici, con competenza sul territorio delle ex province di Sassari e Nuoro; al sud operavano invece le due Soprintendenze per Cagliari e Oristano. Una suddivisione che accontentava tutti e che finiva per rendere agevole il rapporto dei due uffici con la cittadinanza e con gli enti locali. Le ipotesi di ristrutturazione del Ministero dei beni culturali, avevano fatto temere il trasferimento delle due soprintendenze a Cagliari, con valenza regionale. Poi sembrava ci fosse stato un ripensamento e tutto dovesse restare com'era. Questo, fino alla fine di febbraio quando un decreto del Ministero dei beni culturali ha deciso per una riorganizzazione fin troppo sospetta se si considera il periodo in cui è stata varata. Un'operazione che ha soddisfatto i dipendenti (sassaresi) della Soprintendenza archeologica, ma che ha fatto infuriare ì funzionari e gli impiegati della Soprintendenza architettonica, che temono soprattutto per «le amministrazioni locali ed i cittadini, i quali perdono il legame diretto con la sede decisionale e che saranno costretti a rapportarsi unicamente con la sede di Cagliari con i ritardi nelle ordinarie procedure». Il sindaco di Alghero Marco Tedde dal canto suo ha inviato una lettera di protesta al ministero dei Beni Culturali: «Il provvedimento, oltre ai problemi che comporterà per tutte le amministrazioni che dovranno far riferimento a Cagliari per tutte le pratiche di competenza della soprintendenza - scrive Tedde - è decisamente inopportuno perché adottato in regime di «prorogatio», a camere sciolte e con un Consiglio dei Ministri che dovrebbe limitarsi all'ordinaria amministrazione».