Il soprintendente Marchetti: «Aspetto il progetto esecutivo. 120 giorni per il parere» "Penso al metrò di Roma. Prevedeva una serie di fermate nel centro storico. Alcune sono state soppresse, c'erano problemi archeologici. Alla fine sono rimaste solo quelle del Colosseo, di piazza Venezia e del Tevere. Le ho approvate l'anno scorso. Bocciando le altre». Si presenta con questa credenziale il nuovo soprintendente regionale Luciano Marchetti che dovrà decidere sul progetto esecutivo del Civis nel centro storico. L'ingegnere conferma il giudizio di criticità, già espresso nel 2006 da Maddalena Ragni che l'ha preceduto. Elenca: «Banchine, pavimentazione e agganci. Tutti e tre sono problemi seri. Poi, ad esempio, bisogna vedere se funzionerà la soletta, staccata dagli edifici, per evitare danni. Questa potrebbe essere una risposta. Ma è tutto da dimostrare». Atc e Comune interpretano il parere sul progetto definitivo come un sì di massima. Su quella base, sono state rese pubbliche anche le date dei cantieri. «Ragni non ha detto sì. Ha chiesto approfondimenti». Quando sarà pronto il progetto esecutivo? «Si è parlato di fine marzo. Lo aspettiamo». Lei ha 120 giorni per dare un parere, vincolante. «Dovranno esprimersi i soprintendenti provinciali e ai Beni Archeologici. Credo che quel tempo servirà tutto. La cosa va esaminata con un minimo di attenzione. Certo, l'assessore Zamboni ci ha chiesto la massima urgenza». Ma se sfrutterete i quattro mesi, i lavori annunciati per giugno slitteranno di un anno. «Questo non può diventare un problema del soprintendente». Esistono banchine adatte per Strada Maggiore? «Non posso avere idee precise, adesso. C'è da considerare un fatto: se faccio avvicinare il Civis al marciapiede non ho bisogno delle banchine, ad esempio. Però non voglio anticipare nulla, aspetto il progetto esecutivo». Ha letto quello definitivo? «Non ancora, sono appena arrivato». Già diffidato dall'Altrainfomazione, però. «Le diffide rientrano nell'attività di un'associazione. Ne terrò conto. Ma quel che m'interessa sono i dati oggettivi. Un'amministrazione si esprime su progetti, non su diffide o convinzioni personali. Io devo tutelare i monumenti, quello è il mio compito». E la sua convinzione personale qual è? «Come cittadino posso pensare che sono possibili soluzioni diverse. Ma come soprintendente devo chiedermi quanto questa scelta sia compatibile con i monumenti e l'ambiente». E l'uno non influenza l'altro? «Eh no. Come soprintendente firmo, come cittadino vado a votare». Ipotesi: eliminando le due fermate in Strada Maggiore, è tutto a posto? «Non lo so. Però le fermate si possono anche spostare». Non sotto le Torri, vien da pensare. L'architetto Scannavini è preoccupato per la vicinanza del filobus: cinquanta centimetri tra le ruote e la Rocchetta dell'Asinelli. «Non è questione di cinquanta centimetri o di un metro. L'importante è che il Civis non sbatta contro le Torri. L'altro problema sono i carichi e le vibrazioni che non devono danneggiare i monumenti. Atc e Comune mi hanno parlato di una valutazione d'impatto ambientale, di qualche anno fa, che studia proprio questo. Non l'ho vista, non mi è stata presentata. Sarà allegata al progetto esecutivo, credo». Urbanisti e storici dell'arte sono contrari al passaggio nel centro medioevale. Le è mai capitato di esaminare un progetto così, un filobus che entra nella città del Trecento? Ci pensa. «Lavoro nell'amministrazione dall'80. No, mai capitato». In conclusione, questo Civis si farà o no? «Non faccio l'indovino». Si dice che lei non sia venuto volentieri a Bologna. «No, perché? Certo, ho casa a Firenze. Mi sarebbe piaciuto tornare». Un destino: là c'è un altro, contestato tram.