Cerchiamo di mettere un po' d'ordine. Prima di tutto Bologna è una città il cui centro storico è sotto tutela? Bologna è una delle città europee la cui immagine è considerata dagli studiosi e dal turismo internazionale? La risposta è certo sì. Bologna è una città la cui immagine, nel secondo dopoguerra, è stata tutelata col massimo impegno da Cesare Gnudi come da Alfredo Barbacci, e dopo, da Pier Luigi Cervellati e da Andrea Emiliani e da un gruppo di sindaci e tecnici del Comune. Gnudi e Barbacci di fronte al progetto Civis cosa avrebbero detto? E i sindaci del dopoguerra, salvo chi ha lasciato che questo scempio si progettasse, che cosa avrebbero fatto? Credo che questa idea, chiamiamola così, si sarebbe fermata ben prima anche di andare in una qualsiasi commissione edilizia e si sarebbe fermata subito sul tavolo di consultazione con i Soprintendenti. Non so allora come mai in questi anni sia venuto in mente di piazzare in giro per la città, nei suoi luoghi più significativi, un veicolo lungo 18 metri e mezzo, alto 3 e mezzo, pesante 30 tonnellate. Non basta, ecco le pedane per salire a livello, lunghe dai 20 ai 40 metri. Non basta, ecco la distinzione del determinante sistema di pavimentazione che identifica una storia davvero irrinunciabile della città, la distruzione del lastricato che collega le due fiancate delle strade, gli affacci su di esse delle case, che dà senso e continuità ai portici. Ma non basta: una bella striscia rossa affetterà la città, separerà le pareti continue lungo le strade. Fa davvero piacere che il nuovo direttore regionale dei Beni culturali e paesaggistici della Emilia-Romagna ponga con civile impegno il problema, e fa piacere che lo ponga finalmente nei termini corretti di salvaguardia dei monumenti e della stessa immagine globale della città. Certo, le Due Torri rischiano, lo capirebbe anche un ragazzino, ma perché non i tecnici preposti alla progettazione del tir-passeggeri? Gli organi preposti alla tutela, il direttore regionale Luciano Marchetti e la soprintendente Sabina Ferrari hanno gli strumenti per fermare questo scempio che porterà Bologna sulle riviste specializzate come esempio di distinzione di un centro storico di dignità e fama europea. Certo, diranno alcuni, a Firenze un'altra amministrazione fa esattamente lo stesso. E le scuse possono anche essere le medesime, come quella del minore inquinamento. Eppure in una città dove ogni casa vomita di inverno enormi quantità di fumi da gasolio, dove la periferia e le molte fabbriche incombono, raccontare la panzana che l'autobus, essendo elettrico, non inquina, fa sorridere. Infatti ci credono solo, a questa storia, quelli che la raccontano. Siamo nelle mani dei responsabili del ministero per i Beni culturali, del sindaco, degli assessori. Si attendono immediate resipiscenze di questi ultimi, unite a pentimenti. In quel caso tutti daranno una qualche forma di assoluzione. Ma non dimenticheranno.