Cantieri Oggi la Soprintendenza fa il punto sui lavori Metro C, 7 stazioni con problemi archeologici: ritrovamenti da piazza Paoli a San Giovanni, le soluzioni finora trovate Un mosaico imperiale in via Sora. Muraglioni imponenti, forse un arco, sotto piazza Paoli. Opera quadrata alla Chiesa Nuova, forse il cenotafio di Agrippa. Lì accanto certamente c'è il canale Euripus: corre sotto Corso Vittorio. Altri resti a Sforza Cesarini. Una domus in via Battisti, una fogna traianea vicino alla Colonna Traiana, il basolato del «Vicus ad Carinas» che s'infila in Monti dai Fori Imperiali, la fabbrica marmoraria a via Sannio, ancora domus all'Amba Aradam... Più che un percorso della metropolitana, per la Linea C, sembra una via crucis archeologica. Però si va avanti: semaforo verde del ministero dei beni culturali. Contro gli archeologi della soprintendenza e il loro capo è scattata però l'accusa di distruzione della Roma antica. Oggi Angelo Bottini e i suoi «consoli» sul territorio, Rossella Rea (San Giovanni e Colosseo), Roberto Egidi (Piazza Venezia), Fedora Filippi (Campo Marzio), rispondono in conclave per illustrare i ritrovamenti e le soluzioni alternative adottate. Ma la polemica resta rovente, la trasparenza invocata s'infrange sui pannelli metallici che nascondono gli scavi, il sito web della soprintendenza da notizie limitate. E allora? Cosa sta succedendo a Roma? Riassunto del rebus: per fare la nuova metropolitana il problema non è il tunnel (sarà a 30 metri di profondità, ben lontano dagli 8 metri del livello archeologico), lo sono però i grandi pozzi di areazione (con diametri di 25 metri) e le uscite delle stazioni. Lungo l'asse centrale della Metro C i sondaggi hanno rivelato l'inevitabile: resti della città antica. Di che far compiere piroette ad architetti e ingegneri per cercare soluzioni alternative. Tutto risolto? Nient'affatto: arrivati a cinque metri, di fronte a mura, sostruzioni e ignote opere quadrate, l'imperativo ora è sfondare. Sfondare per poter fare «paratie» stagne contro la falda freatica e cercare sotto. E qui le vie si separano, tra chi dice no e chi invece dicendo sì parla di occasione unica per l'archeologia. Ma intanto dov'è che si pone il problema? Non a San Giovanni dove la fabbrica marmoraria ritrovata resterà intatta, il «buco» per far entrare la talpa non la toccherà, l'opera globalmente è stata dimezzata. L'uscita vicina si farà invece nell'attuale campo della Romulea, a viale Ipponio. Riserverà sorprese? Si spera di no. Al Colosseo invece lo «sfondamento» è stato in parte già perpetrato nel 1935 dal Lugli, che ci ha lasciato documentazione e soprattutto le «sostruzioni» neroniane alla base del colle Oppio in conglomerato cementizio che scendono giù per 8 metri di profondità. Ma lì ha scavato nell'800 anche il Lanciani, lasciando resti di varie domus. Morale: la stazione Colosseo della linea B sarà ulteriormente ampliata ingoiando i resti e dando forma a un percorso che valorizzandoli assomiglierà a un'opera di Escher. Primo problema invece all'altezza di largo Corrado Ricci: lì ci sono il basolato Ad Carinas e i resti di sostruzioni per il colle della Velia. Sottoterra è però previsto un Centro servizi visitatori: come realizzare un'uscita su via dei Fori? Altro rebus a piazza Venezia: lì si dovranno sacrificare quasi certamente le fondamenta dei palazzi seicenteschi emersi al centro della piazza per realizzare l'areazione. Ma anche il sotto, dove ci sono gli strati della Flaminia? E le uscite, poi? Non si può su via Battisti, lì c'è una domus a 5,5 metri di profondità. Ma anche all'inizio dei SS. Apostoli sono subito usciti a fior di manto stradale due mura del colle Quirinale. Si cercherà ancora. Per l'altra uscita si opta per la «selletta» di fronte alla Colonna Traiana, già scavata dai romani: conserva «solo» una fogna traianea e un pozzo medievale. A Chiesa Nuova c'è un'opera quadrata da investigare. Resti (ricoperti) anche a Sforza Cesarini. Un arco a piazza Paoli. E poi di là c'è l'Oltretevere...