La procedura di valutazione del progetto, criticato da quasi tutti, si è arenata da mesi nei corridoi della Regione La Provincia alza la voce: «La discussione deve tornare qui». Il Pirellone: «L'istruttoria è aperta, daremo un parere» Lecco chiama ma Milano non risponde. E intanto il porto alle Caviate che tante battaglie e polveroni ha suscitato nella primavera scorsa sembra essersi stemperato nelle nebbia del nulla e dell'oblio. Eppure c'è qualcosa in sospeso: una risposta. Una risposta che la Provincia ha sollecitato al Pirellone alla fine dell'anno con una lettera firmata dal presidente Viriginio Brivio nella quale si chiedeva a che punto fosse l'istruttoria sull'infrastruttura, 350 posti barca e una colata di cemento fra lago e montagna sulla quale si erano appuntate le critiche feroci non solo delle associazioni ambientaliste e di alcune forze politiche, ma anche di molti lecchesi che avevano dato vita a un comitato. Una lettera a quanto pare caduta nel vuoto, «una barca partita che non ha fatto ritorno» secondo la metafora dell'assessore provinciale al territorio, Emanuele Panzeri, che si chiede che fine abbia fatto la pratica: «Alla politica si chiedono risposte e spesso viene accusata di non darle affatto - dice -, per questo alla Provincia sembrava e sembra tuttora più che mai opportuno che gli enti vengano messi nelle condizioni di decidere. Insomma, si torni qui, sul territorio, a capire che porto vuole Lecco: riparliamone». Ma tutto tace nei corridoi della Regione dove della valutazione di impatto ambientale sembra si siano perse le tracce. L'assessore Panzeri ricorda che il primo e ultimo incontro della conferenza di servizi a cui hanno partecipato gli enti interessati si era tenuto un anno fa, a febbraio: «La Provincia in quell'occasione aveva dato subito un parere critico sul progetto, formulato sulla base di rilievi paesaggistici, viabilistici e ambientali. In seguito la Soprintendenza, il Consorzio del lago di Como e poi anche il Comune avevano detto la loro». Osservazioni fortemente critiche da parte dei primi due, quanto al Comune, era stato lo stesso sindaco Antonella Faggi qualche mese fa a prendere atto che quel progetto richiedeva una profonda revisione, facendo di fatto un passo indietro: aveva persino lanciato l'ipotesi di ripensare la collocazione del porto proponendo come più idonea la zona della Malpensata. Fatto sta che la procedura di Via, ovvero la procedura di valutazione ambientale che secondo la legge regionale e nazionale prevede precise scansioni per arrivare a un pronunciamento, si è bloccata: dopo la prima conferenza di servizi la Regione avrebbe avuto 150 giorni di tempo per pronunciarsi o riconvocare la conferenza dei servizi. È passato invece più di un anno. C'è chi osserva che forse il porto è affondato nel lago di un certo imbarazzo, ma l'assessorato regionale al territorio, interpellato, smentisce: «Nessun imbarazzo e nessun blocco politico sulla questione del porto di Lecco. A noi risulta che l'istruttoria è tuttora aperta da un punto di vista tecnico: il parere verrà formulato ». Quando però non si sa e se lo chiede anche la Soprintendenza ai beni ambientali di Milano che aveva stroncato il progetto del porto alle Caviate come impraticabile. «Abbiamo inviato due comunicazioni alla direzione generale del ministero - dice il soprintendente per Lecco, Lorenzo De Stefani - e per conoscenza anche alla Regione, per fare il punto della situazione. E cioè che non se ne sa nulla e che i tempi della procedura sono comunque stati ampiamente superati».
LOMBARDIA - La città aspetta risposte sul porto alle Caviate
La procedura di valutazione del progetto del porto di Lecco si è arenata da mesi nei corridoi della Regione La Provincia. La Provincia ha sollecitato al Pirellone alla fine dell'anno una risposta sulla procedura sull'infrastruttura, 350 posti barca e una colata di cemento fra lago e montagna. La lettera è caduta nel vuoto. L'assessore provinciale al territorio, Emanuele Panzeri, chiede che si torni sul territorio a capire che porto vuole Lecco. La procedura di valutazione ambientale si è bloccata dopo la prima conferenza di servizi, che si è tenuta un anno fa.
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