«La Sicilia» ha pubblicato nei mesi scorsi diversi articoli che hanno trattato sotto vari aspetti ed alcuni con aperta valutazione positiva, l'iniziativa del governo della Regione per la realizzazione del piano regionale del colore, del decoro urbano e del paesaggio. Essendomene occupato quale coordinatore del tavolo tecnico-scientifico, ritengo possa essere utile fornire alcune informazioni e chiarimenti, tenendo conto che l'iniziativa può anche determinare diffidenza in coloro che non conoscono la genesi e le finalità del programma. Nel giugno del 2002 il presidente della Regione, d'intesa con l'assessore ai Beni culturali ed ambientali, in considerazione dello stato di degrado e di abbandono di molti centri abitati e della insufficiente salvaguardia del territorio nella sua articolazione urbanistica e paesaggistica, ritenne giunto il momento di farsi promotore di una iniziativa che costituisse al tempo stesso un nuovo modo di intervenire a tutela e a salvaguardia del territorio, formulando indicazioni operative ed indirizzi programmatici che fossero precettivi per gli enti locali e inducessero gli stessi a valorizzare adeguatamente il territorio o anche solo parti di esso. Al fine di coinvolgere specifiche professionalità, il presidente della Regione ha disposto la costituzione di un tavolo tecnico-scientifico consultivo, del quale sono stati chiamati a far parte 21 componenti scelti fra i funzionari regionali del settore tecnici e amministrativi, docenti universitari e liberi professionisti competenti nella materia (prestano la loro collaborazione gratuitamente, da oltre un anno). In considerazione che l'indirizzo politico è stato quello di coinvolgere tutti gli enti locali, consentendo di realizzare in tempi accettabili il recupero del territorio secondo criteri, tempi e modalità lasciati tuttavia alla loro determinazione, una delle esigenze da soddisfare era di semplificare nei limiti del possibile le procedure con indirizzi generali e norme tecniche di esecuzione, contenuti nelle linee guida del piano regionale e nel regolamento tipo. Ciò con il chiaro intento di evitare incertezze, errori tecnici e procedurali, facendo assimilare agli operatori del settore i principi ai quali deve ispirarsi il piano del colore, del decoro urbano e del paesaggio. E, però, le critiche che non tengono conto di tali aspetti tecnico-operativi, si limitano ad ipotizzare fantasiosi fenomeni degenerativi, demonizzando qualsiasi iniziativa intesa nei fatti a spronare gli enti locali ed in definitiva i cittadini a un maggior rispetto delle caratteristiche ambientali storicamente definite e, ove deturpate, a tentarne il recupero. In casi come questo, l'apprezzamento della pubblica opinione dovrebbe essere notevole. Peraltro, è prevista l'obbligatorietà del parere delle Soprintendenze ai Beni culturali ed ambientali sui progetti che interessano zone vincolate. È, anziché formulare suggerimenti, sempre graditi, specialmente da parte degli addetti ai lavori, con specifiche osservazioni motivate, si producono molte volte scritti più o meno fantasiosi disancorati dalla conoscenza del testo e dalle finalità vere del previsto provvedimento legislativo e ciò solo per strumentale intento demolitorio. La redazione del progetto, che potrà interessare tutto o parte del territorio comunale, richiederà tecniche specifiche e studi approfonditi, non trattandosi certo, come è stato ipotizzato semplicisticamente, di dare una mano di colore ad edifici o a parte di essi; tutta materia nella quale saranno chiamati a dare il proprio apporto competenze specialistiche (tecniche).