"Il nuovo governo dovrà intervenire Occorre una direzione meno politica" Carlo Fontana, ex numero uno alla Scala: i sovrintendenti non bastano più Carlo Fontana è stato sovrintendente per ventun anni, di cui quindici alla Scala, poi come senatore dellUlivo durante il governo Prodi è passato dallaltra parte della barricata e, da politico, ha potuto acquisire una visione dinsieme più complessa della situazione delle fondazioni liriche, delle loro difficoltà economiche e dei problemi da risolvere. Che idea si ha allesterno dei teatri italiani? «Lavorando alla Commissione Cultura del Senato mi sono reso conto che limmagine non è positiva. Vengono visti come carrozzoni mangiasoldi. E certo anche la burrascosa situazione al Carlo Felice non aiuta». E lei cosa ne pensa? «Non credo che sia così. Sono luoghi comuni: non bisogna generalizzare, ma saper separare il grano dal loglio». Eppure tante realtà sono in crisi: Genova, Napoli, ora anche lArena di Verona. «I teatri scontano la politica degli anni di governo del centrodestra. I tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo ce li ricordiamo tutti. Il centrosinistra, però, ha cercato di invertire la tendenza». E come? «Intanto intervenendo sul Fus, che nel 2008 aumenta di 95 milioni di euro. Avrebbe dovuto salire anche per il 2009 e per il 2010, ma a questo punto è impossibile prevedere cosa succederà. In secondo luogo, lemendamento alla Finanziaria da me promosso ha eliminato lo sblocco delle assunzioni, e il decreto "milleproroghe" ha permesso di far ripartire la contrattazione degli integrativi, anche in assenza del contratto nazionale. Oggi, insomma, la situazione è migliorata rispetto a ieri». Dunque, secondo lei sono assurde le battaglie sindacali che si stanno consumando in molti teatri? «Credo che i rapporti tra teatri e sindacati si siano avvitati. Non si possono pretendere contrattazioni privatistiche quando permane una cultura da ente pubblico. Nel sindacato restano forti spinte corporative, troppo spesso manca la visione dinsieme. E poi i teatri non sono tutti uguali: devono differenziarsi in rapporto al territorio in cui operano, e i finanziamenti pubblici devono essere dati in base alla programmazione, alla progettualità». Cè bisogno di cambiare la legge sulle fondazioni? «Sono stato il primo firmatario di una proposta di legge bipartisan che avrebbe potuto portare a un miglioramento della governance, ma che è decaduta con la fine della legislatura. A mio parere il sindaco non deve essere il presidente del teatro. Meglio una figura meno condizionata dal punto di vista politico, affiancata da un direttore generale che abbia piena responsabilità gestionale. Adesso, invece, i sovrintendenti sono come atleti di decathlon: devono saper maneggiare tutto. Forse una divisione dei ruoli sarebbe più efficace». Si dice spesso che i lavoratori dei teatri hanno troppi privilegi. È daccordo? «Le parti dovrebbero sedersi al tavolo e usare la fantasia, sfrondando dai contratti gli anacronismi che resistono. Mi viene in mente il mito della caverna di Platone. Tutto il mondo delle fondazioni sta lì dentro, e la fioca luce che entra consente solo un riflesso parziale realtà. Il mondo intorno è cambiato, mentre i teatri sono rimasti terribilmente indietro. Credo, comunque, che la presenza del pubblico debba rimanere fondamentale, visto che la maggior parte delle risorse viene da lì. Certo, sono stato io a promuovere la trasformazione in fondazioni, ma perché pensavo che i privati potessero essere incentivati con la defiscalizzazione. Questo, però, non è successo, o è successo solo in parte».
LIGURIA - "Teatri in crisi, serve una rivoluzione"
Carlo Fontana, ex sovrintendente alla Scala e senatore dellUlivo, sostiene che il nuovo governo dovrà intervenire per risolvere i problemi delle fondazioni liriche italiane. Secondo lui, i teatri vengono visti come "carrozzoni mangiasoldi" e la situazione è aggravata dalla politica degli anni di governo del centrodestra. Fontana sostiene che il centrosinistra ha cercato di invertire la tendenza intervenendo sul Fondo Unico per lo Spettacolo e promuovendo l'emendamento alla Finanziaria. Oggi, la situazione è migliorata, ma Fontana crede che i rapporti tra teatri e sindacati si siano avvitati e che ci sia bisogno di cambiare la legge sulle fondazioni.
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