Il recupero dei capolavori Dalle case dei mercanti alla Città Proibita Aiuti, corsi, cantieri: la collaborazione dura da 20 anni La mostra fiorentina dice sulla Cina e l' Italia qualcosa di più dello splendore dell' arte Tang rivelata a Palazzo Strozzi. È la collaborazione che, in nome dell' arte, Pechino e Roma coltivano da anni. E il restauro, in questo dialogo tra culture, conta. Istituti e specialisti italiani hanno cominciato dalla fine degli anni Ottanta ha fornire assistenza e formazione alle controparti cinesi, con finanziamenti e iniziative che si sono via via estese oltre i canali della cooperazione intergovernativa. Contano i rapporti, gli snodi diplomatici e organizzativi (ambasciata e Istituto italiano di cultura hanno fatto la loro parte per consentire l' invio delle opere a Firenze), le cose fatte insieme. Nel 1987 la Cina post-maoista, nello slancio delle prime riforme di Deng Xiaoping, firmò la Convenzione dell' Unesco sul patrimonio mondiale, allontanandosi così anni luce dalle scene brutali entrate nell' aneddotica della Rivoluzione Culturale, le guardie rosse intente a demolire tombe imperiali o la dinamite piazzata nei monasteri tibetani. Dall' anno successivo, 1988, l' Italia ha cominciato a sostenere iniziative nel campo della formazione di restauratori in Cina. Nella seconda metà degli anni Novanta proprio a Xi' an, con un finanziamento della nostra Cooperazione (quasi 2 milioni e mezzo di euro), venne creato il Center for the Conservation and Restoration of Cultural Property. Nei nuovi laboratori arrivarono una cinquantina di specialisti italiani in tre anni, fra il ' 95 e il ' 98, e i loro corsi formarono una ventina di restauratori cinesi specializzati in ceramica e metalli, più 13 tecnici. «Furono gli anni della svolta, che sancirono l' apertura dei cinesi a un confronto con le linee più aggiornate in materia di restauro», spiega il professor Rocco Mazzeo, che partecipò a quell' avventura e che oggi è il presidente del corso di laurea in Scienza della conservazione e restauro dei beni culturali (Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, Università di Bologna Campus di Ravenna). La traduzione in cinese del testo capitale di Cesare Brandi, Teoria del restauro (2006), conclude Mazzeo, è un ulteriore passo verso un atteggiamento condiviso. Dopo l' esperienza pilota di Xi' an, la collaborazione è proseguita con due studi sul patrimonio culturale della provincia del Sichuan e sulla città di Chongqing (1998-2000, sempre finanziati dalla Cooperazione internazionale), quindi è tornata a Xi' an. Qui l' Italia ha collaborato con il Museo di Storia dello Shaanxi per creare una nuova sezione destinata a raccogliere le pitture murali di epoca Tang (la stessa della mostra fiorentina); per curare la conservazione delle opere, verrà attivato un corso specialistico che farà perno sulle competenze del Centro europeo di Ricerca sulla Conservazione e sul Restauro di Siena. A Pechino ha sede dal 2004 il Sino-Italian Cooperation Training Center of Conservation and Restoration for Cultural Properties. Anche qui, laboratori, corsi (ai primi parteciparono l' Isiao, Istituto italiano per l' Africa e l' Oriente e l' Università della Tuscia), ricognizioni e tre cantieri didattici: a Luoyang (su una casa di mercanti di epoca Qing, XVIII secolo), nel sito rupestre di Longmen, patrimonio Unesco, e nel sito archeologico di Nanshi (epoca Sui-Tang, 581.907 d.C.). Sempre a Pechino, il nostro Ministero dei Beni culturali ha collaborato con le controparti cinesi per interventi nella Città Proibita. Tre i cantieri sperimentali. Si è lavorato soprattutto nel Padiglione della Suprema Armonia, ovvero la sala del trono: «Le scelte di cantiere sono sempre state condivise. Noi italiani ci siamo sinizzati, i cinesi italianizzati», chiosa Stefano D' Amico, architetto dell' Istituto superiore per la conservazione ed il restauro diretto da Caterina Bon Valsassina. L' intreccio fra storie italiane e i tesori Tang di Xi' an si completa con il master che l' Università di Bologna ha organizzato nella città cinese insieme con la locale università Jiaotong e il Center for the Conservation of Cultural Property. Dieci studenti cinesi, quasi altrettanti da tutto il mondo (Italia compresa), 60 mila euro di costo più altri 20 mila di borse di studio erogate con il contributo del Collegio di Cina: a Bologna sono soddisfatti, il primo master in «Studio, diagnosi e restauro del materiale archeologico», concluso alla fine del 2007 con la direzione di Mazzeo, ha visto affiancati docenti italiani e cinesi, a loro volta formati una decina d' anni fa dagli italiani. Il cerchio si è chiuso . L' APPUNTAMENTO La rassegna «Cina: alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all' eleganza Tang», curata da Sabrina Rastelli con Roderick Whitfield, Maurizio Scaparri, I-Man Lai e Felix Schoeber, espone oltre 200 opere a Firenze, Palazzo Strozzi, da domani fino all' 8 giugno. La mostra è aperta tutti i giorni 9-20, giovedì 9-23. Biglietti, 10 euro. Info: tel. 055264.5155 www.palazzostrozzi.org. Catalogo: Skira, 336 pagine, 35 euro. , Pagina 57
CINA - ITALIA : E il dialogo con l' Italia è cominciato dal restauro
La mostra "Cina: alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all' eleganza Tang" si apre a Firenze, Palazzo Strozzi, da domani fino all'8 giugno. La mostra è il risultato di una collaborazione tra l'Italia e la Cina che dura da 20 anni. La collaborazione è stata possibile grazie a finanziamenti e iniziative che si sono via via estese oltre i canali della cooperazione intergovernativa. Negli anni '80, l'Italia ha iniziato a sostenere iniziative nel campo della formazione di restauratori in Cina. Nel 2004, a Pechino, è stato creato il Sino-Italian Cooperation Training Center of Conservation and Restoration for Cultural Properties, che ha attivato laboratori, corsi e cantieri didattici.
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