E' il 27 luglio 1944 quando uno spezzone incendiario cade nel Camposanto monumentale di Pisa. Si teme soprattutto per la sorte di un prezioso ciclo di affreschi: i più antichi, dedicati ai temi della vita e della morte, realizzati da due grandi artisti del Trecento, Francesco Traini e Bonamico Buffalmacco; sembrano mettere in scena le prediche declamate in città dal domenicano Cavalca o le spaventose immagini offerte dalla «Divina Commedia» di Dante. Si pensi, soprattutto, al «Trionfo della Morte» e al «Giudizio universale» dipinti da Buffalmacco, noto anche come protagonista di alcune novelle del Boccaccio. Di qualche lustro più tardi le «Storie dei santi pisani» di Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano e Spinello Aretino, e le «Storie dell'Antico Testamento», iniziate da Taddeo Gaddi e Piero di Puccio e concluse alla metà del Quattrocento dal fiorentino Benozzo Gozzoli lungo la parete settentrionale. Gli affreschi vengono staccati per essere salvati. Sotto la superficie pittorica vengono alla luce le sinopie, ovvero i disegni preparatori: saranno tutti recuperati anch'essi ed esposti in un apposito museo, sorto di fronte al Camposanto nei locali dell'antico ospedale e inaugurato nel 1976. Quanto agli originali, staccati su tela, erano stati poi fissati a pannelli rigidi in e-ternit o masonite. Una mostra allestita nel 1960 festeggerà il completamento di quei restauri. Ma venti anni dopo si scopre che la sopravvivenza degli affreschi è gravemente compromessa... Sì, perché sulla superficie sono rimasti sali, gesso ed altre sostanze estranee, la caseina si rivela marcescente e non più in grado di fare da collante e il grassello di calce, che ad essa era stato mescolato, tende a risalire verso la superficie dipinta e a depositarvisi creando una patina biancastra durissima, che di lì a poco diverrà irreversibile. Insomma, una storia infinita. Come sarà possibile ascoltare da storici dell'arte. Da oggi esperti a consulto sul restauro degli affreschi del Camposanto chimici, fisici, petrografi, direttori e responsabili di scuole di restauro italiani e stranieri convocati a Pisa dall'Opera della Primaziale pisana (l'ente che fin dalle origini è responsabile della piazza del Duomo e dei suoi monumenti) da oggi a sabato per tre giornate di studi sul restauro degli affreschi del Camposanto. Il convegno presenterà, in particolare i risultati degli ultimi trent'anni di lavori, non più «dal rovescio», per dirla con Cesare Brandi. Le opere già nella loro collocazione originaria (degli oltre duemila metri quadrati affrescati tra Tre e Quattrocento, per adesso sono 459 quelli visibili nuovamente in parete) sono di Francesco Traini, Buonamico Buffalmacco, Taddeo Gaddi, Piero di Puccio e Benozzo Gozzoli. Ora il problema maggiore è soprattutto il ciclo del «Trionfo della morte»: negli ultimi anni i pigmenti si sono sollevati o sono caduti. Prima di mettervi mano la direzione - presieduta da Antonio Paolucci-e il coordinamento scientifico dei lavori hanno chiesto e ottenuto un supplemento di indagine. Per aggiornare i dati, acquisiti ormai più di vent'anni fa, sulle condizioni ambientali del Camposanto, definire un protocollo di monitoraggio, valutare nuove tecniche di pulizia ed estrazione dei sali che negli ultimi anni si sono affacciate nell'arte del restauro: una su tutti l'uso combinato di metodi chimici (carbonato di ammonio, resine) e laser ad erbio, promossi da test di laboratorio.