VENEZIA. Idealizzare il passato (salvo sfuggirne velocemente tutti i retaggi, quando ci toccano), e che quindi anche l'enfatizzazione sulle bellezze naturali e architettoniche che ci ha lasciato in eredità la nostra storia è quantomeno dubbia, una domanda si propone con urgenza ragionando sul nostro caotico vivere quotidiano: stiamo ancora conservando la bellezza del passato (quando ci riusciamo), oppure ne stiamo anche producendo di nuova, come hanno fatto tutti i nostri predecessori? Domanda ineludibile, di fronte al consumo di paesaggio e al dilagare di infrastrutture sul nostro territorio, che ormai dalla periferia di Milano alla periferia di Venezia e oltre, visto dall'aereo potrebbe essere interpretato tranquillamente come un'unica, grande città diffusa; e di fronte al moltipllcarsi di sempre nuovi insediamenti: negli anni Novanta, ha calcolato a mo' di esempio Gian Antonio Stella, nel Vicentino ogni abitante in più si è portato in dote oltre mille metri cubi di cemento: 52 mila abitanti, 56 milioni di metri cubi. Domanda a cui ne seguono altre, a partire dal Veneto come caso esemplare, sui costi (ambientali e umani) di uno sviluppo che ha al suo centro solo criteri economici, o al contrario sulla bellezza (la tutela del territorio, la salvaguardia del patrimonio culturale) come possibile fattore di sviluppo e motore di ricchezza. Domande che saranno al centro, oggi e domani dalle 9.30 a Palazzo Cavalli Franchetti, del convegno "La trasformazione dei paesaggi e il caso Veneto", promosso dall'Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti e curato da Danilo Mainardi, Domenico Luciani, Gherardo Ortalli, Andrea Rinaldo e Francesco Vallerani. Danilo Mainardi aprirà le relazioni, dopo il saluto del presidente Leopoldo Mazzarolli, parlando della percezione della natura e della contrapposizione tra naturale e artificiale; seguiranno Andrea Rinaldo, che affronterà le trasformazioni e le dinamiche dei processi naturali, e Yves Luginbuhl, che analizzerà il rapporto tra conoscenza e intervento sul paesaggio. Nel pomeriggio toccherà invece a Francesco Vallerani, che parlerà del paesaggio - post-palladiano e del rapporto tra utilitarismo privato ed eticità dei beni comuni; a seguire, appunto, Fernando Boero, sul moltiplicarsi geometrico delle tracce dell'uomo sull'ambiente, e Vezio De Lucia, sui danni derivanti dalla crisi di una seria politica urbanistica. Si chiuderà infine la giornata con un video ideato da Gian Piero Brunetta come omaggio ad Andrea Zanzotto (regia di Mirco Melanco) che racconta, in un percorso" che parte dalle Dolomiti e passa attraverso l'Altopiano di Asiago e le campagne per giungere fino alle foci del Po, alcune caratteristiche del paesaggio Veneto e delle sue trasformazioni dagli anni trenta ad oggi. I lavori proseguono domani mattina con le relazioni di Domenico Luciani, direttore della Fondazione Benetton, che analizza il caso Veneto tra persistenze e rotture nella forma e nella vita dei luoghi, di Giovanni Losavio, sulle implicazioni legislative, dalla Costituzione al nuovo "Codice dei beni culturali e del paesaggio", e di Giuseppe Dematteis, sulla visione paesaggistica tra dimensione estetica e razionale-cognitiva. Una tavola rotonda, a partire dalle 14.30, chiuderà i lavori.
CODICE - Il paesaggio che ci cambia
Il convegno "La trasformazione dei paesaggi e il caso Veneto" si svolgerà a Venezia dal 9 al 10 ottobre. Il tema del convegno è la trasformazione dei paesaggi e il caso Veneto, con particolare attenzione alle trasformazioni del territorio, alle politiche urbanistiche e alle implicazioni ambientali e umane. Il convegno sarà aperto da Danilo Mainardi, che parlerà della percezione della natura e della contrapposizione tra naturale e artificiale.
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