CAGLIARI. Muraglioni di cemento lunghi sessanta metri e larghi quattro al posto di camminamenti leggeri, a ridosso delle tombe puniche. Autorizzazioni violate e due tentativi postumi ma falliti di ottenere il via libera dall'ufficio regionale per la tutela del paesaggio, quando ormai gli accertamenti del Corpo Forestale erano in corso e le opere risultavano ormai realizzate. Dopo la sentenza del Tar, che ha bocciato i vincoli imposti dalla Regione e tolto i sigilli ai lavori sul colle di Tuvixeddu, le nuvole nere della giustizia penale minacciano un diluvio giudiziario sull'area della necropoli punica. Si tratta dell'area su cui lavora da quasi due anni l'impresa incaricata dal comune di Cagliari. Questione di giorni: il cantiere del parco archeologico pubblico di Tuvixeddu potrebbe essere messo sotto sequestro cautelativo dalla Procura della Repubblica. La previsione è facile perchè il contenuto del rapporto di oltre duecento pagine con settanta allegati elaborato dal nucleo ispettivo del corpo forestale sui lavori compiuti nell'area delle tombe puniche - in queste ore all'esame del sostituto procuratore Daniele Caria - non sembra lasciare molto spazio ai dubbi. E' un dossier che scotta e che al di là del pronunciamento contrario firmato dai giudici amministrativi di primo grado potrebbe confermare i timori espressi dal governatore Renato Soru e dall'assessore ai beni culturali Maria Antonietta Mongiu sulla sorte del sito archeologico più importante della città. Nel corso di una serie di sopralluoghi compiuti tra maggio e settembre dell'anno scorso, mentre l'impresa del Comune lavorava alla realizzazione del parco archeologico, gli ispettori della Forestale hanno rilevato difformità significative tra le opere autorizzate e quanto è stato costruito. Significative e preoccupanti: le differenze riguardano volumi e superfici dei camminamenti realizzati dal Comune nel sito archeologico, strutture previste nel progetto definitivo ma poi modificate radicalmente - così risulta dal rapporto - nel progetto esecutivo, che non sarebbe mai andato all'attenzione della Regione e della Sovrintendenza archeologica. A queste conclusioni gli uomini della Forestale sono arrivati confrontando le opere realizzate con le carte tecniche e le planimetrie che l'ufficio lavori pubblici del comune di Cagliari ha fornito a Regione e Sovrintendenza prima di avviare gli interventi. E' stato esaminato a fondo anche il testo dell'accordo di programma del 2000, quello che ha aperto la strada agli interventi pubblici e privati sui colli punici. Un complesso lavoro di analisi e di comparazione che ha impegnato gli ispettori per quasi un anno e che oggi è arrivato a conclusioni clamorose. I camminamenti - in base al progetto definitivo, quello approvato da Regione e Sovrintendenza - non dovevano essere più larghi di ottanta centimetri, invece risultano cresciuti fino a quattro metri. Non si tratta di una differenza insignificante perchè va rapportata alla delicatezza del sito. Le strutture si trovano a ridosso delle tombe, sono parte integrante del parco archeologico ed è inspiegabile - alla luce degli accertamenti compiuti - che una modifica così radicale non sia stata sottoposta alla consueta procedura autorizzatoria. Un banale disguido o il tentativo di nascondere la reale portata dell'intervento? Il magistrato non ha ancora iscritto il fascicolo contro ignoti, ma è scontato che lo farà nei prossimi giorni come atto dovuto davanti a un dossier che sembra inchiodare l'amministrazione comunale a responsabilità piuttosto evidenti: ad agosto e a novembre del 2007 risultano infatti due nuove richieste di autorizzazione presentate dal Comune all'ufficio regionale tutela paesaggio e sono richieste che riguardano proprio la modifica delle strutture individuate dalla Forestale. Ma gli ispettori inviati dalla Procura hanno fotografato e filmato i muraglioni già a maggio 2007, quasi tre mesi prima dell'istanza. Quindi è certo che le richieste di autorizzazione sono state trasmesse dal Comune alla Regione soltanto dopo, quando le opere esistevano già in quelle dimensioni. Forse - ma sarà il magistrato ad accertare la verità - un tentativo maldestro di rimediare all'errore commesso. L'ufficio tutela paesaggio ha peraltro negato il via libera alle modifiche, imponendo implicitamente al Comune di rispettare il primo progetto, quello passato al vaglio degli enti di controllo. La conclusione inevitabile - salvo clamorosi errori da parte della Forestale - è che le strutture sono abusive. Stando alle comunicazioni del comune di Cagliari i lavori per il parco archeologico, in tutto ventitrè ettari, sono arrivati al settanta per cento. Dopo la sentenza del Tar, l'amministrazione Floris ha annunciato una richiesta di risarcimento danni nei confronti della Regione per dieci milioni di euro. L'inchiesta della Forestale era partita con un'ispezione al cantiere della ditta Cocco, sul versante del colle che s'affaccia su viale Sant'Avendrace. La Regione l'aveva bloccato, il Tar ha annullato anche quei vincoli. Ma la Procura continua a indagare, altri sopralluoghi sono dati per imminenti.