Sul tavolo del magistrato la relazione sulla prima indagine per accertare eventuali abusi edilizi. Pietra e reti metalliche, corpi estranei sulla necropoli di Tuvixeddu. All'interno del Parco Archeologico che sorgerà proprio per custodire con riguardo il cimitero fenicio-punico più grande del Mediterr aneo. Su un lato dell a fila di sepolcri, sono spuntate "fioriere" in pietra che il progetto definitivo non prevedeva. E allora la procura della Repubblica riprende in mano le prima inchiesta sul colle più conteso della Sardegna, quella scattata nel luglio 2007. Pr endeva spunto da presunte irreg olarità nella realizzazione dei lavori del grande cantiere di via Is Maglias, diviso fra piano Coimpresa, Comune e Impresa Cocco (a Sant'Avendrace). L'essenza di quelle indagini è racchiusa nel dossier del Corpo Forestale appena finito sulla scrivania del sostituto procuratore Daniele Caria, lo stesso che si appresta ad iniziare un'indagine parallela, ma opposta, sul braccio di ferro Regione- Coimpresa. LA RELAZIONE DEI RANGER è top secret, filtrano soltanto pochissimi elementi. Di certo, racchiude indizi su presunte difformità (tutte da accertare) tra quanto autorizza to e quanto concretamente costruito. Quello che salta all'occhio, sono le "fioriere", apparse soltanto nel progetto esecutivo, non in quello approvato - tra gli altri - da Sovrintendenza e Ufficio tutela del Paesaggio. Sono grossi blocchi di pietra e rete metallica, larghi quasi due metri, che scendono a mo' di terrazzamenti sul perimetro della necropoli, versante Sant'Avendrace. Sono a pochi centime tri dalle tombe costruite dai car taginesi tra il IV eil III secolo a.C.. Al di là delle ipotesi di reato e di chi possa averle commesse, resta il fatto che gli investigatori non ne hanno trovato traccia nel progetto nato a benedetto da tutte le concessioni dopo l'accordo di programma del 2000. Costituiscono una modifica in corso d'opera , contemplata dal progetto esecutivo. Quella che ora si deve capire è perché dalle decine di atti, documenti, e chili di carta sequestrati a metà 2007, in piena bufera sul colle, per queste fioriere non sono state trovate le autorizzazioni di Sovrintendenza e Ufficio regionale del Paesaggio. Quegli atti erano stati presi proprio per compiere una sorta di screening ad ampio raggio su tutto al processo che ha portato all 'apertura dei cantieri Cocco, Coimpresa, e Parco Archeologico (consorzio di imprese vincitrici di appalto comunale). Le domande che non hanno risposta sono molte. Un a su tutte: perché nessuno ha pensato di sottoporre il mega-progetto alla Valutazione di impatto ambientale? I mpresa mastodontica, se si pensa che lo stesso pm dovrà valutare - per converso - anche il comportamento della Regione nell 'estensione dei vincoli sul colle, poi cassata dal Tar.