VENERDÌ, 07 MARZO 2008 Pagina VI - Palermo Da Blufi a Ciminna, da Sciara a Baucina: basta una chiesetta o una festa patronale per godere dei benefici. Lassessore Beninati: "Nuove regole dal 2009" Corsa ai contributi, shopping la domenica Dei 390 centri siciliani 158 sono "città darte" A Valledolmo venti visitatori lanno a Caccamo e Ventimiglia 163 -------------------------------------------------------------------------------- A Valledolmo cè solo un albergo e in media vi approdano una ventina di turisti stranieri allanno. A Baucina e Ciminna non ci sono strutture ricettive, mentre a Caccamo e nella vicina Ventimiglia di Sicilia, dal luglio al settembre scorso, hanno fatto tappa in tutto 163 visitatori. Dei 390 comuni dellIsola, 158 sono "città darte" e 39 sono "comuni a economia prevalentemente turistica": e tra questi non ci sono solo i capoluoghi di provincia, ma anche comuni di poche migliaia di anime come, appunto, Valledolmo o Baucina. Dal 1999 a oggi, con la legge regionale sul commercio, 197 comuni hanno ottenuto questo riconoscimento dallassessorato regionale alla Cooperazione e al commercio e possono, tra laltro, liberalizzare le aperture domenicali e festive dei negozi. Sono più della metà dei comuni dellIsola. Tanto che adesso la Regione ha deciso di mettere un po di paletti. E lo ha fatto con un decreto firmato dallassessore uscente Antonino Beninati, che fissa nuove direttive per diventare "città darte" e fa decadere tutti i provvedimenti di riconoscimento a partire dal 1 gennaio 2009. «Negli ultimi anni abbiamo constatato un boom di richieste e le motivazioni più svariate per ottenere il riconoscimento - afferma Beninati - ora si cambia: i Comuni dovranno presentare listanza con una delibera del Consiglio e indicare la quota del bilancio destinata allattività turistica, la presenza di strutture ricettive significative, di monumenti e edifici religiosi, oppure linserimento in aree Doc, Docg, Dop e Igp che qualificano i prodotti della gastronomia». «Non tutti i centri hanno flussi turistici che giustifichino il titolo di "città darte" o "comune turistico" - aggiunge Leonardo Pipitone, dirigente dellassessorato al Commercio - eppure finora quelle amministrazioni hanno potuto anche concordare con le associazioni di categoria un calendario più flessibile di aperture domenicali e festive per gli esercizi commerciali nel corso dellanno». Un cambio di rotta che spiega il presidente di Confesercenti Sicilia, Giovanni Felice: «La logica della legge regionale sul commercio voleva essere quella di incentivare le amministrazioni comunali a investire una parte del bilancio sul turismo per aumentarne i flussi e incentivare così anche il commercio. Non ha funzionato: le amministrazioni spendono poco per il turismo e pretendono che i negozi rimangano aperti per pochi consumatori. Con la nuova normativa, credo che solo il 20 per cento di questi paesi potrà ancora definirsi "città darte" o "comune a economia prevalentemente turistica". La legge, inoltre, non prevede che le "città darte" possano accedere a fondi dellassessorato ai Beni culturali». In compenso, però, "comuni turistici" e "città darte" hanno avuto accesso ad altri fondi. A Sciara, una cinquantina di chilometri da Palermo sulle basse Madonie, il patto territoriale Regione Sicilia Valle del Torto ha finanziato il restauro di una chiesa neogotica del 1930 che sarà inaugurata ai primi di aprile. Il budget? «Un milione e 560 mila euro - dice il sindaco, Salvatore Antonino Cavera - ma abbiamo altre attrattive culturali come un dolmen del V secolo avanti Cristo nella zona archeologica di Monte Castellaccio. I negozi a Sciara sono sempre aperti proprio per garantire questi flussi turistici. E lanno prossimo, se la Regione ci chiede di destinare una quota del bilancio al turismo, per rimanere nel circuito delle "città darte" dellIsola vorrà dire che cancelleremo altre spese». A Blufi, un piccolo comune sulle Madonie sud-orientali, "città darte" dal 2000, sono arrivati anche fondi dallassessorato ai Beni culturali: 50 mila euro, come racconta lassessore al Bilancio, Paolo Zoda. «Con questo finanziamento - spiega - abbiamo restaurato un ponte greco-romano, mentre 750 mila euro stanziati dai patti territoriali hanno consentito il ripristino della strada per raggiungere la Madonna dellOlio che è meta di pellegrinaggi, soprattutto ad agosto, dagli altri comuni delle Madonie ma anche dallItalia e dallEuropa». Il bilancio destinato al turismo? «Meno dell1 per cento - ammette Zoda - su circa 300 mila euro di budget allanno». A Baucina il vice sindaco Fortunata Orlando spiega: «Destate qui arrivano molti turisti anche dallAmerica, dallInghilterra e dalla Svizzera per la festa di Santa Fortunata, patrona del paese. Nel prossimo giugno cambierà lamministrazione, e sarà la nuova giunta a decidere se fare richiesta alla Regione per il nuovo riconoscimento di "città darte". Per ora i negozi restano aperti mezza giornata solo nelle domeniche estive». A Ciminna, dove i turisti sono solo di passaggio, dato che non ci sono alberghi, i fondi del Por hanno consentito di ristrutturare il museo civico e finanziare un progetto di fruizione delle serre. «Ma il fatto di essere inseriti nellelenco delle "città darte" - sostiene il sindaco Giuseppe Leone - non ci ha avvantaggiati. Siamo comunque conosciuti per la chiesa madre, dove fu girata la scena del matrimonio nel "Gattopardo" di Luchino Visconti. I turisti, soprattutto giapponesi, fanno tappa qui anche per le tenute di Donnafugata».