La diga di Monte Nieddu-Is Canargius e tutte le opere connesse sono, di fatto, ormai moribonde. La Regione autonoma della Sardegna dovrebbe finalmente prenderne atto, porre fine allo spreco di denaro pubblico e ripristinare un ambiente di eccezionale importanza, sebbene danneggiato. Stonano veramente le parole dell'assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni che, commentando il recente mancato raggiungimento dell'accordo in sede arbitrale fra il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore dell'opera) ed il Consorzio di imprese spagnole Dragados y Fomento (vincitrici della gara d'appalto per la realizzazione delle opere) parla ancora di ripresa dei lavori e di modifiche progettuali. La Regione e il Consorzio di bonifica sanno benissimo che quest'opera pubblica, vero monumento allo scempio ambientale e all'inutile esborso di soldi pubblici, non va più da nessuna parte. E lo sanno da tempo. È pervenuta, infatti, la risposta (nota n. UC200712774 del 17 dicembre 2007) da parte del Ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio all'interrogazione parlamentare n. 4-00627 del 3 ottobre 2006 del senatore Francesco Martone (RC-SE) inoltrata proprio sulla vicenda della diga di Monte Nieddu-Is Canargius e le opere connesse, insieme ad un'altra analoga inoltrata dal deputato verde Camillo Piazza (la n. 4-01172 del 4 ottobre 2006). Dopo la ricostruzione della vicenda, il Ministero dell'ambiente è stato chiarissimo: «la Corte di Giustizia europea con sentenza del 18 giugno 1998 (la n. C-8196 del 18 giugno 1998, ndr) ha stabilito che la data di entrata in vigore della direttiva comunitaria e quindi della normativa di VIA è da considerarsi il 3 luglio 1988. La stessa sentenza ha stabilito che alla procedura di VIA dovessero essere assoggettate anche le opere approvate prima di tale data, qualora non ancora realizzate o per la cui realizzazione si rendesse necessario il rinnovo delle autorizzazioni già avute o l'ottenimento di nuove. Considerato che i lavori sono sospesi da anni e che le opere ad oggi realizzate sono meno del 20 del totale, e che nel frattempo nell'area sono state individuate aree SIC, si ritiene che sussistano i presupposti per applicare le norme in materia di VIA e di valutazione di incidenza». La Direzione per la salvaguardia ambientale del Ministero dell'ambiente già con nota prot. n. 9564 del 2 aprile 2007 ha informato di questo la Regione autonoma della Sardegna, il Consorzio di bonifica, il Ministero per i beni e le attività culturali. Sarebbe, quindi, necessario effettuare modifiche progettuali, procedimento di valutazione di impatto ambientale, sborsare un altro bel po' di fondi pubblici per risoluzioni contrattuali e risarcimenti danni, nuovi lavori, ecc. mentre ormai sono attivati anche i collegamenti fra i sistemi del Tirso e del Flumendosa, e può esser utilizzata l'acqua depurata dell'impianto Tecnocasic di Macchiareddu Il Ministero dell'ambiente si era attivato verso le amministrazioni ed enti sardi (nota n. 1930 del 23 gennaio 2007), come i due parlamentari ambientalisti, dietro richiesta delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, impegnate da lunghi anni contro questo scempio ambientale ed economico. Lo scorso 15 giugno 2007 si riunivano i consigli comunali congiunti di Sarroch, Pula e Villa San Pietro con la partecipazione dell'assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni e del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì ed alla presenza del consueto parterre di politici, sindacalisti, rappresentanti di associazioni agricole. All'unisono hanno chiesto il riavvio del cantiere della diga di Monte Nieddu-Is Canargius. L'assessore Mannoni ha detto: «La diga si farà, perché serve». Il commissario Dessì è stato lapidario: «Rispetto gli ambientalisti, ma non quando si mettono di traverso su un'opera già appaltata e coi contratti firmati». Bravi, continuate così. Raccontateci ancora altre favole. Lo scorso 12 settembre il Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale e l'A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. hanno sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell'invaso di Monti Nieddu-Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro. Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 (non il 30, come enunciato durante la riunione congiunta). Secondo notizie di stampa (La Nuova Sardegna, 14 giugno 2007), il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 80 milioni di euro. Il collegio arbitrale avrebbe dovuto pronunciarsi entro 180 giorni, ma, dopo tre riunioni, le posizioni sono rimaste distanti e la conclusione è stata negativa (sarebbe necessaria l'unanimità). Sempre secondo notizie di stampa (L'Unione Sarda, 14 giugno 2007), 35 miliardi di vecchie lire sarebbero già stati spesi (25 in favore del consorzio di imprese spagnolo) e si stimano in 91 milioni di euro i fondi necessari per la realizzazione del nuovo invaso. Parte dei fondi dovrebbero pervenire dalla delibera C.I.P.E. n. 48 del 29 settembre 2004 (legge obiettivo), a condizione della soluzione del noto contenzioso. Ricordiamo che, nell'ottobre 2006, la Procura regionale della Corte dei conti ha fatto acquisire dalla Guardia di Finanza presso la sede del Consorzio di bonifica tutti i documenti relativi all'opera incompiuta per gli opportuni accertamenti. Inoltre, il deputato verde Camillo Piazza ed il senatore "ambientalista" eletto nelle liste di R.C. Francesco Martone presentavano le due interrogazioni parlamentari giò citate al ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, al ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa ed al ministro delle politiche comunitarie Emma Bonino riguardo la scandalosa vicenda della diga di Monte Nieddu-Is Canargius. I parlamentari interroganti hanno chiesto agli esponenti del Governo direttamente interessati quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale ed alla rigorosa spesa pubblica posti in pericolo da un'opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico avevano in precedenza inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al presidente della Regione Renato Soru, all'assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell'ambiente Carlo Mannoni, all'assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini, al ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli. (Una ricostruzione delle vicende della discussa diga, assieme ad alcune immagini della zona di Monte Nieddu e Is Canargius è sul sito delle associazioni Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra)
L’Altravoce
25 Gennaio 2008
SARDEGNA. La costosa favola della diga da fare ad ogni costo e la Regione che ignora l'Europa
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