Non sarebbero state rispettate le norme di tutela in un Sito di interesse comunitario. Nel progetto originario prevista la costruzione di oltre 222mila metri cubi di cemento sulle dune boscate. ORISTANO. Il segnale arrivato da Bruxelles è politicamente devastante: l'Italia non ha saputo o voluto proteggere un suo Sic (Sito di interesse comunitario) e ora è a un passo dal deferimento alla Corte di giustizia dell'Ue. Rovinose le conseguenze d'immagine, per non aver ottemperato agli obblighi di tutela di un'area di altissimo pregio ambientale, inserita nella rete "Habitat 2000". Ma molto serie sono sicuramente anche le conseguenze di natura economica, che sembrano scontate nel caso si dovesse arrivare a un giudizio e, quindi, a una sentenza. L'invio di un «parere motivato complementare» da parte della Commissione europea all'Italia è un atto che non solo riapre l'annoso «caso Is Arenas», ma lo porta a un passo da un clamoroso epilogo: l'Italia e la Regione Sardegna potrebbero essere costrette a pagare in modo molto concreto l'ostinazione di una società, la Is Arenas srl, che sulle dune boscate di Narbolia aveva progettato di vomitare la bellezza di 222.900 metri cubi di cemento. Una società che non si è mai arresa ai vincoli comunitari e che, grazie anche a un'abile diplomazia sotterranea, ha trovato non pochi appoggi e atteggiamenti compiacenti nel mondo della politica. Monica Frassoni, copresidente del gruppo Verdi-Ale nel parlamento europeo, è da anni in prima fila nella battaglia per arginare il cemento a Is Arenas. E' anche grazie a lei, infatti, che i progetti immobiliari sulle dune boscate di Narbolia sono diventati un caso internazionale. Ecco il suo commento alla notizia della nuova offensiva della Commissione europea: «Siamo soddisfatti per l'invio del parere motivato complementare: così la Commissione ribadisce l'insostenibilità del progetto turistico a Is Arenas dal punto di vista della normativa ambientale europea. E' davvero improbabile che le autorità italiane riescano a questo punto a difendere l'indifendibile e a convincere la Commissione della compatibilità del complesso turistico con il sito di interesse comunitario. Ci sono tutte le premesse per l'invio alla Corte del Lussemburgo e per una condanna. Come Verdi al parlamento europeo seguiremo da vicino gli sviluppi della procedura di infrazione». Anche dagli ambienti ecologisti regionali arrivano giudizi e valutazioni positivi sull'iniziativa di Bruxelles. «Mentre il gruppo immobiliare Is Arenas srl annuncia inaugurazioni delle sue strutture turistico-edilizie sulle dune di Is Arenas - dice Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo d'Intervento Giuridico e degli Amici della Terra -, arrivano grazie anche ai nostri esposti, ai nostri ricorsi e alle interrogazioni parlamentari dell'onorevole Monica Frassoni, ulteriori integrazioni alla procedura di infrazione comunitaria in corso. Prossimo obiettivo il deferimento alla Corte di giustizia europea. E' davvero curioso che, nel caso di condanna, saranno l'Italia e la Regione autonoma della Sardegna a pagare i conti del gruppo immobiliare Is Arenas srl». Si riapre dunque una storia maledettamente complicata e con alcune zone d'ombra mai chiarite. Una storia che si è dipanata tra blitz ministeriali al limite della crisi istituzionale, interrogazioni parlamentari e sospetti sulla provenienza dei capitali. Ma anche una storia che ha anche fatto tremare la poltrona della potente Marina Masoni, consigliere di Stato del Canton Ticino, e portato un ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli a incassare una figuraccia, chiedendo - primo caso in Europa - la cancellazione di un Sic «per depauperamento del valore ambientale del sito». Come risposta, ovviamente, Bruxelles aprì una nuova procedura di infrazione contro l'Italia proprio perché Matteoli con la sua richiesta aveva implicitamente ammesso una propria grave risponsabilità politica. Ben diverso l'atteggiamento del predecessore di Matteoli, Edo Ronchi, che spedì i carabinieri a Villa Devoto per notificare all'allora presidente della Regione Mario Floris, dopo avere chiesto inutilmente alla Regione di rispettare le norme procedendo a una valutazione di impatto ambientale per Is Arenas, che stava applicando l'articolo 5 del decreto legislativo numero 112 del 31 marzo 1998. E cioé l'attivazione dei poteri sostitutivi dello Stato «con riferimento alle funzioni e compiti spettanti alle regioni e agli enti locali in caso di accertata inattività che comporti inadempimento agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea». Quel «terremoto istituzionale» fu come uno choc politico e su Is Arenas si concentrarono così molte attenzioni. Prima fra tutte, per esempio, chi ci fosse realmente dietro quel gigantesco progetto immobiliare che doveva crescere intorno a un campo da golf. Dubbi sollevati, con una certa ruvidità, anche in Parlamento dall'attuale presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e dal sottosegretario Luigi Manconi. Da sempre il volto pubblico dell'operazione è stato Piero Maria Pellò, oggi 73 anni, nato a Milano, ma residente in provincia di Novara. Alla fine degli anni Ottanta riuscì a entrare nella stanza dei bottoni dell'Enel. Nel 1987, infatti, venne nominato nel consiglio d'amministrazione, grazie al gradimento del Partito socialdemocratico. Ci restò fino al 1992. Ma scavando nella vita della società che vuole costruire a Is Arenas si scoprì che l'azionista di maggioranza era la Antil BV, una società a responsabilità limitata riservata, iscritta al registro delle società il 12 dicembre 1972, con il numero 33168233. Il suo indirizzo era Postbus 782 1000 AT, Amsterdam. Cioé semplicemente una casella postale. Sembra che in passato abbia cambiato molte volte il proprio recapito. Altro dato: prima del 1996 risulta avesse quattro dipendenti, dopo, nessuno. Fino a pochi ani fa, la società era amministrata da due organi dirigenti: una holding e una persona fisica. Si trattava della Intra Beheer di Amsterdam e dell'avvocato d'affari di Lugano Diego Lissi. La Intra Beheer era una holding che non aveva dipendenti e non realizzava profitti. Ma il dato più interessante è che rappresentava il nodo strategico di un'enorme ragnatela di company che si irradiava dall'Olanda, ma con solide radici nel Canton Ticino. Si trattava di un vero e proprio sistema con ramificazioni impressionanti. Nella sola Olanda, la holding di Amsterdam era dentro ben 357 società. O meglio, ne deteneva il 100 del capitale o comunque quote che ne garantivano sempre il controllo. Altro dato interessante: nel 99 dei casi si trattava di finanziarie. C'era poi un fatto strano, che non può non far pensare a un enorme sistema societario virtuale che, molto probabilmente, ha una sua logica intrinseca, una funzionalità mirata. E cioé che l'indirizzo e il numero di telefono di quasi tutte queste società erano gli stessi della casa madre, cioé la Intra Beheer. Era così anche per la Antil BV, che controllava la Is Arenas. Interessante e complessa anche l'altra figura che controllava la Antil BV, e cioé l'avvocato fiduciario di Lugano Diego Lissi, in passato tra gli uomini più fidati nella Fidinam SA del potente banchiere Tito Tettamanti per anni "padre padrone" della Bsi, la Banca Svizzera Italiana, che negli anni Novanta era considerata dalla procura di Milano il crocevia di inconfessabili segreti. Il nome di Lissi comparve sui giornali svizzeri in alcune inchieste delicate e lui spostò prudentemente il baricentro delle sue attività nel principato di Monaco. Ora c'è da chiedersi cosa è cambiato nel dna societario della Is Arenas srl. L'unica cosa certa è che la Antil BV è ancora l'azionista di riferimento. Non ha più il 52 delle quote sociali, ma comunque controlla la rispettabile quota del 49,52. Dopo la società anonima di capitale, l'azionista più forte è la Elmit srl con il 18,39 del capitale. Si tratta di una società pavese che ufficialmente produce calcestruzzo, ma che, attraverso la Esterel Technoinvestiments SA ha radici che arrivano lontano, in Lussemburgo. C'è poi, al 15,64 la Siref spa, una società controllata al cento per cento dal gruppo Intesa-San Paolo. Molte cose sembrano dunque essere cambiate dentro la Is Arenas srl. Tranne una. E cioé la presenza della misteriosa Antil BV che praticamente rappresenta la metà del capitale sociale. Per capire meglio, si dovrebbe ripercorre ancora una volta il cammino tortuoso che porta in Olanda e in Svizzera per scoprire se qualcosa è cambiato. O meglio, per capire se qualcosa si è chiarito su questa società anonima di capitale e chi rappresenta davvero. Quesito che attende da anni una risposta.
La Nuova Sardegna
2 Marzo 2008
Un nuovo sisma politico sul caso Is Arenas. L'Italia è ormai a un passo dal processo davanti alla Corte di giustizia europea
PI
Piero Mannironi
La Nuova Sardegna
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Bene culturale
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