Il pm Elio Romano deposita la richiesta di rinvio a giudizio per i lavori al sito del Corazzo di Carlopoli Fra gli imputati Roberto Spadea e Giacomo Muraca Ha tagliato il traguardo della richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli 11 imputati l'inchiesta del pm Elio Romano sui lavori all'area archeologica dell'Abbazia del Corazzo di Carlopoli. Una storia che ha coinvolto diversi personaggi eccellenti. Il pm ha infatti chiesto il processo la cui data dell'udienza preliminare per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio a breve sarà fissata dal gup. Per la procura quindi la vicenda legata ai finanziamenti regionali sui quali dovevano crearsi le condizioni per sviluppare al meglio l'area archeologica dell'Abbazia del Corazzo merita di finire sotto processo. Questo perchè per il pm Elio Romano i lavori non si sarebbero svolti per il meglio. L'ipotesi accusatoria addirittura fa riferimento alla distruzione di un sito archeologico di rilevante interesse. Un anno fa il pm Romano chiuse il cerchio sull'indagine, condotta dai carabinieri, con l'emissione di undici avvisi di garanzia che hanno raggiunto: Roberto Spadea, 60 anni, direttore e coordinatore, presso la Soprindentenza per i beni archeologici della Calabria, responsabile della tutela nei territori ricadenti nella zona di Lamezia Terme e Crotone; Giacomo Muraca, 54 anni, sindaco di Cicala e consigliere provinciale dell'Udc, indagato in qualità di presidente della Comunità Montana dei Monti Mancuso Reventino Tiriolo, che appaltò i lavori dopo una convenzione con la Regione; Mario Marasco, 57 anni di Decollatura, responsabile area tecnica della Comunità Montana dei Monti Mancuso Reventino Tiriolo, nonché responsabile del procedimento; Vittorio Mazzei 66 anni di Lamezia Terme, direttore dei lavori della Comunità Montana dei Monti Mancuso Reventino Tiriolo; Francesco Giovanni Pultrone di Cicala, 49 anni, coordinatore per la sicurezza e responsabile dei lavori in fase di progettazione ed esecuzione della Comunità Montana dei Monti Mancuso Reventino Tiriolo; Pasquale Lucchino, 68 anni, di Lamezia, presidente e legale rappresentante del Consorzio Multimediale COMITEL ditta appaltatrice; Vincenzo Manfredi, 34 anni di Lamezia Terme, direttore tecnico della COMITEL ditta appaltatrice; Claudio Cerra di Gizzeria, 33 anni, amministratore e socio della ditta C.G.T.s.a.s., 1 subappaltatrice; Daniele Scalise, 23 anni di Soveria Mannelli, titolare dell'omonima ditta movimento terra, 2 subappaltarice; Pino Scalise, 50 anni, di Soveria Mannelli, co-titolare di fatto della ditta movimento terra di Daniele Scalise (figlio); Andrea Scalzo, 27 anni di Decollatura, dipendente della ditta Scalise. A vario titolo le accuse sono di abuso d'ufficio in concorso e danneggiamento del sito archeologico interessato ai lavori per i quali si ipotizza anche la violazione degli appalti visto che oltre alla prima ditta appaltartice ne subentrarono altre due. Sott'accusa anche l'illegittima percezione degli emolumenti derivanti dalla esecuzione delle opere e del relativo contratto per 239.452,64 euro e 9.038,00 euro, importo del contratto tra la Comunità Montana, ente appaltante, e la COMITEL. Secondo le accuse infatti la cessione in subappalto sarebbe avvenuta senza alcuna autorizzazione dell'autorità competente, in violazione delle leggi, intervenuta in prima battuta tra la COMITEL (originaria appaltatrice) e la CGT sas e, in seconda battuta, tra la CGT sas e la ditta movimento terra di Daniele e Pino e Scalise Pino, quest'ultimo con precedenti penali. I lavori avrebbero così creato intenzionalmente un danno ingiusto di rilevante gravità al patrimonio culturale archeologico dello Stato, che in particolare Roberto Spadea era invece chiamato «a tutelare in virtù delle specifiche funzioni a lui attribuite», con pari danno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Calabria e del Comune di Carlopoli. I tecnici responsabili dei lavori non avrebbero attivato i poteri di vigilanza, controllo e autotutela loro derivanti dalla legge e di adottare le determinazioni direttamente conseguenti dalla convenzione intervenuta tra la Regione Calabria e la Comunità Montana, nonché dal contratto stipulato tra Comunità Montana e Consorzio CO.M.IT.EL. Il progetto finanziato dalla Regione Calabria e dalla Unione Europea era finalizzato alla valorizzazione dell'area dell'Abbazia di S.Maria di Corazzo APEAppennino Parco d'Europa.