Signor ministro, è vero che vuol trasformare la Mostra di Venezia nei Telegatti del cinema? «La prendo come una battuta, nemmeno molto spiritosa. Soprattutto perché non riesco a capire da dove possa essere nata un'interpretazione, anzi, una farneticazione del genere. Pur di mantenere la propria piccola poltrona si arriva a straparlare». Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani è contrariato per le critiche al decreto di riforma della Biennale ili Venezia. Obiettivo della proposta legislativa, già presentata in Consiglio dei ministri dove tornerà per l'approvazione definitiva, è la trasformazione in Fondazione dell'Ente veneziano, il coinvolgimento nel Cda dei privati, il rilancio della Mostra cinematografica. Per rispondere alle critiche e correggere le letture distorte che, a suo avviso, sono state date della legge, Urbani ha accettato di parlare con il Giornale. La Mostra non diventerà come i Telegatti, ma c'è chi sostiene che il nuovo statuto della Biennale sia frutto della pressione di ambienti televisivi (soprattutto Rai) e del loro interesse a controllarne il funzionamento. E' un'interprelazione totalmente fuori dalla realtà. La nostra azione nel campo del cinema è rivolta proprio ad affermarne l'autonomia dalla televisione». Un esempio. «Preferirei che gli esempi li facessero coloro che spacciano per vere delle allucinazioni». In che modo state lavorando per garantire l'autonomia della Mostra dall'invadenza della televisione? «Ho chiesto a Cinecittà di privilegiare l'impegno sul cinema, concentrando le risorse sulle produzioni cinematografìche. Non ho nulla contro la Tv, ma ritengo che le istituzioni nate per il cinema debbano concentrarsi sul cinema». Qualcuno sostiene che, attraverso l'Ingresso dei privati nel Cda della Biennale, si voglia metterla sotto tutela... «Assolutamente no. lo chiedo solo collaborazione tra la Biennale e altri enti che lavorano negli stessi settori come la Triennale di Milano, la Quadriennale di Roma, Cinecittà la Scuola di cinema o il Teatro la Fenice. Queste istituzioni sono state inserite in un organo consultivo. Mentre il potere decisionale rimarrà esclusivamente nelle intuii del consiglio d'amministrazione della Biennale». A che scopo creare un organismo consultivo allargato se non c'è volontà di controllo? «Lo scopo è aumentare l'efficienza della Biennale non creare nuove gerarchie. Io credo che questi organismi possano collaborare oppure no, ma se fiori lo faranno difficilmente potranno migliorare. Perciò credo che collaborare sia nel loro interesse». Che cosa non va della Mostra di Venezia? «Sono convinto che la Mostra possa crescere parecchio in termini di prestigio, notorietà, successo. Credo che Venezia e gli amanti del cinema lo meritino». Rifaccio la domanda: qual è la sua critica? «Non faccio la lista delle lacune. Solo: non mi accontento. Guardo avanti e dico: facciamo insieme un salto di qualità». C'è un modello da perseguire? «11 modello o essere primi nel mondo. Almeno proviamoci. Mi piace pensare in grande...». La creazione di una nuova struttura che coinvolgerà Cinecittà Holding, Mifed e Scuola di cinema non rischia di appesantire il funzionamento della Mostra? «Mifed, Cinecittà e Biennale stanno creando tuia società per aiutare la penetrazione nel mercato mondiale del cinema italiano. K per favorire la commercializzazione dei film della Mostra. Una Mostra senza mercato vale meno di una Mostra che ha un mercato». Ma quella di Venezia è una Mostra d'arte... «La Mostra d'arte mantiene la sua vita: la scelta dei film, il concorso, la premiazione, la società servirà per favorire la partecipazione dei produttori e del pubblico. Il cinema è fatto di arte, ma anche di industria e di commercio. Per fame un grande festival occorre che siano presenti tutte queste componenti». Dunque, lei ha un giudizio negativo delle edizioni dirette da de Hadeln? «Questo lo deciderà il prossimo Cda della Biennale. All'attuale presidente Franco Bernabè ho chiesto un progetto con precise caratteristiche. Attendo di conoscere queste idee per valutarle. Non giudico i progetti in funzione delle persone, ma le persone in funzione dei progetti». Con il nuovo decreto 11 direttore verrebbe nominato da una commissione diversa? «L'unica novità è che il ministro potrà nominare dei rappresentanti dei privati che entreranno nella Fondazione secondo le norme di legge. (Oggi i privati hanno un posto, domani potranno averne fino a tre, ma la componente pubblica rimarrà maggioritaria». Al massimo si creerà un rapporto di quattro rappresentanti pubblici e tre privati... «L'ingresso di privati non significa prìvatizzazione della Biennale, ma rafforzamenti della Biennale attraverso la partecipazione minoritaria dei privati». Un altro timore riguarda il possibile trasferimento in altra sede della Mostra... «E' un timore totalmente infondato. A dimostrarlo c'è il fatto che il sindaco di Venezia rimane vicepresidente del Cda. E poi la patrimonializzazione della Fondazione perdoni l'espressione sarà un fenomeno interamente veneziano». In concreto? «Sarà costituito da beni immobili veneziani».