Paolo Cocchi, assessore alla cultura della Regione Toscana, non demorde: vuole spostare il David di Michelangelo dalla Galleria dell'Accademia al nuovo polo culturale che si aprirà fra qualche anno alla Stazione Leopolda. In Italia ogni idea, per quanto bizzarra sia, che faccia «notizia» o stimoli un «dibattito», è motivo sufficiente perché si trovi il coraggio di diffonderla a mezzo stampa. Se poi è veramente bizzara si convoca un referendum consultivo. Quando è del tutto strampalata si porta in Parlamento per un voto di fiducia. Spostare il David, secondo Cocchi, esperto dei flussi migratori dei turisti primaverili, decongestionerebbe il centro cittadino. Lo studio dei flussi turistici è una ricerca essenziale per dare a Firenze una dimensione contemporanea. Ma il flusso turistico non è un corso d'acqua o il traffico delle auto. Il turismo è un fenomeno formato da esseri umani che si spostano non per necessità, ma per desiderio di conoscere qualcosa di più della cultura del mondo che è fatta anche di opere d'arte. Le opere d'arte danno identità ai luoghi. Rimuovere un capolavoro con la scusa di alleggerire la congestione provocata dal turismo significa distruggere l'identità di un luogo impoverendo l'esperienza di quell'essere umano chiamato spregiativamente «turista». A volte la cosa è inevitabile per motivi di conservazione, pensiamo allo spostamento della Madonna del Parto di Piero della Francesca dalla capella di Monterchi per preservarla in uno squallido edificio che sembra un seggio elettorale. Sicuramente più al sicuro, certamente un'esperienza meno affascinante. Spostare il David non ha nulla a che fare con la conservazione, anzi. La trovata conferma l'incapacità di costruire per questa città una sua identità contemporanea senza dover ricorrere all'esca del passato. Anziché trasformare la Stazione Leopolda in luogo di eccelenza culturale autonomo si vogliono fare «numeri» usando la calamita David. Ma il David, lì dove sta, non è solo. Attorno ci sono altri capolavori, non ultimi i Prigioni dello stesso Michelangelo che nella loro forza grezza aiutano a leggere la perfezione David in maniera più chiara, più forte e più emozionante. Nessuno ha mai proposto a Parigi di spostare la Gioconda in un edificio de La Défense per ridurre le file al Louvre o rimetterla a Fontainebleau dove l'aveva il re Francesco I quando la comprò da Leonardo. La Regione Toscana, anziché farsi venire certe idee, studi, oltre ai flussi turistici, i progetti contemporanei che sfiorano Firenze ma non si fermano. Invece di sprecare un euro o un'ora dell'amministrazione pubblica per discutere di una bizzarria usiamo tempo e denaro per costruire i tasselli del futuro della città. Comunque sia, il David all'Accademia non è né di destra né di sinistra mentre alla Leopolda sarebbe sicuramente una sciocchezza.
FIRENZE - IL PASSATO NON E' UN'ESCA
L'assessore alla cultura della Regione Toscana, Paolo Cocchi, vuole spostare il David di Michelangelo dalla Galleria dell'Accademia a un nuovo polo culturale alla Stazione Leopolda. Cocchi sostiene che lo spostamento del capolavoro decongestionerebbe il centro cittadino e sarebbe un'idea per dare a Firenze una dimensione contemporanea. Tuttavia, il turismo non è solo un flusso di persone, ma anche un fenomeno formato da esseri umani che si spostano per desiderio di conoscere la cultura. Rimuovere un capolavoro come il David potrebbe distruggere l'identità di un luogo e impoverire l'esperienza del turista.
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