Il bottino era stato suddiviso con la meticolosità del contabile d'amministrazione. Da una parte, i pezzi che avevano già trovato il loro destino, sotto le spoglie di un acquirente pronto a tutto pur di vivere l'attimo inebriante del possesso (pronto anche a rischiare l'incriminazione penale), ben fasciati nella carta da pacchi. Gli altri, povere cenerentole in attesa del principe, erano più esposti alla polvere ma non all'oblio, visti anche i quarti di nobiltà che potevano vantare. Più o meno così, dunque, è apparsa la scena ai carabinieri che qualche giorno or sono hanno fatto irruzione in un casolare abbandonato alle porte di Roma, in località Grottarossa. Il bottino era un bell'elenco di opere d'arte rubate. Purtroppo, dalla rete sono riusciti a scappare (da una finestra, dal retro? boh) i tre presunti ricettatori. Per chi non lo sapesse, il mercato nazionale dei furti d'arte è piuttosto vivace anche se non sempre pubblicizzato (e capirete da soli perché). Nel 2001, ad esempio, si sono involati quasi 20mila pezzi a conclusione di 1591 azioni criminose. Quali sono i luoghi più amati dai «gratta» nostrani? No, avete sbagliato. Vi siete lasciati trascinare dal luogo comune che vuole il museo pubblico miserabile preda di qualsiasi malintenzionato. Le statistiche redatte dal Comando carabinieri tutela del patrimonio artistico dicono che il 59 per cento dei «prelievi», sempre nel 2001, è avvenuto a discapito delle collezioni o comunque delle abitazioni private. E il rimanente 41 per cento? La gran parte, cioè il 36 per cento, nelle chiese e soltanto il 5 per cento nei musei o negli enti pubblici. Non c'è tempo per stare a questionare sul fatto che allora, forse, qualcosa di buono nella tutela pubblica è ancora rimasto. Basti notare che forse sarebbe utile una seria riflessione, a partire da queste cifre, sulle potenziali destinazioni finali della refurtiva. Una curiosità: a quanto pare, il genere più ricercato sono i mobili antichi in un lungo elenco che comprende quadri, sculture, arazzi e reperti archeologici. Basta con le dissertazioni. Torniamo al casolare, di cui ha riferito «Culturalweb», il sito di informazione culturale del Mbac. La banda di Grottarossa aveva collezionato una discreta varietà di opere, in grado di soddisfare diversi tipi di clientela. Nei pacchi, sono stati trovati un olio dei primi del Novecento rubato nel 1979 da una galleria privata abruzzese e un gruppo scultoreo in pietra e corallo raffigurante una natività, di lavorazione seicentesca, che era sparito dal negozio di un antiquario romano nell'aprile del 2002. Ma c'era dell'altro, e precisamente una tela di Michelangelo Cerquozzi, un allievo del Caravaggio, trafugata da una casa privata di Roma nel 2001. Infine, è stato recuperato un bassorilievo marmoreo proveniente da un sarcofago del II secolo della nostra era, rubato dai musei dei Mercati di Traiano nel lontano 1978. Nel complesso, un bel rientro nella legalità.