Ore 21.31: dopo un anno di discussioni, limature, aggiustamenti e integrazioni, il Consiglio comunale approva la delibera sulla costituzione della Fondazione dei Musei Civici di Venezia. Che, a differenza di qualche giorno fa, vede ora maggiori garanzie sul ruolo pubblico (passaggi semestrali in commissione e soprattutto sindaco alla vicepresidenza come in Biennale) e un'apertura moderata ai privati con l'ingresso di un "osservatore" in Cda Scontente le opposizioni - ognuna per il proprio verso - la vicenda però finisce. Tra qualche coda polemica e un clima che non sempre è apparso disteso. Ma vista la raffica di emendamenti con cui è arrivato a Ca' Farsetti il consigliere di maggioranza Maurizio Baratello il finale poteva essere ben diverso. Con buona pace di tutti. La chiave di volta verso metà della seduta, dopo la discussione dell'ordine del giorno sulla sanità. I consiglieri del Pd, nel tentativo di far quadrare anche gli ultimi conti in sospeso, si riuniscono per chiudere il maxiemendamento di giunta. Più volte discusso e limato in settimana ma non ancora pronto per il consenso di tutti. Come massima garanzia per il Comune si puntava ad una presidenza della Fondazione per il sindaco. Cacciari più volte aveva espresso il suo parere contrario ma ieri, in extre-mis, la maggioranza ha raggiunto un accordo con il primo cittadino: per lui la vicepresidenza, come avviene per la Biennale. Intesa dell'ultimo momento testimoniata dal fatto che è stata aggiunta a penna dallo stesso sindaco alla fine del maxiemendamento di giunta. «E' più di un anno che andiamo avanti con la discussione di questa Fondazione» aveva iniziato Cacciari rivolto al Consiglio, «sapete benissimo di che cosa si tratta e di quanto importante sia per la città il potenziamento del sistema museale. In questo modo, con la nascita cioè della Fondazione, il nostro sistema sarà molto più dinamico e potremo raggiungere vertici di eccellenza. Così come accade in tutto il mondo». Sul maxiemendamento parole veloci: «Le nostre modifiche recepiscono soprattutto le garanzie di tutela del patrimonio richieste dal Ministero dei Beni Culturali; abbiamo poi fissato la temporalità del direttore (tre anni, come per il Consiglio di Amministrazione, ndr) ha continuato il sindaco e il suo ruolo che sarà solo artistico ma anche amministrativo. Lo statuto infine potrà cambiarlo solo il Comune e non, come deciso in un primo momento, il Cda». Poi il coinvolgimento personale aggiunto a penna nel maxiemendamento che nel suo tono assume toni ironici: «Come potete ben immaginare il ruolo di vicepresidente della fondazione da assegnare al sindaco pro tempore di Venezia l'ho voluto fortemente io per garantire la mia persona». Questa «garanzia» da parte del «pubblico» e questo coinvolgimento attivo del Consiglio nella futura Fondazione dei Musei ha avuto un ulteriore consolidamento in un emendamento (approvato anche da Forza Italia) del consigliere dei verdi Beppe Caccia. Che prevede il passaggio semestrale del Cda in commissione cultura per riferire alla stessa sull'andamento di bilancio e per definire le linee programmatiche. Allargato sempre su proposta di Caccia anche il coinvolgimento dei privati in Cda Verrà istituita infatti la figura di un «osservatore» all'interno del Consiglio di Amministrazione. Un socio privato potrà quindi partecipare con diritto di parola ma non di voto alle decisioni della Fondazione. Bocciata invece la proposta di far avere ai privati un ruolo attivo. «E' impossibile una loro partecipazione effettiva in Cda chiude Cacciari , l'ha ribadito lo stesso Ministero: il patrimonio immobile museale deve restare di totale proprietà pubblica». Votata infine a stragrande maggioranza l'attuale convenzione che prevede la gratuità dei musei ai residenti.