E' bastato qualche giorno di umidità tenace e Piazza San Marco è diventata un immenso pattinodromo grazie allo strato di guano che la ricopre. Scivolosa e puzzolente, al punto che un gruppo di giapponesi l'altro giorno ha ammirato le Procuratie e i mosaici della Basilica con la mascherina sulla faccia. Passi per l'aria fetida, i masegni viscidi stanno invece mietendo vittime soprattutto tra i turisti che attraversano la Piazza col naso all'insù e poi si ritrovano con il sedere all'ingiù e le mani impestate di poltiglia verdognola. Tempo due mesi e la situazione dovrebbe nettamente migliorare se è vero che i banchetti del grano se ne andranno da San Marco e, insieme a loro, saranno costretti a migrare altrove migliaia di colombi. Il cammino per arrivare infine alla data di sgombero, fissata per il 1 maggio, comunque non sarà una passeggiata. La «grana» dei banchetti arriverà in Commissione il 12 marzo dove si ragionerà sull'equo indennizzo da dare ai venditori ambulanti nel caso in cui fosse deciso di non convertire le loro licenze per vendere souvenir. In proposito le posizioni sembrano inconciliabili: da un lato la sovrintendente ai Beni architettonici Renata Codelio che non lascia più margini alle trattative («niente souvenir, ce ne sono già troppi») e dall'altro la linea più morbida dell'amministrazione comunale che vede nell'indennizzo una soluzione troppo drastica e onerosa. Calcolando che i venditori sono diciannove e che il «risarcimento» per chiudere l'attività del grano va tra i 50 mila e i 100 mila euro a testa, Ca' Farsetti dovrebbe tirare fuori dal milione ai due milioni di euro, mica bruscolini. Lo stesso assessore al Commercio, Giuseppe Bortolussi, dice: «La strada dell'equo indennizzo sembra facile ma in realtà è impervia. Innazitutto non è nello stile di questa amministrazione, che in genere cerca di mediare. E poi è un costo elevato e non ci sono i soldi. Personalmente non sono ideologicamente contrario all'equo indennizzo ma in questo caso propenderei per la conversione delle licenze». La conversione siginificherebbe incrementare il già congruo numero di banchetti di souvenir sparpagliati per il centro storico, in netto contrasto con la direttiva del ministro Rutelli che vieta il commercio ambulante nelle aree pregiate dei centri storici. Sul fronte di colombi, intanto, si muovono anche i cittadini. Tra campo San Bartolomeo e San Lio i muri sono stati tappezzati di cartelli che invitano a non nutrire i piccioni. In calle della Bissa un cartello fa di più. Dice, papale papale, che «è ora di finirla di dar da mangiare ai colombi perchè le calli e i campi sono ridotti ad escrementai e noi tutti ne respiriamo le esalazioni tossiche». E intanto gli ambulanti guardano al Tar come all'ultima spiaggia per salvare il banchetto. Il presidente di Confesercenti Piergiovanni Brunetta incalza: «C'è un ricorso ai giudici amministrativi e vedremo cosa succede. Non è giusto interrompere l'attività che mantiene 19 famiglie che lavorano da 50 anni con regolare licenza concessa dal Comune: il sindaco e l'assessore Bortolussi ci avevano proposto la conversione della licenza per vedere souvenir».