È fin troppo noto che Goethe battezzò monte Pellegrino come «il più bel promontorio del mondo» e che i palermitani doc ne abbiano fatto unicona del culto di Santa Rosalia. Ma la montagna che sovrasta la città è un luogo di valore inestimabile anche per i paleontologi, dato che conserva un sito archeologico eccezionale: nelle pareti di una sua grotta si trovano le incisioni di uno o più artisti panormiti vissuti nel Paleolitico. Un bene noto in tutto il mondo ma inspiegabilmente negato alla città e ai suoi visitatori dal 1997, anno in cui il sito è stato chiuso al pubblico per motivi di sicurezza. Il Comune ha annunciato un progetto di recupero del costone roccioso dellimporto di 25 milioni di euro, del quale ancora si attende la fase esecutiva. Il Fai e il Coime hanno chiesto la gestione del sito, ma la Soprintendenza ha temporeggiato in attesa del progetto del Comune. Nel frattempo le grotte restano chiuse, e i graffiti si possono ammirare solo attraverso il calco custodito al museo Salinas. Anche se una soluzione sarebbe a portata di mano. «Dal punto di vista scientifico il sito è noto in tutto il mondo», spiega Sebastiano Tusa, archeologo, soprintendente del Mare della Regione e docente di paletnologia, che del sito è uno dei più accaniti difensori. «Basta citare le grotte dellAddaura - aggiunge Tusa - che, in ambito archeologico e scientifico, in qualsiasi nazione tutti sanno a quel che ci si riferisce. Di contro sono ignote anche a molti palermitani. E la loro poco notorietà è dovuta anche a fattori culturali. Noi siamo intrisi di cultura classica. E dunque se al posto delle grotte vi fosse un manufatto dellantica Grecia o dellantico mondo romano il sito archeologico sarebbe noto a tutti. Un esempio: la notizia della scoperta del Satiro nellarco di pochissime ore ha fatto il giro del mondo. E subito si è formata una folla per vederlo. Infine, soprattutto, un ruolo non indifferente è da demandare alla mancanza di pubblicità ai graffiti dellAddaura da parte degli enti preposti al sito archeologico». Nel giugno del 1995, da dirigente della sezione archeologica della Soprintendenza di Palermo, Tusa ottenne lesproprio di una parte della fascia pedemontana comprendete anche le grotte con i graffiti. Quel territorio fu denominato Parco Archeologico dellAddaura. Venne realizzata la recinzione di tutte le grotte e dei ripari sottoroccia nonché la viabilità interna, costituita da vialetti contornati da staccionate di legno che regolavano i percorsi di visita. Adesso che fine ha fatto quel parco? «Dopo il mio trasferimento dalla Soprintendenza di Palermo a quella di Trapani - dice Tusa - la grande area archeologica che con laiuto fondamentale dellallora soprintendente Carmela Di Stefano avevamo creato ed aperto al pubblico venne chiusa per i motivi noti». Il costone roccioso che frana è dunque un pericolo per lincolumità pubblica. Ma si ha limpressione che gli enti che dovrebbero valorizzare e pubblicizzare il sito, quasi lo nascondano. Una cancellata sbarra laccesso alle grotte. E può uninferriata difendere i graffiti dai malintenzionati e dagli agenti atmosferici? «I cancelli sono purtroppo spesso indispensabili - dice Tusa - ma spesso, soprattutto se rimangono sempre chiusi, possono stimolare la curiosità e spingere a voler vedere che cosa vi è oltre la cancellata. Un sito archeologico non si tutela precludendone laccesso, bensì facendolo visitare. Pertanto va bene usare i cancelli, purché siano aperti alla visita in modi e tempi regolamentati». Il genio civile intanto ha vietato laccesso alle grotte per il pericolo della caduta di massi. Un ostacolo che secondo Tusa sarebbe più che sormontabile: «È vero che da anni nel sito cè un reale pericolo di caduta massi - dice - ma a tale pericolo, da anni, si sarebbe potuto porre rimedio mettendo in sicurezza il costone soprastante. Nellattesa del risanamento del costone, al pericolo di caduta massi si potrebbe ovviare creando un tunnel che inizi da una zona sicura e protegga i visitatori sino allingresso delle grotte. Simili tunnel esistono in numerosi siti sulle Alpi o in altre zone montane dItalia e del mondo. Siti che sono giornalmente sono visitati da centinaia se non migliaia di persone». Sicché le grotte si potrebbero riaprire in poche settimane. Il Fondo per lAmbiente Italiano, tramite il capo delegazione di Palermo, Riccardo Agnello, ha chiesto di poter gestire il sito, dando anche la disponibilità sulla messa in sicurezza del sito e sulla possibilità di renderlo fruibile. «Non conosco i termini della vicenda - dice Tusa - ma lidea mi sembra validissima e da condividere, a patto che il Fai metta in sicurezza il sito. È senzaltro un ente privato affidabilissimo che ha certamente le capacità di creare un parco archeologico immerso nel verde, dotandolo di un bar e perché no, anche di un posto di ristoro. Diventerebbe anche un punto di ritrovo di Palermo. Il luogo è bello. In estate è splendido. E si presta anche come zona di relax. Le grotte diverrebbero unattrazione turistica. E sarebbero conosciute e frequentate da palermitani e turisti e non soltanto dagli studiosi».