Ci sono molte maniere per difendere il colle di Tuvixeddu, la sua dirompente alterità rispetto al mondo contemporaneo che attende ancora una lucida riproposizione urbana del passato. Tenendo fede all'impegno preso nel numero scorso abbiamo costruito uno speciale sulla necropoli, un contributo alla sua conoscenza che proviene dalla ricerca accademica archeologica militante. E' stato giustamente detto che la tutela di Tuvixeddu va oltre la definizione archeologica perché il sito si configura come paesaggio culturale, tema avanzato di tutela dei luoghi e sacrosanta acquisizione in tal senso, lucidamente indicata dalla stessa Commissione Regionale per il Paesaggio; è in ogni caso un paesaggio culturale che si fonda su una risorsa archeologica di altissimo livello, e da essa trae forza dentro i temi della tutela e della memoria verso una direzione più ampia. Questa osservazione appare importante, perché se perdiamo i nessi che Tuvixeddu ha con l'archeologia della città di Cagliari, con le sue diverse città, rischiamo di farne un puro episodio, per quanto importante, di tutela urbanistica, slegato da più ampi contesti archeologici che ne dettano il senso. Gli scritti riguardano perciò la necropoli punica in sé con le tipologie tombali, la rilevanza pittorica, la questione del suo inserimento all'interno di una Cagliari città dissolta e i problemi connessi alla sua valorizzazione e musealizzazione. Un simile luogo sottolinea l'esigenza di una tutela intransigente, e perciò raccogliamo l'appello tempestivamente partito dalle Università di Sassari e Cagliari, e dalla ferma presa di posizione di Giovanni Lilliu, dopo la grave sentenza del Tar Sardegna, che ci fa anche interrogare su quali coordinate teoriche abbiano condotto gli estensori della stessa a curiose valutazioni su sviluppo sostenibile, paesaggio, cartografia e toponomastica storica. Ma la critica all'intervento in atto su Tuvixeddu (e non solo: pensiamo, di nuovo, all'inaccettabile situazione dell'Anfiteatro romano) deve essere accompagnata non solo da una tutela, come dire, passiva, ma da una maniera diversa di pensare l'area e la città , che inneschi un processo di partecipazione democratica attiva, condivisa e competente. In questo senso riteniamo che la Regione Autonoma della Sardegna, posto correttamente il problema di arrestare con gli strumenti disponibili per legge l'attacco al Colle, abbia sbagliato ad affiancare a tale strumentazione un progetto calato dall'alto come quello di Gilles Clement, che non pochi ritengono incompatibile con le linee della stessa Commissione Regionale. Il tema della città è stato sottolineato particolarmente nel nostro inserto e da lì si deve partire: vogliamo vivere in uno scenario da hard discount, o costruire un luogo nel quale la traccia della memoria sia visibile, coerente, leggibile e soprattutto costruita in maniera cosciente? Si è parlato di acquisizione pubblica dell'area: ottima idea, ma se poi vi si innescano interventi di tipo demiurgico, tipici del sovrano illuminato (traccia storica in sé rispettabile e che pure ha prodotto bellissimi beni culturali da proteggere), non siamo più d'accordo. Riteniamo preferibile organizzare le competenze con gli strumenti della partecipazione democratica: anche perchè una costruzione ampia, partecipata e attiva rende ben più forte la tutela, e più sicuro il destino di Tuvixeddu. Si potrebbe iniziare da subito, assieme all'acquisizione pubblica, a rilanciare il dibattito, sino ad un concorso di idee pubblico, aperto, competente sulla valorizzazione dell'area: purchè tale prassi sia inserita in un quadro che si ponga il problema delle altre Cagliari della memoria. Da questo punto di vista Tuvixeddu rappresenta solo un episodio, per quanto di eccezionale rilievo. Iniziamo perciò a discuterne, a partire dai prossimi lavori pubblici nel centro urbano e ricordando gli strumenti di legge, nuovi e nuovissimi, che li sottopongono all'obbligo di verifica archeologica preventiva e alle nuove formulazionidella Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e della Valutazione di Impatto Ambientale (Via).