Roma, chiesa di Santa Maria di Monserrato, anno 1620 o 1622. Davanti a un busto in marmo appena scolpito da Gian Lorenzo Bernini il cardinale Maffeo Barberini, prossimo a salire sul soglio pontificio come Urbano Vili nel 1623 e protettore dell'artista, esclama che monsignor Pedro Montoya lì presente in carne e ossa è la copia mentre il prelato autentico è la scultura. Come capita spesso, la veridicità dell'aneddoto passa in secondo piano rispetto a quanto propaganda sull'artista e sulla sua epoca - l'amore barocco per il virtuosismo tecnico, per lo stupore, per l'illusionismo delle forme. Rispolvera l'episodio Andrea Bacchi, storico dell'arte all'università di Trento, consegnandolo come uno dei biglietti da visita per la mostra di cui è cocuratore insieme alla studiosa Catherine Hess e a Jennifer Montagu del Warburg Institute di Londra e che il Getty Museum di Los Angeles si appresta a tenere nelle sue sale dal 5 agosto al 26 ottobre per poi prestarla alla National Gallery del Canada, a Ottawa, dal 25 novembre all'8 marzo 2009: Bernini e la nascita della scultura ritrattistica barocca. L'esposizione raccoglierà 30 sculture, una quindicina di disegni e altrettanti dipinti (tra cui un paio dello scultore e altri di coetanei come il Guercino, Van Dyck e Velazquez), include prestiti da musei italiani (dalla Borghese al Bargello di Firenze), da Oxford, Windsor, Amburgo, Washington, come da collezioni private. E se da un lato porta per la prima volta agli americani la maestria e l'umanità dell'artista nato nel 1598 e morto nel 1680, dall'altro riveste un palese significato di pacificazione politico-diplomatica tra l'istituto americano e il ministero dei Beni culturali a proposito delle antichità trafugate. Detto più esplicitamente: il ministro Rutelli aveva minacciato un embargo culturale e stop ai prestiti a partire dal 1 agosto 2007 se il Getty non scendeva a più miti giudizi e non restituiva 52 reperti acquistati - a giudizio italiano - illecitamente. Dopo una faticosa guena legale, il 31 luglio scorso le due parti si sono accordate per la riconsegna di almeno 40 opere di cui 39 sono ora esposte in Nostoi al Quirinale in cambio della non-interruzione dei rapporti. Quindi non a caso la Hees, curatrice per la scultura e le arti decorative del Getty Center, ricorda d'aver avuto il via libera proprio il 31 luglio benché i preparativi per la rassegna fossero iniziati nel 2003. È sempre la studiosa a segnalare come la rassegna avrà opere in possesso di discendenti dei Barberini ed esporrà per la prima volta, sempre da una collezione privata, un ritratto di Urbano VIII con testa in bronzo, nera, e busto in porfido rosso, opera quindi ispirata alla ritrattistica degli imperatori romani. «Nei busti Bernini attenua la carica retorica delle composizioni più grandi - osserva Bacchi - e soprattutto rilancia un genere che, nella scultura, era visto come nettamente inferiore rispetto alla pittura ma che da allora avrà una fortuna immensa fino all'800». Grazie però non solo ai papi ma anche a dettagli come le pieghe della camicia slacciata sul morbido seno e le labbra socchiuse di Costanza Bonarelli, moglie di un assistente e al tempo stesso, nel 1637 amante dello scultore.
II Bernini volerà a Los Angeles in segno di pace
Il Getty Museum di Los Angeles si appresta a tenere una mostra dal titolo "Bernini e la nascita della scultura ritrattistica barocca" dal 5 agosto al 26 ottobre. L'esposizione raccoglierà 30 sculture, 15 disegni e 30 dipinti, tra cui opere di Bernini e coetanei come il Guercino, Van Dyck e Velazquez. La mostra porterà per la prima volta gli americani la maestria e l'umanità di Bernini, nato nel 1598 e morto nel 1680. La mostra è anche un atto di pacificazione politico-diplomatica tra l'istituto americano e il ministero dei Beni culturali a proposito delle antichità trafugate.
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