RISPETTO DEI CENTRI STORICI Si parla sempre più spesso di organizzazione condivisa della città: convegni, seminari, tavoli allargati (questi fanno molto tendenza). Ma appena emerge qualcosa sotto la città contemporanea (ovvero, sotto i lavori pubblici e sotto quelli privati), apriti cielo. Il sorriso professionale di una governance politicamente corretta diventa a questo punto una maschera burbera, generalmente ostentata, in quello che è un doveroso sopralluogo, su un abito blu o antracite. Davvero per qualcuno la città nascosta assume contorni di incubo. ZTL sempre taciute improvvisamente appaiono consapevoli di sé contro pozzi medievali. Metropolitane, parcheggi sotterranei, sottopassi ci emozionano: in campagna e in città, in ossequio alla città totale e in una mal compresa tensione futurista, il passato è pur sempre passato, e il futuro è pur sempre futuro. Monumenti grandi e piccole reliquie condividono, con diversa intensità sui fatti urbanistici, l'assenza sconsolante di un progetto che pensi la città come serie di città diverse, succedutesi per sviluppo o cesura ma comunque parte, in un certo senso, dello stesso percorso. Come le nostre vite individuali, verso le quali possiamo decidere di rimuovere le esperienze invece di farne tesoro, con i rischi ben noti agli studiosi della psiche. Ci siamo abituati, ed i nostri governanti sembrano volerlo con determinazione, ad essere cittadini dell'effimero, dove l'essere tali si esaurisce nel rito del consumo e del consenso. Le città sarde mostrano segni comuni: a Cagliari Tuvixeddu sotto assedio, l'anfiteatro romano sotto sequestro. Santa Igia, capitale giudicale, sparita dopo essere riapparsa. Il tofet non c'è più, come il "teatro" di via Malta, e la celebre Villa di Tigellio è poco più che un rudere sciatto. Ma Sassari, pur con meno evidenze monumentali, non vuole - come dice una splendida canzone di Jannacci - essere da meno. Tombe preistoriche, necropoli romane, l'acquedotto per Turris: massacrati. Del pozzo (o dei pozzi) di Rena non si sa più nulla, dopo un'imbarazzata ammissione e conseguente retromarcia non senza aver sparato punti di vista abbastanza ridicoli sulla realtà dell'evidenza. Da ultimo la traccia del Castello, come un'antica maledizione a incrinare le certezze degli amministratori di ieri e oggi. Ci si ribella persino a notarne in superficie le trame: come faremo con i previsti selciati senza contyare la fatica di rifare i preventivi. C'è un vantaggio che riconosco all'archeologia: l'abitudine, per la verità un po' coatta, a misurare gli eventi nei tempi lunghi consente di prescindere dall'assessore di turno, inserendolo in un processo storico coerente, in questo caso l'assenza complessiva di comprensione della memoria, e nello stesso tempo di assegnarlo ad un evidente senso di appartenenza. Il meccanismo sembrerebbe mostrare segni di schizofrenia, anch'essi di lunga durata. Da un lato si dice conserviamo la memoria, i luoghi storici, le testimonianze delle varie civiltà, l'identità: dall'altro tutto viene cancellato. Il centro storico? Eminenti studiosi e architetti, nel corso dei secoli, dicevano che era malsano e perciò da risanare: leggasi radere al suolo. Qualcuno ricorda quando si diceva, prima dei fondamentali e pionieristici lavori di Giuliana Altea e Marco Magnani, ma anche dopo, che a Sassari non c'erano ville liberty? Ora ci si rimette il Castello. Siamo sicuri che sarebbe sbagliato ripensare le nostre città senza costringere l'archeologia urbana a essere un gioco - oggi addirittura organizzato - di guardie e ladri? Pensare urbanistica evidenziando le tracce antiche non solo con timidi segni e qualche cartello memoriale, ma con la percezione fisica e visiva di «ciò che sta sotto»? Senza interpretarlo (e la metafora non mi pare fuori luogo) come qualcosa da nascondere? Non credo che la città di Sassari sarebbe sconvolta dalla decisione di mettere in evidenza le fondazioni del castello e poterle in qualche modo vedere direttamente. Che il ma-anchismo vi aiuti.
Le nostre città martoriate da Ztl, metropolitane e parcheggi sotterranei
La città di Sassari, in Sardegna, è stata oggetto di lavori di demolizione e ristrutturazione, che hanno cancellato molti dei suoi monumenti storici e architettonici. I lavori sono stati condotti senza una pianificazione adeguata e senza considerare l'importanza storica e culturale di questi luoghi. La città è stata trasformata in una "città totale", con la rimozione di tracce del passato e la creazione di un'immagine moderna e sterile. L'archeologia urbana è stata utilizzata per giustificare questi lavori, ma in realtà è stata utilizzata per nascondere la vera natura dei progetti.
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Bene culturale
Luogo