Potrebbe essere il remake in chiave tecnologica di un celebre film: in ascensore nel parco. Quello della Spina Verde, del quale nell'ultimo anno si è parlato soprattutto in virtù di tre progetti per renderlo più facilmente accessibile e fruibile. Progetti che hanno in comune proprio la centralità di un ascensore. DENTRO IL CASTELLO Che ne direste di non dover più arrampicarvi su vecchie scalinate impervie per salire in cima alla rocca del Barbarossa? L'idea era venuta agli architetti Giuseppe e Michele Pierpaoli e al collega Fulvio Capsoni, autori di un progetto di ristrutturazione della torre medievale presentato dal Parco della Spina Verde e sostenuto dal Rotary club Como Baradello. Approvato in prima istanza dalla Soprintendenza ai beni architettonici della Lombardia, un anno e mezzo dopo è stato bocciato dalla Direzione regionale per i beni ambientali. Il motivo? Alla fine è prevalsa la linea conservatrice, che ha ritenuto antistorico l'ascensore nel castello. E così l'intervento che verrà effettivamente realizzato - la rocca sarà ?impacchettata? entro la fine del mese e lo resterà fino dicembre - avrà un impatto più soft. «I lavori - spiega il presidente del Parco Giorgio Casati - sono finalizzati alla fruibilità del Castello, e riguardano sia l'interno, per renderlo più vitale grazie a un allestimento museale, sia l'esterno, per metterlo in sicurezza e renderlo più scenografico». DAL GINOCC AL BARADELLO L'ente parco non intende, invece, rinunciare al secondo "ascensore" (tra virgolette, perché tecnicamente dovrebbe trattarsi di una funivia o qualcosa del genere). «Vorremmo realizzare - racconta Casati - un collegamento a cremagliera con piccole cabine in grado di trasportare dalle cinque alle dieci persone al massimo e che unisca il ristorante Ginöcc al castello». L'obiettivo è sempre quello di "avvicinare" la torre del Barbarossa alla città. Sono già stati effettuati alcuni sopralluoghi da parte di un'azienda svizzera specializzata, per arrivare a predisporre uno studio di fattibilità. DA SAN GIOVANNI AL MONTE CROCE Ma l'ascensore che più ha fatto sognare i comaschi negli ultimi mesi è quello da Como San Giovanni al Monte Croce, speculare alla funicolare che collega viale Geno a Brunate. L'architetto Francesco Castiglioni e i suoi collaboratori di studio hanno realizzato uno studio di fattibilità che prevede di coprire un dislivello di 320 metri con un binario di acciaio lungo quasi il triplo. Una cabina da 30 persone risalirà la collina in 7 minuti. I costi? I progettisti si sono rifatti a una stima della Maspero Elevatori: 2 milioni e mezzo di euro. Ma, secondo l'assessore provinciale ai Lavori pubblici Pietro Cinquesanti, che ha partecipato lo scorso gennaio alla presentazione del progetto agli enti locali, è più realistico il doppio. «Ora bisogna pensare al progetto definitivo - sottolinea Franco Benna, l'ex presidente del Rotary Baradello che coordina la campagna pro ascensore -. Una volta fatta una prima ipotesi di budget, la presenteremo agli enti pubblici e alla Fondazione provinciale della comunità comasca. Ma vogliamo coinvolgere anche i cittadini attraverso sottoscrizioni, concerti e altre iniziative per raccogliere fondi». Per trasformare il sogno in realtà è stato costituito un comitato promotore. Ne fanno parte: Parco della Spina Verde, Comune di Como (nella persona del sindaco o dell'assessore Caradonna), Provincia (assessore Cinquesanti), la Regione (Luca Ronzoni), Fondazione comasca (FrancoTieghi), Amici di Como (Daniele Roncoroni o Daniele Brunati), oltre ovviamente ai progettisti e a due rappresentanti del Rotary (lo stesso Brenna e l'attuale presidente Massimo Scolari). A breve la prima riunione. E già si pensa alla conclusione dei lavori: «Il sindaco - ricorda Brenna - ha ipotizzato di recuperare eventuali finanziamenti in funzione di Expo 2015».