Il loro compito primario sarà quello «di individuare gli indirizzi strategici di tutela dei beni artistici, storici, archeologici e paesaggistici del nostro Paese». Sempre a loro «dovranno far capo tutte le possibili iniziative in materia di salvaguardia del patrimonio artistico italiano». Sono i tre esperti scelti ieri dal ministro dei Beni e delle attività culturali Giuliano Urbani per il neonato Consiglio scientifico per la tutela: Giuseppe De Vergottini (docente di Diritto costituzionale presso l'Università di Bologna), Salvatore Settis (docente di Storia dell'archeologia e direttore della Scuola normale di Pisa), Giacomo Vaciago (docente di Politica economica presso l'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano). Dello stesso Consiglio, in qualità di collaboratori del ministro Urbani, faranno parte anche l'accademico dei Lincei Louis Godard e l'ex ministro Antonio Paolucci, ora soprintendente regionale per i beni culturali della Toscana e per il polo museale di Firenze. A fare in qualche modo scalpore è soprattutto la nomina di Settis, una nomina «bipartisan». Il docente della Normale è infatti da sempre uno dei più accesi nemici di quel decreto legge del 15 giugno 2002 che aveva istituito la «Patrimonio Spa», società destinata ad occuparsi della cessione ai privati dei beni dello Stato. «Sono sorpreso della nomina» ha detto ieri Settis, che aveva anche raccontato i suoi dubbi sulla legge in un libro pubblicato da Einaudi, lo scorso anno (Italia spa. L'assalto al patrimonio culturale ). Aggiungendo: «La mia intenzione è quella di insistere sul rafforzamento delle garanzie di tutela dei beni culturali attraverso una normativa più chiara rispetto a quella in vigore, che non ha fatto altro che aggiungere ulteriore confusione a quella già esistente». Con Settis sembra essersi già schierato anche Paolucci: «Urbani non passerà alla storia come colui che ha venduto l'Italia. Compito del Consiglio sarà quello di ridurre alienazioni e privatizzazioni selvagge». «Dovremo cercare di ribadire l'inalienabilità del patrimonio storico-artistico dello Stato - ha precisato infine Settis -. Per questo sarà necessario indagare il valore di ognuno di questi beni, per questo il nostro primo impegno sarà promuovere un'indagine conoscitiva generale sul territorio». La partecipazione di Settis non sembra comunque destinata ad essere passiva: «Vediamo se il Consiglio funzionerà. Ma se si farà il contrario di quello che dico, me ne andrò via».