"Abito in piazza Sant'Ambrogio da 40 anni», racconta Cini Boeri, architetto e designer di fama, «da bambina, quando mio padre era "fabbriciere" della Basilica, al numero 23 sull'altro lato della piazza; poi in questo appartamento, in affitto dai Testori. Una mattina, inizio estate 2005, sento un gran baccano; vado alla finestra, vedo una ruspa. In Soprintendenza scopro che vogliono costruire un parcheggio sotterraneo. Che scempio, che rischi! Scavare per fare dei box accanto a uno più bei esempi d'architettura romanica». I due campanili, l'abside, il portico bramantesco. Certo, era una bella vista. Oggi da casa Boeri (alle pareti le foto dei figli Tito, Stefano e Sandro e dei nipoti) piazza Sant'Ambrogio appare ferita da un lungo squarcio. Tubi, lamiere: un cantiere nel cuore antico della città. «Dicono che è la battaglia della mia vita? A parte che sono più importanti i miei affetti e la mia professione, ma se mi batto contro il parcheggio è per ragioni culturali e per buon senso. Quanto all'accusa di presenzialismo siamo al ridicolo», dice Cini Boeri. Allude, l'architetto, all'ultimo capitolo della contesa attorno al parcheggio in Sant'Ambrogio (5 piani, 236 posti a rotazione, 234 per residenti; previsto nel piano parcheggi della giunta Albertini ed ereditato, tra mille polemiche, da quella Moratti). Piazza del santo patrono di Milano, residenza di ricchi e nobili, architetti e avvocati, spesso amici o parenti, ormai divisi. C'è chi dice che non c'è bisogno di parcheggi e chi è disposto a pagare più di 50 mila euro pur di avere un box; chi teme che tra rampe, condotte per l'aria e ascensori la piazza venga sfregiata e chi, dopo 18 mesi di scavi (per verificare che non ci fossero preziosi reperti) è furibondo. Sul «Corriere della Sera», il 17 febbraio, compare l'appello di «47 milanesi eccellenti»: «La Basilica è un patrimonio artistico dell'Umanità e la sua salvaguardia è un dovere di tutti noi cittadini». Si schierano con Boeri gli architetti Gae Aulenti, Vittorio Gregotti, Jacopo Gardella, Marco Albini. Da Rosellina Archinto ad Aldo Bassetti, ai prof Guido Rossi, Guido Martinotti, Èva Cantarella, Flavio Caroli, Carlo Bertelli: c'è quasi tutta l'upper Milano democratica. Non solo. Firma quest'appello (l'ennesimo dei comitati «No-Box» milanesi) anche il celebre architetto Luigi Caccia Dominioni con 5 membri della sua nobile famiglia, tendenza super-cattolica, proprietaria del palazzo, al numero 16, ricostruito dall'architetto dopo i bombardamenti del 1943. Tra le accuse alla giunta Moratti, anche quella di aver dato ascolto solo a un gruppo di esperti («da loro scelti») che avrebbe speso «parecchie migliaia di euro». Ma quali soldi e quali esperti? La trama di parentele alla milanese s'infittisce. Stretta tra le proteste («quel parcheggio è un crimine», dichiarò - ma «a titolo personale» - anche l'assessore alla Cultura, Sgarbi) e il rischio di dover pagare forti penali al consorzio d'imprese che deve costruire il parcheggio in project financing (costo: 12 milioni di euro), consorzio guidato dalla Borio Mangiarotti di Claudio De Albertis (fratello di Carla, ex assessore di An, ora candidata con la Destra), il sindaco Letizia Moratti ha nominato un «Comitato di saggi» per valutare l'impatto dell'opera. Per mesi gli architetti Marco Romano, esperto d'estetica della città, Alberto Ferruzzi, ex presidente d'Italia Nostra, Roberto Peregalli (lui si sfilò quasi subito), il professor Angelo Bugatti e l'architetto Gregorio Caccia Dominioni, nipote di Luigi, hanno svolto accurati studi e fatto sopralluoghi in parcheggi analoghi (da Parigi a Barcellona, da Strasburgo a Torino in piazza San Carlo). Risultato: per la Basilica e i campanili nessun pericolo; la piazza, però, deve diventare un' isola pedonale con un viale e la rampa d'accesso ai box nascosta dietro una nuova quinta di case, lato San Vittore. Quanto basta per attirare le ire dei «No-box». «Altro che migliaia di euro, non abbiamo neanche avuto il rimborso spese!», ribatte Gregorio Caccia Dominioni. Il 24 febbraio il «Corriere» pubblica la replica dei «saggi». Tono inizialmente ironico («Vorremmo confortare i firmatari, molti dei quali carissimi amici da tanti anni e qualcuno parente»), poi l'affondo. «Data la loro età e il loro prestigio dovrebbero leggere gli appelli prima di firmarli». Uno sconquasso! Oltrettutto Marco Romano e gli altri saggi non sanno più che fine hanno fatto le loro proposte; ben diverse dal progetto per la piazza dell'architetto Anna Giorgi, fidanzata di De Albertis, con la rampa d'accesso e gli ascensori verso il monumento ai Caduti. Esposti in Procura anche di Italia Nostra (alla faccia di Ferruzzi), proteste del Fai. Claudio De Albertis non demorde. Lamenta di aver già speso un sacco di soldi per gli scavi archeologici («900 mila euro senza trovare nulla») e di avere già mille prenotazioni per i box. Entro aprile il via ai lavori. «Occuperemo la piazza», avvisa Francesca Castelbarco, signora bien del Pd (notare: il centrosinistra non si è mai mobilitato). Palazzo Borromeo Taverna. Fuori dagli opposti schieramenti il conte Carlo Borromeo commenta: «Che indecenza! Da mesi vedo solo 3 persone che, con uno spazzolino, puliscono un mattone. Si decidano a prendere una decisione».
Milano. La guerra del parcheggio
Cini Boeri, architetto e designer, abita in piazza Sant'Ambrogio da 40 anni. Ha scoperto che la giunta Moratti vuole costruire un parcheggio sotterraneo nella piazza, che è un patrimonio artistico dell'Umanità. Boeri è furibondo e ha iniziato una battaglia contro il progetto. Ha ricevuto supporto da molti architetti e intellettuali, tra cui Gae Aulenti, Vittorio Gregotti e Jacopo Gardella. La giunta Moratti ha nominato un Comitato di saggi per valutare l'impatto dell'opera, ma i saggi hanno trovato che la piazza non è in pericolo.
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