Poco importa che siano archeologici o barocchi, quello che conta è che a Roma i luoghi della classicità offrano degna cornice alle sperimentazioni artistiche degli ultimi anni. Della validità di questa formula è convintissimo Roberto Casiraghi, inventore di Roma -The Road to Contemporary Art, ma anche Francesco Rutelli, ministro della cultura ancora in carica e candidato sindaco, il quale - in occasione dell'apertura della fiera - ha ribadito la necessità di far dialogare i grandi architetti di tutti i tempi con i nuovi linguaggi. Rutelli se l'è presa soprattutto con la stampa estera, che con notevole insistenza - dopo il Time e il New York Times, ora anche Newsweek ha puntato il dito accusatore - ribadisce il tramonto inesorabile del nostro paese, paragonato nel suo insieme a Venezia che lentamente affonda nella laguna. In questo quadro, l'attenzione alle forme contemporanee dell'arte sembra una strada importante per smentire i tristi presagi e mostrare una vitalità in ripresa. Prospettive inusuali Nei piani ministeriali il 2008 sarebbe stato dunque l'anno da dedicare ai miglioramenti legislativi urgenti (soprattutto per il settore contemporaneo) che ancora una volta, con la caduta del governo, rimarranno lettera morta. Non a caso, comunque, il supporto alla mostra-mercato è arrivato soprattutto dal ministero, che ha concesso luoghi spettacolari, permettendo ai promotori di realizzare il progetto di una kermesse inserita nel tessuto cittadino e dislocata in palazzi e complessi architettonici tali da offrire ai visitatori un'immagine all'altezza della città eterna (assente invece il comune, che non ha partecipato in nessun modo all'organizzazione della rassegna). Dalle Terme di Diocleziano a Santo Spirito in Sassia, dal Quirinale ai dintorni del Vaticano, infatti, per seguire le proposte delle cinquanta gallerie presenti, ci si muove in contesti urbanistici completamente differenti, entrando in stanze raramente accessibili al pubblico e godendo di prospettive davvero inusuali sulle piazze romane. Presso Palazzo Ferrajoli su piazza Colonna, per esempio, la sequenza di sale che ospitano altrettante gallerie, è davvero difficile da trovare altrove, e i primi a rallegrarsene sono i galleristi, comodamente seduti su poltrone damascate e lontani per qualche giorno dai loro spazi bianchi. E sebbene i conti si facciano alla fine, qualcuno tra i mercanti ha avuto modo sin dal secondo giorno di esposizione di rallegrarsi delle vendite, che non sembrano affatto deludenti, nonostante la grande maggioranza degli stand presenti pezzi importanti e dunque piuttosto costosi. Per aggiudicarsi ad esempio, presso la galleria di Massimo Minini, l'intero ciclo delle 24 ore, celebre performance realizzata da Luigi Ontani nel 1974 e presentata in formato di mini ex-voto, occorrono sessantamila euro. Da Alfonso Artiaco, invece, la scultura minimale e pop di Darren Almond, che puntualmente segna il nuovo giorno della settimana, proseguendo così la riflessione sul tempo che caratterizza la ricerca di questo artista inglese, costa settantacinquemila euro. Poco più avanti, invece, dopo lo spazio lasciato vuoto da Karsten Greve, che si è ritirato all'ultimo momento (ma non senza polemica il nome della galleria è stato lasciato, a ribadire un'assenza pesante e inaspettata per l'organizzazione), si trova la magnifica installazione (presso Lia Rumma) dedicata da Alfredo Jaar ai garimperos, i cercatori d'oro brasiliani, il cui prezzo si aggira sui duecentosessantamila euro. Si tratta di sei lightbox con altrettanti ritratti, posizionati sulle pareti secondo un progetto dell'artista che prevede una dislocazione ad altezze diverse e comunque mai davanti agli occhi dello spettatore, come a voler rallentare il tempo della visione, riportando soggetti marginali ed emarginati al centro della scena sociale. Poco distante, sulla medesima piazza, il palazzo Wedekind è dotato di una terrazza sulla quale sono esposte sculture di Tommaso Cascella e Tony Cragg, secondo quella volontà di compenetrare con forza dentro la città le proposte artistiche del mercato che caratterizza questa fiera. All'interno, invece, notevole lo stand dedicato interamente alle sculture di Giuseppe Penone dal piemontese Tucci Russo, che consente di abbracciare lavori importanti di questo artista, come la celebre Aurea Laura quotata centocinquantamila euro. Sempre attorno all'Arte povera ruota anche la stanza della galleria Cardi, che presenta una superficie specchiante di Pistoletto insieme a due opere di Calzolari e Domenico Bianchi. Effettivamente, a voler trovare un filo conduttore tra le diverse proposte delle gallerie, forse andrebbe considerata proprio la ricorrente presenza di artisti «poveristi»: anche la galleria dell'Oca, per esempio, ha puntato tutto su Giulio Paolini e la differente elaborazione di un medesimo lavoro negli anni, con un ultimo collage fotografico realizzato per l'occasione. Lacrime costose Per avere una panoramica completa dedicata al linguaggio fotografico bisogna però andare al Tempio di Adriano, in piazza di Pietra, dove la selezione è modulata interamente attorno a questa arte. Ma anche qui non mancano le citazioni tratte dagli anni Settanta, con la serie concepita da Gilberto Zorio nel 1971 e intitolata Fluidità radicale (da Photology), oppure con alcuni scatti di Ugo Mulas realizzati in occasione della celeberrima mostra Vitalità del Negativo, la prima inaugurata, nel '70, al Palazzo delle Esposizioni. E omaggi alla storia passata e recente di Roma si trovano, altro leitmotiv, un po' ovunque. Non ultima la Messalina di Francesco Vezzoli con lacrima rossa ricamata, che si aggira sui novantamila euro, poco meno di uno specchio di Pistoletto: un artista italiano tra i più importanti del Novecento, che però ha avuto il torto di non inserirsi nel mercato statunitense, al contrario del giovane collega. C'è da augurarsi che queste nuove fiere servano anche a far apprezzare il lavoro degli artisti made in Italy.