Architetti al contrattacco. Dopo trent'anni di scarsa visibilità sociale, la categoria ha una gran voglia di prendere le redini della rinata sensibilità ambientale nelle Marche. «Dobbiamo recuperare esordisce Silvano Iommi, presidente della federazione che riunisce i quattro Ordini provinciali il controllo estetico e funzionale di questa regione, che rispetto ad altre ha avuto la fortuna di subire meno violentemente lo scempio urbanistico degli ultimi decenni, ma non è mai riuscita ad agire in modo propositivo. Finora siamo stati sostanzialmente ignorati nella progettazione dell'ambiente che ci circonda, ora vogliamo rimetterci in gioco. Gli uomini in campo ci sono: 1.841 architetti iscritti a metà settembre 2003, uniformemente distribuiti sul territorio (Ancona 498, Ascoli Piceno 517, Macerata 386, Pesaro e Urbino 440), con i più giovani in cerca di appoggio presso gli studi associati. «Per i neolaureati non è tacile trovare lavoro sottolinea il presidente di Ancona, Roberto Strano C'è una certa saturazione del mercato, soprattutto perché il nostro ruolo è ancora debolmente inserito nei grandi circuiti della programmazione edilizia. Il progetto architettonico è sempre l'ultimo dei problemi. Ci restano i restauri, qualche felice isola di design, anche se il questo segmento la concorrenza da fuori è altissima, e un po' di privati che credono ancora nella qualità». «Purtroppo quartieri e palazzine - conferma Iommi sorgono senza alcun criterio estetico. Ingegneri e geometri sono utilizzati per le rispettive competenze, ma solo con un enorme ritardo cominciano a imporsi leggi regionali e regolamenti locali che mirano alla riqualificazione e, finalmente, creano lavoro per noi architetti». La riscossa della categoria è partita ufficialmente con il primo convegno regionale tenutosi a Macerata. In primo piano la volontà di tradurre localmente la proposta di legge Urbani sulla qualità dell'architettura: non più vincoli e previsioni quantitative ma concrete dinamiche amministrative per lo sviluppo di una nuova estetica italiana. «Una strada impegnativa conferma il presidente dell'Ordine piceno, Sandro Mariani ma irrinunciabile per noi marchigiani. La bellezza ereditata dalla cultura e dall'ambiente naturale che l'ha esaltata per secoli è stata messa a dura prova da pochi decenni disastrosi. Dobbiamo risanare gli errori commessi e cominciare ad agire in modo contemporaneo, senza appiccicare elementi moderni a casaccio. Prima di tutto ci serve però una seria iniezione di autostima e molta critica costruttiva. Piangersi addosso è ridicolo». Gli stimoli per rinascere? La diffusione del biologico fa presupporre un interesse crescente anche per la bioedilizia. Il turismo culturale ed enogastronomico promette un futuro roseo per la qualità globale delle Marche. La facoltà di Architettura di Ascoli Piceno festeggia dieci anni di vita e una validità di insegnamento riconosciuta a livello internazionale. «Ma i problemi ci sono, eccome riprende Iommi Specializzazioni universitarie in bioedilizia non ne abbiamo, ci sono solo qualche corso e un po' di giovani volenterosi: troppo poco. Anche sul fronte dell'aggiornamento professionale tutto è lasciato alla libera fantasia dei singoli, dobbiamo fare di più». E poi c'è la questione delle competenze, non solo per le sovrapposizioni con geometri e ingegneri, ma anche con i nuovi laureati in architettura, i triennali (detti architetti junior) e gli specializzati, che seguono il biennio successivo, non hanno una differenziazione di ruoli. Non esistono registri separati dove iscrivere i futuri professionisti, né previsioni di legge che attribuiscano funzioni specifiche. «Certo il problema va risolto a livello nazionale conclude Iommi ma dobbiamo fare la nostra parte. La confusione ci allontana dall'obiettivo della qualità». E della rivincita.