«Sotto questa città c'è un grande tesoro» Varanini: «Davanti alle Poste si pensava di trovare l'orto degli Scaligeri». «Per il tracciato della Tav la ricognizione archeologica era stata fatta» Tutto quello che si trova nel sottosuolo va analizzato e preso in esame ORDINARIO DI STORIA Giancarlo Beltrame «Non c'è da stupirsi se scavando nel centro storico di Verona e nei suoi immediati dintorni, sotto i cinquanta centimetri si trova ogni tipo di reperto archeologico. È la storia stessa della città che parla di una crescita a strati epoca dopo epoca. E mi risulta che chi predispone i progetti dovrebbe accompagnarli sempre con una accurata e documentata relazione, anche iconografica, sulle caratteristiche storico-archeologiche dei luoghi dove andrà a intervenire il cantiere». Lo storico Gian Maria Varanini, ordinario di Storia medievale nell'ateneo scaligero, ha probabilmente più titolo di ogni altro per parlare sui recenti interventi polemici relativi ai lavori bloccati nei cantieri per i parcheggi sotterranei in vari punti della città a seguito dei ritrovamenti archeologici. In fasi successive ha infatti studiato la storia urbana di Verona nelle sue diverse fasi, anche se manca ancora un trattato organico che rimetta insieme tutti i suoi vari studi. «Quando è stato ipotizzato il tracciato per l'alta velocità», prosegue il suo ragionamento Varanini, «per due fasce da una parte e dall'altra si è provato a vedere se c'era traccia di resti o di insediamenti di un qualche interesse. E così si dovrebbe fare sempre, con una relazione preventiva che - se fatta bene - dovrebbe segnalare un maggiore o minore rischio di portare alla luce qualcosa». Per quanto riguarda le Soprintendenze, Varanini sottolinea come non siano affatto di origine borbonica, ma istituite in epoca unitaria. Le prime leggi di tutela risalgono agli ultimi decenni dell'800 e la prima legge organica - che ha avuto grandi meriti nella salvaguardia del patrimonio storico-artistico nazionale - risale agli anni '30, in pieno fascismo. E sempre in epoca fascista operarono i primi soprintendenti. Mentre dal 2004, con il governo Berlusconi, è in vigore il Codice dei beni culturali, il cosiddetto Codice Urbani, che attua la legge 137 del 2002, approvata dal centrodestra allora in maggioranza. «C'è un diritto-dovere di intervento da parte delle Soprintendenza, anche se la storia particolare di Verona, che è fatta di tante stratificazioni successive di un centro storico tra i più vasti d'Europa - non bisogna infatti mai dimenticare che nel medioevo era tra le prime quattro o cinque città italiane per sviluppo e dimensione - lo complica particolarmente. Se a questo poi aggiungiamo la perenne scarsità di uomini e di mezzi si giustificano certe lentezze. E già chi c'è sta facendo miracoli». Tornando a chi manifesta stupore, Varanini invita a fare un giro a Porta Leoni o agli Scavi Scaligeri per capire la ricchezza e la dimensione, anche verticale, di quanto sta sotto l'attuale livello stradale. «In piazza Viviani era evidentissimo che avrebbero trovato manifatture importantissime da studiare, anche se non essendo chiaro con precisione dove si trovava l'orto e il giardino scaligeri di cui c'è traccia nei documenti, c'era evidentemente chi sperava di trovarlo nel punto dello scavo». Lo stesso dicasi, secondo il medievalista, per piazzale Arditi. «L'asse delle attuali via Cattaneo - via Marconi si sovrappone all'antica "callis stricta", che coincide con il primo asse di sviluppo della città. Il quartiere San Sivestro è molto antico e già nel 1150-60 risulta un'area densamente urbanizzata. Chiaro che al primo colpo di pala le cose sarebbero spuntate». Così come era prevedibile e avrebbe potuto essere facilmente documentato quanto rinvenuto in lungadige Capuleti e in piazza Santi Apostoli. «Mi viene da chiedermi se nel primo caso siano state consultate le documentazioni dei lavori per i muraglioni di fine '800 e nel secondo se siao stati letti i lavori della Cavalieri Manasse». Insomma, sotto Verona, patrimonio dell'umanità Unesco, giace un tesoro, che andrebbe valorizzato più che disperso. «Tutto quello che si trova nel sottosuolo della città va analizzato, studiato e preso in esame», conclude Varanini. «Solo dopo si potrà valutare che non debba essere lasciato aperto. È già stato fatto in corso Cavour e in piazza Erbe. Ci sono funzionari che hanno già dimostrato in passato di essere assennati. Lasciamoli lavorare».