La polemica. Ispezione dell'assessore sullo stato delle statue. Scontro sulla sede. Studenti e Provincia: restino alla scuola Gerry Scotti ex studente del liceo: sono pronto a finanziare i restauri con 25 mila euro Un ex Carducciano dona i soldi per il restauro Ma è ancora polemica su dove collocarle e sulla proprietà dei Savi I soldi per restaurare i Savi del Melotti, 25 mila euro, ci sono: donazione di Virginio Scotti, in arte Gerry. Ieri mattina il conduttore televisivo ha chiamato in Provincia motivando il gesto in quanto ex alunno del liceo Carducci. Una ragione in più, secondo il "partito" degli studenti-insegnanti ex Carducciani per tenersi strette le opere, donate dallo scultore per l'inaugurazione della nuova sede del liceo nel '60, e poi sparite e dimenticate in uno scantinato, per quarant'anni. Parere non condiviso dalla preside, Mirella De Carolis, che si dichiara appassionata di arte moderna e che per i capolavori di Fausto Melotti riedizione in pietra degli originali realizzati negli anni Trenta e distrutti durante la seconda Guerra mondiale vedrebbe bene una collocazione in Triennale. Ieri, l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi si è recato all'istituto per un sopralluogo. Per lui e per il collega Giansandro Barzaghi della Provincia, presente il direttore scolastico regionale Anna Maria Dominici, si è alzata la saracinesca del grande box sotterraneo, dove le sette statue sono riposte, sdraiate una sull'altra, coperte dalla polvere e con tre teste mozzate a testimoniare la trascuratezza passata. Ed è stato Sgarbi, dopo aver proposto come luogo ideale per le sette statue l'Arengario una volta restaurato («i Savi sarebbero i custodi ideali del Museo del Novecento), ad aprire un altro capitolo sul caso Melotti: prima di incaricare un restauratore e decidere che fare delle opere, è necessario capire chi è il proprietario delle stesse. Comune o Provincia? Nuovo giallo che per la Provincia, nella tarda serata, ha però trovato una risposta: «Nel '96 per legge la scuola è stata trasferita alla Provincia spiega Barzaghi -, i muri in uso, i beni mobili in proprietà. In accordo con studenti, docenti ed ex studenti puntiamo a valorizzare le opere, con sistemi di protezione». Ma i Savi non dovranno essere causa di una guerra tra guelfi e ghibellini: «Potremmo prestarle ad altri musei». Mantenerli nella scuola è un modo «per dare possibilità ai giovani di apprezzare l'arte». Soluzione poco convincente per Sgarbi che suggerisce, invece, di sistemarle «accanto alle opere di De Chirico restaurate, in Triennale. Perché al Carducci non le vede nessuno». E spiega che solo «un vincolo di pertinenza del Soprintendente» potrà legare in modo indissolubile le statue al Carducci. Ma il Soprintendente, Alberto Artioli, prende le distanze: «n vincolo si può mettere solo se le statue sono parte integrante della scuola. Qui più che leggi serve il buon senso». Si schiera con Sgarbi e con la preside la direttrice Dominici: «Siano un bene fruibile, buona localizzazione sia in Triennale sia all'Arengario. A scuola potrebbero rimanere solo se ben protette». L'ultima parola all'Associazione Carducciani che ricorda di aver posto già a settembre la questione della loro "scomparsa", di avere avviato da tempo la necessaria indagine storica e tecnica sulle statue. E preme perché le statue ritrovino l'antica collocazione, nel giardino della scuola dove si sono diplomati tra gli altri il regista Mario Monicelli, l'oncologo Umberto Veronesi, lo scrittore Émilio Taini, e poi Armando Cossutta, Curzio Maltese, Giovanni Raboni e Valerio Onida.