Il caso. Rimosso Thomas Krens, il manager dell'espansione a Berlino, Bilbao e Las Vegas. «Costi insostenibili» NEW YORK «È la fine di un'era», ha commentato Lisa Dennison, che ha lasciato l'estate scorsa la direzione del Museo Guggenheim di Manhattan per passare a Sotheby's. Thomas Krens, il controverso direttore della Fondazione Guggenheim è stato «licenziato» dopo, quasi vent'anni di mandato. Il board della Solomon R. Guggenheim Foundation ha annunciato che Krens lascerà l'incarico, rimanendo però alla Guggenheim come consigliere per l'ultimazione del museo firmato da Frank Gehry ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Secondo i media americani dietro al suo allontanamento vi sarebbero gli esorbitanti e ormai insostenibili costi di gestione della grande rete museale messa in piedi tra Venezia, Berlino, Bilbao e Las Vegas dal éienne Krens, considerato il profeta del museo come griffe globale. Proprio la decisione di espandere l'attività della fondazione al di fuori degli Usa e il progetto Guggenheim di Abu Dhabi, avevano suscitato un putiferio di polemiche. Krens esce di scena tre anni dopo il reclamizzato braccio di ferro con il miliardario di Cleveland Peter Lewis, il principale sponsor della Fondazione, dimessosi dopo averlo accusato di «avere le mani bucate» e di «focalizzarsi troppo sui satelliti e troppo poco sul museo di Manhattan». La fondazione ha precisato che «Krens resterà come direttore fino a quando non sarà nominato un successore». Il quale si occuperà del Guggenheim di Manhattan e dei musei satelliti. Ma secondo fonti del mondo dell'arte citate dal «New York Times» la selezione del suo successore è stata resa difficile dopo che i potenziali candidati hanno rifiutato tutti l'incarico di lavorare con Krens, giudicato difficile e dispotico. Non è la prima volta che il board del Guggenheim cercava di metterlo alla porta. Accadde già negli anni Novanta, oltre che nel 2005, all'epoca del braccio di ferro con Lewis che lasciò il museo a corto di sponsor proprio quando ne avrebbe avuto più bisogno per coprire gli ambiziosi costi di espansione globale costati a Krens non poche critiche. Il curatore del Centre Pompidou di Parigi Alain Sayag aveva bollato il Guggenheim come «un'istituzione di seconda classe» e «una franchise in stile Coca-Cola». Mentre i critici d'arte della Grande Mela non avevano apprezzato le sue mostre attira-sponsor, ma controverse quali «L'arte della Motocicletta» e «Giorgio Armani», costata 15 milioni di dollari allo stilista italiano.