La collocazione della nuova Cittadella Giudiziaria è davyero particolare: sorge, infatti, dove un tempo si trovavano, in ordine storico, una domus romana, un insediamento longobardo fortificato e l'antico monastero di Santa Giustina. Gli scavi archeologici, eseguiti in collaborazione tra il Comune e Soprintendenza Archeologica di Firenze, hanno avuto inizio tra il 1981 e il 1982. Indagini approfondite furono quindi condotte dal 1981 al 1985, ma limitatamente a edifici di proprietà pubblica; solo dal 1987, infatti, il metodo di tutela dei ministero dei Beni culturali fu esteso agli edifici di proprietà privata. Gli interessanti ritrovamenti condussero a un estensivo progetto di recupero degli interrati, con una seconda stagione di scavi durati oltre un decennio. Sotto la dir e z i o n e dell'ispettore della Soprintendenza archeologica di Firenze, dott. Giulio Ciampoltrini, gli interventi di scavo sono stati seguiti dal dottor Michelangelo Zecchini. Grazie a un attento controllo stratigrafico si è infatti certi che nella zona scorresse un tempo l'antico 'Auser', prima ancora che la zona fosse abitata. La vicinanza del corso d'acqua ha indubbiamente favorito, nel 1 secolo dopo Cristo, il primo insediamento rurale romano: dagli scavi è emersa infatti la struttura di una domus romana di tre vani, con resti di pavimentazione dell'epoca in cocciopesto rosso, e un cortile con un pozzo al centro, compatibile con la presenza di impianti produttivi di vario genere. Furono poi le archeologhe Elisabetta Abela e Susanna Bianchini a rinvenire qui un favoloso e ampio tratto di mura romane. Poco più tardi il ritrovamento di un secondo insediamento rurale romano ha portato alla luce porticati, tettoie, una vasca per la raccolta e la pigiatura dell'uva e persino dei forni per la forgiatura dei metalli. La presenza di una cittadella longobarda fortificata è invece testimoniata dai resti di sepolture giacenti nell'area, in cui è stato possibile recuperare vari oggetti che secondo l'usanza longobarda facevano parte del corredo funebre. Più avanti, nel XII secolo circa, l'area edificata includeva la chiesa protoromanica e poi il monastero di Santa Giustina, comprensiva di orti e strutture di servizio, uno dei maggiori conventi cittadini, la cui ricchezza trapela a distanza di secoli dalla ricchezza di vasellame, maioliche policrome e ceramiche marmorizzate rinvenute nel corso degli scavi. A questa epoca risale anche il basamento di una torre, tutt'oggi visibile nel seminterrato di quello che fu l'ospedale Galli Tassi. L'ospedale di San Luca, eretto per volere della Corte dei Mercanti, interessò successivamente la zona compresa da via San Tommaso a Via San Paolino, fronte Prato del Marchese. Tutta l'area, quindi, è stata nei secoli intensamente frequentata, con usi e modalità diverse a seconda delle epoche, fino alla costruzione dell'ospedale denominato «Galli Tassi», negli anni '70 dell'Ottocento, che comportò la parziale demolizione di tutte le strutture precedenti, modifiche strutturali considerevoli, sia nelle dimensioni che nell'orientamento dei locali. Un luogo incredibilmente ricco di storia, dunque, che resta tale nell'atmosfera solenne delle aule, nell'ampio respiro dei corridoi, ma che ha saputo rendersi versatile e coniugare bellezza e funzionalità diventando il 'contenitore' ideale per accogliere gli importanti uffici giudiziari. Un fiore all'occhiello per la città, che sa farsi forte del proprio passato per guardare con concretezza al futuro.