Il sindaco di Mazara contro il prestito. Chiederà i danni a Mantova E' pronto a incatenarsi. Di più, ad alzare le barricate. Il sindaco di Mazara del Vallo, Giorgio Macaddino, è una furia: di prestare il Satiro Danzante a Mantova non ne vuole proprio sapere. Passi per il Giappone, dove la scultura venne esposta nel 2005, e passi pure per il Lou-vre, dal quale l'opera tornò nel giugno del 2007, ma adesso basta. «L'assessore regionale ci aveva assicurato che il Satiro non si sarebbe più mosso», tuona Macaddino che ora minaccia denunce per il danno alla sua Mazara. Una storia tutta italiana, in cui l'arte inciampa nella politica e le promesse scavalcano la burocrazia. A raccontare la sua versione è lo stesso Macaddino, protagonista ieri di una conferenza di fuoco. Raggiunto al telefono, conferma e rilancia: «Sono pronto a citare per danni chi ha usato il logo del Satiro su siti e brochure senza averne l'autorizzazione». Citare chi? «Gli organizzatori della mostra "La Forza del Bello", per colpa loro abbiamo già avuto delle disdette. Sapendo che non ci sarà il Satiro, la gente non vuole più venire a Mazara». Questo l'epilogo, per raccontare l'inizio della vicenda bisogna tornare indietro di alcuni mesi. Giugno 2007, di ritorno da Parigi il Satiro fa tappa a Palermo per essere esposto a Palazzo dei Normanni, la sede dell'Assemblea regionale siciliana in festa per i suoi primi 60 anni. L'assessore ai beni culturali Lino Leanza plaude all'iniziativa e annuncia lo stop ai prestiti fuori dall'isola: «Basta svendere le nostre opere dichiara . Che vengano qui i turisti a pagare per vedere i nostri tesori come fanno a Roma, Milano e Parigi». Detto fatto, la nuova linea viene codificata in una direttiva rigorosa. A questo punto la vicenda s'intreccia con i lavori di adeguamento dei locali che ospitano il Satiro a Mazara. Per dirne una, il museo non è nemmeno climatizzato. Esiste un progetto della sovrintendenza, ma mancano i fondi. «Quarantacinque giorni fa l'assessore Leanza mi chiama e mi dice guarda che siamo pronti per iniziare i lavori riferisce il sindaco , i 400mila euro vengono da un'azienda privata, la Riello. In cambio però il Satiro deve essere esposto a Mantova». Macaddino è perplesso - così racconta - ma acconsente a individuare una soluzione. Fa i suoi calcoli, sonda gli umori dei mazaresi e, alla fine, detta le sue condizioni: perché il Satiro venga prestato a Mantova, chiede un milione e 500mila euro per rimettere in sesto il vecchio municipio che si affaccia sulla piazza. Vuole farne un palazzo della cultura, da animare con un calendario di eventi che attraggano i turisti da marzo a luglio (il periodo della mostra a Palazzo Te). La proposta è accolta, ma non formalizzata attraverso impegni scritti. Poi accade l'imprevisto: il governo di Totò Cuffaro arriva al capolinea, Leanza assume la reggenza prò tempore e Mazara diventa l'ultimo dei suoi problemi. E adesso? «Posto che il Satiro appartiene all'umanità in generale e la competenza è della Regione argomenta Macaddino , bisogna interpellare l'amministrazione del Comune dove l'opera risiede stabilmente. Per la responsabilità residua che mi compete, mi opporrò al prestito, e se ciò non dovesse essere sufficiente mi aggrapperò al Satiro, farò le barricate». Così Mazara, e Mantova? Dal Centro di Palazzo Te preferiscono non commentare. Ma, pare di capire, la cosa non finisce qui.
MANTOVA - Satiro al Te? Piuttosto barricate
Il sindaco di Mazara del Vallo, Giorgio Macaddino, è furioso per il prestito del Satiro Danzante a Mantova. Ha minacciato di citare per danni chi ha usato il logo del Satiro senza autorizzazione. Macaddino ha chiesto un milione e 500mila euro per rimettere in sesto il vecchio municipio di Mazara, che sarà utilizzato come palazzo della cultura. Ha anche minacciato di fare le barricate se il prestito non viene annullato. La vicenda è iniziata quando l'assessore regionale Lino Leanza ha annunciato lo stop ai prestiti fuori dall'isola, ma poi è stato deciso di prestare il Satiro a Mantova.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo