L'associazione Italia Nostra ha denunciato lo stop dei cantieri della metro Dimenticate le promesse fatte da Veltroni sulla metro C. «I lavori in centro della futura linea sono bloccati». A denunciarlo è stata ieri la sezione capitolina di Italia Nostra spiegando che la sovrintendenza archeologica di Roma, nel rapporto indirizzato al ministero per i Beni Culturali del 24 gennaio scorso, ha dato «un parere negativo» sull'impatto archeologico della metro. Le indagini preliminari svolte dalla sovrintendenza segnalano, infatti, la presenza di reperti archeologici a piazza Venezia e nella zona di corso Vittorio. Domus romane, edifici medievali, lastricati in marmo, falde acquifere, mosaici e poi un fiume sotterraneo che dovrebbe essere arginato e deviato da paratie. È questa la situazione del sottosuolo - testimoniata nel documento di 13 pagine firmato dal sovrintendente Angelo Bottini - nel centro storico. Situazione che, intanto, ha portato alla soppressione della fermata di piazza Argentina prevista nel progetto iniziale. «Al momento», ha spiegato Antonio Tamburrino, ingegnere ed urbanista di Italia Nostra, «l'unica cosa che si può fare è proseguire le indagini già svolte che, per l'ente, sono già sufficienti per dire no ai lavori». Intanto sono arrivate anche le "versioni" del Campidoglio e di Metropolitane Roma. «La linea C si farà», ha detto l'ex assessore comunale alla Mobilità, Mauro Calamante, «i lavori non sono stati bloccati». A rassicurare i romani sulla situazione è intervenuta anche la società realizzatrice dell'opera. «Il progetto», ha spiegato Metropolitane di Roma, «attualmente in fase di realizzazione ha subito un iter approvativo che ha coinvolto una serie di enti istituzionali. Non è stato formalizzato alcun diniego all'esecuzione dei lavori nella tratta centrale che quindi verrà puntualmente realizzata in pieno accordo con la competente sovrintendenza archeologica». UN CASO NAZIONALE Duro l'attacco di Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana dell'onlus ambientalista: «L'esplosione del "caso" metro C», ha commentato, «ha le dimensioni di un evento non solo romano. Il governo attuale e futuro», ha incalzato, «dovrà prendere le decisioni in saggezza perché il rischio è quello di polverizzare la storia della Roma antica solo per l'uso di una tecnologia obsoleta e distruttiva». La situazione, infatti, secondo l'esponente dell'onlus, sarebbe «gravissima». E i «responsabili», ha aggiunto, «sono i nomi maggiori della politica di oggi». Ma da parte dell'associazione ambientalista sono arrivate anche accuse "tecniche". Si tratta, secondo Tamburrino, «di un progetto jurassico» per come sono state pensate «le fermate e le risalite in superficie (anche 35 metri)». Previsti, infatti, anche due tunnel larghi 10 metri ciascuno. «Un'assurdità», ha tuonato l'ingegnere, «una tecnologia invasiva, vecchia e costosa». Secondo l'onlus, dunque, «siamo al fallimento del Modello Roma se si pone il dilemma tra sfondare Roma antica o bloccare i lavori del sistema di trasporto fondamentale per la viabilità cittadina». Ma delle soluzioni esistono: «Un modello alternativo» che ricalchi «il modello Torino o quella prevista per la metro D». Inoltre, il presidente della sede romana di Italia Nostra ha suggerito di «abbandonare subito un progetto impantanato, costosissimo e rovinoso, per rapidamente ripartire con una soluzione buona in tempi strettissimi e nel rispetto delle procedure europee della Via (la valutazione di impatto ambientale) Noi non siamo quelli del non fare, ma siamo preoccupati. Queste decisioni devono avvenire in totale trasparenza». LE REAZIONI Immediate le reazioni politiche sulla vicenda. Fabio Rampelli, deputato romano di An nonché capogruppo in commissione Ambiente alla Camera ha parlato di «uso spregiudicato che la giunta Veltroni ha fatto del centro storico e del pur necessario rinnovamento della mobilità urbana». L'alternativa, allora «non è rinunciare alla terza rete ma realizzarla garantendo la salvaguardia del sottosuolo archeologico». Stessa linea anche per il consigliere regionale di Fi, Stefano De Lillo. «È la seconda volta», ha enunciato, «che per colpa delle amministrazioni rosso-verdi Roma vede sfumare la speranza di avere almeno un'altra linea metropolitana». Anche secondo il capogruppo uscente di An al Comune, Marco Marsilio, «se dopo 15 anni di governo comunale di sinistra, il risultato di Rutelli e Veltroni è il blocco dei lavori e la soppressione delle stazioni in centro, siamo di fronte a un clamoroso fallimento». Il capogruppo dei Radicali al I municipio ha proposto «una verifica complessiva dello stato dei lavori delle nuove linee per programmare le correzioni». Intanto i lavori per la realizzazione della linea Bl (quella che da piazzale Ionio a piazza Bologna) sono finiti nel mirino di Bruxelles. La Commissione europea avrebbe deciso di aprire una procedura di infrazione sui criteri utilizzati per assegnare le gare di appalto. «Governo e Comune facciano chiarezza sulla vicenda», ha commentato il presidente degli eurodeputati di Forza Italia, Antonio Tajani, «ogni ritardo non farebbe altro che danneggiare ancora di più le già compromesse immagini di Roma in Europa».
Roma. Fermi i lavori della linea C: l'ultimo regalo di Walter
L'associazione Italia Nostra ha denunciato lo stop dei cantieri della metro Dimenticate le promesse fatte da Veltroni sulla metro C. I lavori in centro della futura linea sono bloccati a causa di un parere negativo della sovrintendenza archeologica di Roma. La sovrintendenza ha segnalato la presenza di reperti archeologici a piazza Venezia e nella zona di corso Vittorio. La situazione ha portato alla soppressione della fermata di piazza Argentina prevista nel progetto iniziale. L'ingegnere Antonio Tamburrino di Italia Nostra ha spiegato che l'unica cosa che si può fare è proseguire le indagini già svolte e dire no ai lavori.
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