Il ministro Francesco Rutelli ce l'ha messa tutta. Si è esposto in prima persona, anche linguistica, in operazioni che si sono rivelate figuracce, come il costosissimo portale per l'Italia. In altre, missioni semi-impossibili come il ricupero di molti beni culturali trafugati all'estero, ha ottenuto lusinghieri successi. In questi giorni ha dato alle stampe un piccolo libro in cui fa un bilancio del suo operato, che doveva essere l'oggetto di una conferenza stampa, cancellata per la crisi di governo. Il titolo è Memoria, bellezza e futuro e lo spirito è antimorettiano: «La cultura non sia oggetto della passione soltanto di una minoranza degli italiani». Insomma, Rutelli, in perfetta sintonia con Veltroni, vuole una cultura italiana a «vocazione maggioritaria». Le prima pagine sono tremontiane: parlano dei tagli, oggettivi, che il governo Berlusconi ha effettuato per i bilanci del ministero dei Beni culturali. Però la considerazione generale del sistema Italia come paese festivaliero e culturale, che è sotto gli occhi di tutti, fin troppo, sembra divergere dall'attività che Veltroni ha accelerato con il "modello Roma": l'Auditorium nuovo divenuto "fabbrica" di San Pietro culturale, piena di festival della scienza, della matematica, del cinema e chi più ne ha più ne metta. Con Goffredo Bettini saldo al comando e bravo nell'attirare anche capitali privati. Rutelli, però, scrive che la «classe dirigente» nutre una considerazione bassa per la cultura italiana. E che in Italia «la cultura è rimasta ai margini della priorità nazionale». Veltroni che dice?
La cultura secondo Rutelli
Il ministro Francesco Rutelli ha pubblicato un libro intitolato "Memoria, bellezza e futuro" in cui fa un bilancio del suo operato. Nel libro, Rutelli critica il governo Berlusconi per i tagli effettuati per i bilanci del ministero dei Beni culturali. Inoltre, Rutelli sostiene che la cultura italiana è rimasta ai margini della priorità nazionale e che la classe dirigente non la valuta sufficientemente. Rutelli si ispira al modello di Veltroni, che ha accelerato la creazione di spazi culturali come l'Auditorium nuovo di Roma. Rutelli critica anche il fatto che la cultura italiana sia vista come un "festino" e non come una priorità nazionale. Il libro è stato pubblicato in un momento in cui il governo Berlusconi è in crisi.
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