Una legge di svolta per difendersi dal rischio Vesuvio. Mai più case nella zona rossa, lotta serrata agli abusi edilizi, difesa delle risorse territoriali. Nello stesso tempo, però, parte il piano di riconversione urbanistica e di sviluppo economico alternativo, incentivando le imprese impegnati nei settori della promozione turistica, ambientale, culturale. «Una scelta storica», commenta l'assessore regionale all'Urbanistica, Marco Di Lello. Una delibera passata all'unanimità nell'ultima seduta consiliare. E ieri mattina, per fare il punto sul piano Vesuvio, nel suo complesso, non a caso Di Lello si è presentato insieme con il presidente della quarta commissione, Raffaele Petrone, esponente di Rifondazione Comunista, il capogruppo di Forza Italia, Francesco Bianco, il consigliere dei Ds, Antonio Amato. Tutti d'accordo sull'importanza dell'operazione, che per la prima volta fissa criteri rigorosi nella difficile impresa di tutela del comprensorio vulcanico, diciotto Comuni (seicentomila persone) costretti a convivere con l'incubo dell'eruzione. La legge appena approvata - dopo un iter particolarmente sofferto, fra equivoci e contraddizioni a catena - costituisce un nuovo tassello nel mosaico per la riduzione del rischio. Il punto di partenza del piano che in dieci anni dovrebbe comportare uno sfoltimento di almeno centomila abitanti e la trasformazione produttiva dell'intero comprensorio. «Siamo decisi ad andare avanti concretamente - ha spiegato l'assessore Di Lello - dopo sessant'anni di colpevole abbandono da parte delle istituzioni, locali e centrali». Francesco Bianco, confermando il ruolo costruttivo espresso dalla Casa delle libertà, ha parlato di «una legge efficace e coraggiosa», che fa giustizia finalmente «degli assurdi ritardi registrati, per le prevenzione del rischio Vesuvio, negli ultimi decenni». Petrone, presidente della quarta commissione consiliare (che ha licenziato il disegno di legge anti-cemento) ha riconosciuto i meriti «di tutte le forze politiche regionali, per il varo di un provvedimento che va ben al di là degli interessi della comunità vesuviana». E Antonio Amato, protagonista del dibattito che ha preceduto l'approvazione consiliare, si è dichiarato «fiducioso anche sul varo della legge urbanistica, che dovrebbe restituire, con i suoi effetti pratici, credibilità alle istituzioni». Nel corso dell'incontro, è stato abbozzato un primo bilancio dell'operazione. A chiedere il bonus sono state, quest'anno, 2.700 famiglie. Gli incentivi resteranno in vigore, come le altre misure del piano, per i prossimi 15 anni. Fino al 2018 si dovrebbero investire nell'area vesuviana 700 milioni di euro. Le prossime scadenze saranno il bando (pubblicato a dicembre) da 10 milioni di euro per la riconversione degli immobili già esistenti in attività turistico-commerciali e lo studio di fattibilità realizzato dalla inedita società di trasformazione territoriale. I Comuni della zona rossa dovranno adeguare i propri strumenti urbanistici entro due anni dalle disposizioni regionali: sono previsti contributi economici per far fronte a questi oneri. Una nuova norma riguarda l'edilizia pubblica abitativa: non potendo costruire nuove costruzioni sul Vesuvio, la legge prevede una riserva fino al 20 per cento, a favore di coloro che lasceranno la zona rossa, per trasferirsi in case popolari costruite nell'ambito esterno della Campania. Con gli attuali livelli di affollamento, in caso d'improvvisa emergenza, l'allarme della Protezione Civile sarebbe lanciato con eccessivo anticipo, aumentando le possibilità di errore. Riducendo i residenti del venti per cento sarebbe invece possibile ridurre il margine di preavviso. L'obiettivo di fondo, come si sa, è quello di evitare inutili allarmi, che avrebbero un costo economico e sociale elevatissimo.