Dalla Chiesa Nuova a piazza Venezia, la mappa del territorio a rischio Il dossier della soprintendenza Italia Nostra: "È uno Scempio. Si fermino i lavori" -------------------------------------------------------------------------------- Qualcosa va distrutto. Smontato. Spostato. Sottratto alla città storica. Sacrificato. Per sollevare la metropoli moderna dal traffico. I resti «delle fasi più antiche del cenotafio di Agrippa» sotto piazza Sforza Cesarini davanti alla Chiesa Nuova. Oppure la strada «in pietra gabina di età repubblicana» sepolta sotto piazza Vanezia. Ma anche, forse, «le murature antiche», che si trovano undici metri sotto piazza Celimontana, dove deve uscire il pozzo di ventilazione della metro C. Il dettagliato rapporto (si ipotizza anche una «contenuta rimozione di resti antichi» lungo via Sannio) che il soprintendente Angelo Bottini ha inviato il 24 gennaio al direttore generale per lArcheologia del ministero Beni culturali, Stefano De Caro, parla chiaro: si è conclusa la prima fase dei sondaggi alla ricerca dei punti dove far salire in superficie i passeggeri della terza linea di metropolitana; ma già si sottolinea «che lapprovazione dei progetti definitivi» porterà «allinevitabile distruzione di ampie porzioni del tessuto archeologico della città antica». Musica per le orecchie di Italia nostra. Che ieri ha reso pubblico il rapporto ministeriale. E annunciato: «Bottini così ha di fatto fermato il cantiere della metro C». In realtà si tratta di una richiesta-speranza di Italia nostra. Perché il soprintendente si è limitato a comunicare al direttore generale - cui spetta la decisone sui resti da «rimuovere» già in vista dei nuovi sondaggi - che per andare avanti deve applicare le paratie. Quindi già adesso si deve distruggere. Figuriamoci dopo. «Ho passato la relazione al comitato di settore che sta redigendo il verbale ma che si è già detto favorevole. Poi prenderò una decisione» ha annunciato De Caro. Che qualcosa andrà perduto, in realtà, lo sanno anche il presidente di Italia nostra romana, Carlo Ripa di Meana, e il consigliere Antonio Tamburrino. Non sono contrari al passaggio della metro nel centro storico. «Ci siamo detti favorevoli sin dal 1993, il problema è che, diversamente dalla metro D, per la C si insiste a voler impiegare una tecnologia di prima generazione, mastodontica e devastante per limpatto sul tessuto archeologico della città» ha sostenuto larchitetto. Il "Modello Roma", ossia la C, prevede due tunnel sotterranei della larghezza di circa 10 metri luno, tra binari e banchina. «È un assurdo - sostiene di Tamburrino - bisogna copiare la linea D che ha un solo e più piccolo tunnel, treni più corti e più frequenti che si muovono su gomma e non su rotaia». Visto che la metro C passerà a 30 metri sotto terra e che la quota archeologica si ferma a 16, non si capisce che differenza ci sia tra due grandi gallerie o solo una più piccola. «Strutture e stazioni più lunghe richiedono più pozzi di risalita e più distruzioni archeologiche» spiega Tamburrino. «Basta con le tattiche dilatorie» tuona contro Italia nostra lex assessore alla Mobilità, Mauro Calamante. «Le infrastrutture sono necessarie. E i lavori non sono stati mai fermati. Roma ha avviato i cantieri della C per 3,1 miliardi di euro. Le 22 stazioni saranno pronte entro il 2011 e il prolungamento da piazzale Clodio a Grottarossa, entro il 2015».
la Repubblica
29 Febbraio 2008
ROMA - Archeologia e metro C: "Distruzioni inevitabili"
CA
Carlo Alberto Bucci
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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