NAPOLI Vivere alle pendici del Vesuvio, abitare lì dove la lava più di una volta è passata con la sua furia distruttiva. D'ora in poi nessuno potrà progettare di farlo con il benestare delle leggi urbanistiche. Se la regione Campania cerca di convincere chi una casa l'ha comprata già da anni a trasferirsi fuori dalla zona rossa, giudicata dagli esperti a maggior rischio eruzione, contemporaneamente blocca in modo definitivo la costruzione di nuovi palazzi e villette. Lo stop a nuove costruzioni residenziali nei diciotto comuni della zona rossa è totale. Il consiglio regionale della Campania ha approvato all'unanimità la legge proposta dall'assessore all'urbanistica Marco Di Lello. «E' una legge di svolta, molto chiara e netta che inverte una tendenza andata avanti negli ultimi decenni» commenta il governatore Antonio Bassolino, che ha fortemente voluto l'adozione della linea dura anche contro i sindaci di centrodestra e centrosinistra restii al blocco totale delle ruspe nei propri territori. Unica eccezione il provvedimento regionale lo ha previsto per chi la licenza edilizia è riuscito ad ottenerla prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Una scelta approvata con un maxi emendamento dettata dalla preoccupazione di incorrere in ricorsi o stop costituzionali. «Ma si tratta solo di una decina di casi» assicura Di Lello. Per tutti gli altri il testo è inequivocabile e impone lo stop anche ai piani di lottizzazione già in fase di attuazione. Altro segnale forte nei confronti del partito dei sindaci che con riunioni e manifestazioni di protesta aveva avanzato la richiesta di creare un'oasi legislativa per i piani nella fase successiva all'approvazione. I comuni a questo punto non potranno fare altro che adeguarsi nei due anni di tempo concessi dal consiglio campano, in caso contrario sarà la stessa regione a provvedere attraverso il commissariamento dell'ente reticente. Allo stesso tempo, però, una mano tesa verso le esigenze abitative alle quali non si riuscirà a rispondere all'interno della zona rossa arriverà dalle città più lontane dal Vesuvio, nelle quali è ancora possibile costruire. La regione si è impegnata infatti a riservare per quindici anni il 20 degli alloggi popolari ai residenti della zona rossa che vorranno lasciare i diciotto comuni ritenuti dai geologi a rischio eruzione. Questo provvedimento completa gli incentivi all'esodo messi in campo con l'adozione del bonus economico per chi, residente nella zona rossa da almeno cinque anni, volesse acquistare una casa in Campania ma fuori dai confini dell'area vesuviana. Un incentivo di trentamila euro richiesto quest'anno da quasi 2700 famiglie, ma l'esperimento si ripeterà per dieci anni e la giunta regionale spera che il numero di persone disposto a trasferirsi vada sempre ad incrementarsi. L'obiettivo del piano complessivo mira a decongestionare una zona densamente abitata, riducendo i residenti almeno del 20. Oggi nella zona rossa risiedono oltre 580 mila persone, troppe in caso di eruzione e qualora si dovesse attuare il piano di evacuazione. «Con gli attuali livelli di sovraffollamento - si legge in una nota della regione - l'allarme dovrebbe essere lanciato con forte anticipo, aumentando quindi la possibilità di errore».