Ventunomila fiorini doro è costata ai fiorentini la porta nord del Battistero, la prima di Lorenzo Ghiberti, quella che sta accanto alla colonna di San Zanobi e che la tramvia dovrebbe sfiorare a 4-5 metri di distanza. Quanto valgono 21.000 fiorini ? Moltissimo. Basti dire che in quegli anni (il concorso che vide in competizione Brunelleschi e Ghiberti è del 1401 e i lavori continuarono per più di 20 anni) un buon cavallo da soma (come dire, oggi, una automobile di media cilindrata) poteva costare al massimo 8 fiorini e non più di 10 era la paga annuale di un operaio specializzato. Una cifra enorme erano 21.000 fiorini doro. Era il costo del bilancio annuale della difesa della Repubblica fiorentina. A me commuove e fa sognare un popolo che spende una cifra del genere non per una tramvia ma per la porta di una chiesa. Neanche lunica, fra laltro, perché di porte ce ne sono tre nel Battistero di San Giovanni. Cè quella doro di fronte alla cattedrale, (oggi sostituita da una copia) capolavoro di Ghiberti vecchio e stupore di Michelangelo giovane il quale disse che più bella di così neanche la Porta del Paradiso poteva essere. E poi laltra, la più antica di tutte, quella che guarda verso via Calzaiuoli. Nellanno 1333, quando Firenze era allo zenith della sua fortuna economica, la pagarono i mercanti di panno, il cartello dei grandi distributori tessili. E opera di Andrea Pisano, porta nei polilobi gotici le storie dorate del Battista. Era la prima volta, dallepoca dei romani e dei grandi maestri di Costantinopoli, che si fondeva in bronzo un manufatto di quelle dimensioni. Il cronista Giovanni Villani ne parla con ammirazione, orgoglioso dei tanti denari spesi e della performance tecnologica che affermava, nel successo, un meraviglioso privato cittadino. Ora pare che le porte di San Giovanni debbano finire in museo. Conosciamo le ragioni: linquinamento atmosferico, il primato sempre e comunque della conservazione, la necessità di lasciare ai posteri i capolavori della nostra storia etc, etc. Tutto questo è giusto, è saggio, è condivisibile. Eppure consentitemi una riflessione che riguarda la nostra condizione schizoide di uomini contemporanei. Non crediamo più nellimmortalità dellanima individuale eppure pretendiamo una innaturale immortalità per le cose uscite dalle mani delluomo. Vogliamo preservare i capolavori dellarte e intanto distruggiamo con giuliva incoscienza il mondo che quei capolavori dovrebbe conservare. Vi sembra ragionevole tutto questo?