LINTERVISTA "Serve coraggio, non vittimismo chi governa ammetta gli errori" lo stagno Ormai affoga in uno stagno torbido anche quel poco di buono che è stato realizzato in tutti questi anni la regione Gli strombazzati segnali di novità nella giunta regionale si sono rivelati un rimedio peggiore del male -------------------------------------------------------------------------------- Il declassamento del Forum delle culture? «Sarà anche riprovevole in sé la decisione del ministro Francesco Rutelli, ma dobbiamo prendere atto che essa gode di una straordinaria giustificazione: ovvero, leco che il disastro rifiuti ha avuto per limmagine dellItalia nel mondo; e la conseguente messa in mora delle autorità locali da parte del governo Prodi». Lo storico Giuseppe Galasso firma unanalisi durissima sullultima polemica che avvelena i rapporti tra Napoli e Roma. Ma proprio cogliendo «lanomalìa del comportamento di Rutelli», Galasso esamina un clima pre-elettorale che, soprattutto a Napoli, «abbonda di vittimismo». Ciò che lo storico chiede, da studioso di lungo corso e anche da ex sottosegretario ai Beni culturali ed assessore repubblicano, è dunque: «Uno scatto di coraggio. Sia alle amministrazioni locali, che dovrebbero riconoscere un fallimento invece di sentirsi sempre pugnalate alle spalle; sia al livello nazionale del Pd, che oggi dovrebbe incidere in Campania con un segno di autentica discontinuità e cogliere loccasione della disarticolazione in corso per operare una scelta davvero innovativa delle candidature». Professore Galasso, partiamo dallo "schiaffo" del Forum. Al di là delle inefficienze della classe politica, secondo lei il governo nazionale non fa pagare alla città un prezzo troppo alto? «Non nego che la decisione di Rutelli, di privare il Forum delle Culture dello status di grande evento, sia singolare. Per vari motivi: per liniziale appoggio offerto con convinzione alla candidatura di Napoli, a cui è seguito questo successivo e contrario provvedimento di Rutelli, in un momento in cui spiacevolmente esso diventava anche il gesto del candidato sindaco della prima città dItalia contro il sindaco della terza città. Infine, perché proviene dalla stessa maggioranza politica in cui si riconosce la nostra amministrazione». Insomma, un teatrino poco edificante. «Per certi versi, sì. Ma tra la prima decisione di Rutelli e il cosiddetto "schiaffo" cè stata lesplosione gigantesca della crisi rifiuti, cioè quella che è ripresa a novembre scorso e che ha spinto finalmente il governo nazionale a capire che il problema era di fatto unemergenza nazionale. Così si è intervenuti con la nomina di De Gennaro e con una messa in mora delle autorità locali. Da allora, il discredito che ha colpito non solo Napoli, ma lItalia a causa del disastro in Campania è diventato incontrollabile. Un danno della cui effettiva dimensione non abbiamo ancora contezza, credo». Dunque la batosta del Forum era meritata? «Temo di sì. Suggerirei ai nostri amministratori di non vestire i panni dei candidi traditi dai finti amici. Bisognerebbe con coraggio dire a se stessi che tale decisione è comprensibile, se non giustificabile. Ma coraggio non ne vedo tanto. Né a Napoli, né a Roma. A Napoli perché gli strombazzati segnali di discontinuità in giunta regionale, ad esempio, si sono rivelati un rimedio peggiore del male; e per il loro peso, a tratti persino sconcertanti. Non vedo coraggio neanche a Roma perché il rinvio del tema delle responsabilità da affrontare in sede locale si traduce, qui e ora, in un sostegno ad uno stato di fatto che richiedeva invece interventi chirurgici». Professore, per restare al livello nazionale: lei ha scritto una lettera al leader Walter Veltroni in cui suggerisce di valorizzare alcune esperienze confluite nel Pd campano, tra cui Eugenio Mazzarella. Ha fiducia in questo processo? «Ah no, lei vuole sapere troppo. Di questo non parlo». Ma potrà dire almeno che conta sul Pd. Sennò non offrirebbe un contributo nella valutazione delle candidature. «Sul Pd ho investito le mie speranze politiche di cittadino italiano, questo è vero. E credo che la decisione di marciare da soli sia forte e saggia, rimpiango solo che non vi si tenga fede al cento per cento, dato laccordo con radicali e Di Pietro. Ma rimpiango soprattutto che i primi passi in Campania non siano stati dei più felici, a causa di quel rinvio... «. Professore, da storico non crede che ci sia qualcosa da salvare nei 15 anni di amministrazione di centrosinistra a Napoli? «Non ho difficoltà a riconoscere che Bassolino rese un enorme servigio a Napoli dal '94, quando nel mondo si favoleggiava sulla fortuna di avere un amministratore così entusiasta e carismatico; non nascondo che qualcosa di buono rimane, come il grande lavoro fatto nel campo dei trasporti, della ricerca. Ma poi bisogna essere crudi e realisti: oggi i settori disamministrati dal ceto politico, attraverso un sistema di potere omnipervasivo che ha coinvolto e foraggiato ogni classe sociale, a cominciare dalla borghesia intellettuale e professionistica, sono così danneggiati da fare affogare in uno stagno torbido anche quel poco di buono che è stato realizzato».