TERRORISMO Vertice a Palazzo Medici Riccardi per l'ordine pubblico Non si placano i venti di guerra che soffiano su Piren-ze, e il Comitato provinciale per l'ordine pubblico - riunito ieri dal prefetto - non può che prenderne atto e preparare le contromosse. Allertato il personale dei musei dipendenti dalle varie soprintendenze statali con sede a Firenze, che «collaborerà con le forze dell'ordine per prevenire atti terroristici, «fornendo informazioni sulla vulnerabilità degli edifici e su eventuali situazioni anomale». Entro la fine dell'anno dovrebbe poi essere pronto il piano dettagliato di protezione della zona monumentale di Firenze, con nuovi accorgimenti anti-attentati. Nella stessa riunione, è stato stabilito di «aumentare e rafforzare i controlli all'interno dei palazzi sedi di istituzioni pubbliche», in particolare di Palazzo Vecchio, che ospita gli uffici del Comune, di Palazzo Medici Riccardi (dove è operativa la prefettura stessa), e di tutte le sedi che ospitano uffici della Giunta o del Consiglio regionale della Toscana. Decisione forse imputabili alle minacce e a inquietanti presenze islamiche a Firenze: alle «predizioni» lanciate dall'imam di Carmagnola («Firenze, Roma, e Bologna saranno devastate da Al Qaida»), si sommano infatti i collegamenti «organici» con personaggi ritenuti di spicco del terrorismo denunciati dai giudici del riesame di Brescia, che hanno respinto la richiesta di scarcerazione dell'Imam itinerante Mohamed Rafik, in passato capo della mosche di Firenze. Rafik, marocchino, è stato arrestato un mese fa nella 'città lombarda sulla base di una richiesta di estradiione della magistratura marocchina, che lo ritiene coinvolto negli attentati del maggio scorso a Casablanca, e per un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Broscia. Risale invece al novembre dello scorso anno la perquisizione nell'abitazione di Rafik proprio a Firenze, che ha portato al sequestro di un manoscritto dal quale emergerebbe il suo «coinvolgimento nel finanziamento di due episodi di "strage"». Ma è la lingua, secondo l'imam, ad aver generato l'errore: Rafìk si è infatti difeso dicendo che con la parola «majara» intendeva «macelleria» e non «strage». La tesi non ha convinto i magistrati bresciani, convinti che nel termine si nasconda un chiaro riferimento ai combattimenti in Cecenia. E non solo...