«No, non sapevo niente delle statue al Carducci». Lo dice dopo una giornata trascorsa al telefono, «la prima chiamata è arrivata alle 7.15», a metà tra la sorpresa per il ritrovamento delle opere di Fausto Melotti nel deposito del liceo e il rammarico per quei 44 anni di oblio. E adesso? Marta Melotti, figlia del maestro dell'astrattismo, sospira: «Mio padre pensava che il gruppo dei sette Savi fosse andato distrutto. Certo, io sono sempre per la tutela e la valorizzazione, ma ora non so che faremo». Marta Melotti (responsabile dell'archivio intitolato all'artista) sarà al Carducci questa mattina per verificare lo stato di conservazione delle opere che all'inizio degli anni Sessanta suo padre regalò alla scuola. Il suo non sarà l'unico sopralluogo al deposito del liceo, dove da quattro decenni sono «stoccate» le sette sculture, «gemelle» di quelle esposte al Pac. Domani pomeriggio sarà la volta dell'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi che, accompagnato dal direttore scolastico regionale, Annamaria Dominici, vedrà «come dare un contributo alla vicenda», quell'incredibile giallo che ha visto professori e studenti ritrovare le opere vandalizzate (proprio dagli studenti) tanti anni fa. Sgarbi è possibilista: «Potremmo sistemarle al Pac, esattamente di fronte alle altre sette». Una nuova sede per i sette Savi, un'altra stagione dopo quattro decenni di oblio. Lontano da quel deposito dove ancora giacciono. Secondo Stefano Zecchi, docente di estetica alla Statale, l'ideale sarebbe «sistemarli nel cortile della scuola, come una volta». Il motivo è semplice: «La bellezza è educativa». E se i soldi mancano, la preside si faccia furba: «A Brera prestavamo le opere alle banche in cambio del restauro». Philippe Daverio, critico d'arte e amico di Fausto Melotti, ha invece un'altra proposta, provocatoria come sempre: «Che le portino a Palazzo Marino, in sala Alessi. Lì sì che i savi mancano». Restauro, conservazione, trasloco. Comunque vada a finire, restalo stupore per questo strano ritrovamento. «Ma Fausto era molto generoso, era il tipo che poteva regalare sette capolavori a una scuola». Se lo ricordano così critici d'arte, scultori, pittori, intellettuali che conobbero Melotti nella Milano degli anni Sessanta. «Amava i giovani e gli artisti», racconta Giorgio Marconi, presidente e direttore dell'omonima Fondazione. Anche lui vorrebbe che le statue in pietra del maestro rimanessero al Carducci: «Se sono della scuola non capisco perché non dovrebbero stare lì, al loro posto». Unica richiesta: «Che siano visibili a tutti». Perfino Valerio Onida, carducciano e presidente emerito della Corte costituzionale dice la sua sui Savi: «Appartengono al liceo. E se le sposteranno annuncia noi ex allievi ci faremo sentire». Tante proposte, ma il giallo è ancora lontano dalla soluzione. Bisogna trovare l'atto di donazione dell'opera, passare al setaccio gli archivi della scuola, dimostrare l'originalità delle opere. «La soluzione più semplice suggerisce Arnaldo Pomodoro è che se ne occupi la famiglia Melotti. Faccia valutare le statue, ne ricostruisca la storia. E poi le metta coraggiosamente in mostra».
Milano - Sgarbi: al Pac le statue dimenticate di Melotti
Marta Melotti, figlia di Fausto Melotti, ha scoperto che le sette sculture del gruppo dei sette Savi, create da suo padre, erano state donate al liceo Carducci di Milano negli anni Sessanta. Le opere, che erano state vandalizzate dagli studenti, sono state nascoste nel deposito del liceo per 44 anni. Marta Melotti sarà al Carducci per verificare lo stato di conservazione delle opere. L'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi e il direttore scolastico regionale Annamaria Dominici saranno presenti per discutere della vicenda. Sgarbi è possibilista e suggerisce di sistemare le opere al Pac, di fronte alle altre sette.
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