ROMA «Oggi la legge italiana sul cinema e una legge capestro. E rischia di continuare ad esserlo». Dino De Laurentiis (nella foto) torna a criticare duramente la proposta di riforma presentata dal governo alla legge sul cinema. E lo fa in occasione della medaglia d'argento da ex allievo che il Centro sperimentale di cinematografia gli ha consegnato ieri. Sotto il mirino del produttore, l'obbligo di girare nella nostra lingua per avere la nazionalità italiana del film. «Ho parlato di questo con il ministro Urbani -spiega De Laurentiis - mi ha detto che a questa disposizione "ci soni) le deroghe", ma se ci sono le deroghe allora vuoi dire che ci sono dei limiti alla libertà. Perché se dico che voglio fare un film contro Berlusconi col cavolo che mi danno le deroghe. La deroga mi fa pensare a una legge fascista. Io dico che il cinema deve essere libero, libero, libero». Acque agitate anche sulla Biennale cinema: ieri l'ex direttore della Mostra Felice Laudadio ha lanciato il suo «j'accuse»: «Blocchiamo il Festival del Cinema di Venezia e la Biennale, l'arrivo degli artisti in Laguna - ha detto Laudadio - Nessuno dovrebbe più partecipare ad una manifestazione che il Governo minaccia nella sua autonomia attraverso interventi "dirigisti" e centralizzati».