Neanche il tempo di presentare il progetto preliminare per il Museo archeologico di Bari, nell'ex complesso benedettino di Santa Scolastica, ed ecco divampare la polemica. Lo studio vincitore a maggioranza del concorso internazionale di idee bandito dalla Provincia, firmato da Cesare Mari, architetto bolognese a capo del gruppo Panstudio di Bologna, raccoglie strali autorevoli e per certi versi inattesi. Come quelli del gruppo di progettisti diretto dall'architetto milanese Gae Aulenti, gruppo nel quale lavora anche l'archeologo dell'Università di Foggia Giuliano Volpe, classificatosi al secondo posto nel concorso. Ma anche quelli, più sorprendenti, di Amerigo Restucci, presidente della commissione tecnica che ha valutato i dieci progetti preliminari finalisti. Sia il gruppo Aulenti che l'architetto veneziano riprendono i dubbi già espressi dall'urbanista del Politecnico di Bari, Dino Borri: "pietra dello scandalo" èil "cannocchiale", la struttura in acciaio rosso corallo, lunga 75 metri e sospesa sul complesso di Santa Scolastica che lo studio Mari ha individuato come simbolo del museo. Elemento innovativo, certamente, ma che, secondo Borri, Aulenti, Volpe e lo stesso Restucci costituisce un'alterazione della struttura monumentale, andando per di più a cozzare con quanto previsto dal piano particolareggiato del Borgo antico che non consente inserimenti del genere. «Lo studio Mari rileva Giuliano Volpe in sintonia con Gae Aulenti risulta in questo senso molto invasivo e del resto, se il bando avesse previsto una sorta di carta bianca, tutti gli architetti in concorso si sarebbero sbizzarriti con proprie soluzioni». Il progetto vincitore peraltro cozzerebbe con la tendenza a livello internazionale che, sinteticamente, prevede, in caso di interventi, il più rigoroso rispetto dei monumenti, lasciando il minor segno possibile. «Più che dello choc architettonico sottolinea Volpe credo che Bari abbia bisogno di un progetto culturale, archeologico, scientifico e museografico. Nel nostro caso, per esempio, avevamo dato molta importanza al fatto che il complesso di Santa Scolastica e la prospiciente area archeologica di San Pietro fossero il museo di se stessi, un elemento molto integrato nel museo diffuso della città antica. Anche il nostro progetto prevedeva tre "cannocchiali", ma molto più discreti di quello studiato da Mari». Oltre alle valutazioni tecniche, per Giuliano Volpe e Gae Aulenti c'è anche una questione di trasparenza da non sottovalutare. «Colpisce rileva l'archeologo foggiano che l'esito abbia privilegiato un professionista, a quanto pare negli ultimi anni legato da una serie di collaborazioni ricorrenti con l'ente appaltante, la Provincia, e in particolare con un componente la commissione tecnica giudicatrice. In pratica, Mari è l'architetto di riferimento e quindi lavora in maniera continuativa di una società specializzata nell'organizzazione di mostre d'arte di alto livello, curate da un funzionario della Provincia che è anche componente la commissione. Forse sarebbe stato più opportuno conferire un incarico diretto, visto il rapporto di fiducia consolidato, evitando di scomodare tanti professionisti di livello internazionale». Se il gruppo Aulenti potrebbe avere, per così dire, il "dente avvelenato" dopo aver incassato il secondo posto, sorprende non poco Amerigo Restucci, presidente della commissione che ha decretato la vittoria del progetto Mari. «Quello studio dice l'architetto venezianonon mi ha convinto affatto, infatti è passato a maggioranza. Io non ho certo votato a favore, anzi ho cercato di convincere gli altri membri della commissione a puntare su altri progetti». Restucci chiarisce: «A conclusione dei lavori, sono stati stilati dei giudizi unanimi riguardo ciascun progetto; giudizi che riflettevano i pareri di tutti e quindi non ci poteva che essere unanimità. Ma in questi giudizi erano contenute ovviamente delle riflessioni che rendevano il segno della diversità di opinione riguardo i vari progetti. Nella fattispecie a proposito del primo classificato, ho rilevato due aspetti. Il primo: se ci fosse consonanza fra quel progetto e il piano del Borgo antico che mi pare non consenta di toccare niente; il secondo: in che modo lo stesso progetto colloquiasse con la Carta del restauro del '72, secondo la quale non si può intervenire su monumenti storici, inserendo superfici del tutto poco consone con quella che è l'immagine stilistica dell'edificio. Questi miei pareri credo mettano una condizione di non so quale praticabilità circa la realizzazione e la prosecuzione del progetto vincitore» Restucci rivendica di aver sempre sostenuto il colloquio fra antico e nuovo, ma "di aver vacillato non poco" in questa occasione, proprio per l'introduzione di "elementi poco convincenti nella dinamica del rapporto con un monumento cosi delicato come Santa Scolastica". «Il progetto della Aulenti conclude era tutt'altra cosa, molto calato nella prudenza dei gesti e molto più a colloquio con quella che è la matericità storica dell'edificio».
la Repubblica
26 Febbraio 2008
Bari - Museo archeologico, è bufera
TI
Titti Tummino
la Repubblica
Il progetto vincitore per il Museo archeologico di Bari, firmato da Cesare Mari, è stato criticato da diversi professionisti. Gae Aulenti e Giuliano Volpe, del gruppo di progettisti diretto dall'archeologo dell'Università di Foggia, hanno espresso dubbi sulla struttura in acciaio rosso corallo, lunga 75 metri, che è stata individuata come simbolo del museo. Amerigo Restucci, presidente della commissione tecnica, ha anche espresso dubbi sulla struttura, affermando che non è in sintonia con il piano del Borgo antico e con la Carta del restauro del '72.
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