GERA LARIO Proviene dal ministero dei Beni ambientali l'ordine di fermo cantiere per un progetto di residence avviato da un privato, Giovanni Scaramuzzino. I lavori, autorizzati dal Comune, avevano appena preso il via, con gli scavi, in un'area a monte della statale Regina, al confine con Sorico, ma i beni ambientali, come detto, hanno revocato la concessione edilizia per via dell'impatto ambientale, ritenuto inaccettabile. Un segnale nei confronti del Comune e del proliferare di alveari di cemento destinati a seconde case? «Mi preme precisare che a livello comunale è stato fatto il massimo perché il progetto rispettasse l'ambiente - sostiene il sindaco, Vincenzo Del Re - . Il progetto consiste in un residence composto da sei appartamenti destinati alla vacanza, del tutto simile ad altri sorti o in fase di realizzazione nel territorio. Nel caso specifico la commissione edilizia si è riunita più volte al riguardo imponendo di abbassare di un piano l'edificio e di usare altri tipi di accorgimenti. A livello ministeriale, considerato un insieme di fattori che va dalla pendenza del terreno, al deflusso delle acque e all'ubicazione in fascia costiera, è stata imposta un'ulteriore riduzione dell'impatto. Con opportune modifiche che l'architetto incaricato provvederà ad effettuare aggiunge il primo cittadino credo che il cantiere potrà presto riaprire». Del Re dice anche che non è certo il primo residence che sorge nel territorio. Di recente, a Vercana, dove è stato avviato l'iter per la redazione del pgt, un gruppo di cittadini ha promosso una raccolta di firme contro l'eccessiva cementificazione dalle finalità speculative e non ecosostenibili: l'hanno sottoscritta circa ottanta residenti e fra proposte suggerite per frenare il sorgere di grandi insediamenti c'è quella di diversificare i rapporti di volumetria a seconda della tipologia di edificio. Alla base del moltiplicarsi di seconde case, come ha sottolineato il sindaco del paese, Oreste Aggio, c'è anche e soprattutto il profondo cambiamento dell'economia locale, con l'abbandono di gran parte dei terreni un tempo coltivati, che sono così diventati facile preda delle società immobiliari.