-------------------------------------------------------------------------------- I lavoratori del nostro teatro sembrano non rendersene conto. Sono abituati ai vecchi tempi dei buoni stipendi e delle disponibilità illimitate. Li capisco. Non hanno certo tutti i torti. Ma non vedono che quello che non ottengono oggi da Di Benedetto non lo avranno domani da nessuno. Chiusi nella loro offesa corporazione, non sanno che, ad un certo punto, la difesa di vecchi diritti, che la collettività (ahimè) non è più disposta a riconoscere, diventa la rivendicazione di un privilegio odioso, che procura astio e non solidarietà a chi lo invoca. E ora che i sindacati del Carlo Felice si rendano conto che la chiusura del loro teatro non scandalizzerebbe quasi nessuno e che sarebbe presto dimenticata da una città che non ha risorse neppure per opere più urgenti e necessarie di quelle liriche. Questo non significa che debbano rinunciare a difendere i loro iscritti. Ma che dovrebbero imparare a conciliare i loro legittimi interessi con quelli che la società circostante ritiene, a torto o a ragione, più urgenti e rispettare nel Sovrintendente, che della amministrazione è il responsabile insieme col Consiglio, la figura deputata a mediare tra le disponibilità della comunità e le esigenze del teatro. In questa situazione, il sospetto di un connubio tra rivendicazioni sindacali e attese professionali del maestro Oren toglie ulteriormente credibilità a tutti e veste il direttore principale dellimpropria veste di leader sindacale, minando la sua immagine di uomo darte e di cultura. Toccherà, stavolta inevitabilmente, al sindaco intervenire. E non vedo altra soluzione che limposizione di una tregua tra tutti che duri fino alla fine della stagione, con un passo indietro generale. In mancanza, sarebbe più saggio chiudere il teatro in attesa di tempi migliori e più generosi. Al Carlo Felice non possono esserci degli sconfitti, perché tutti hanno delle buone ragioni. Ma non deve esserci neppure un vincitore, perché, se no, perde il teatro. Anzi, la città perderebbe il suo teatro. -------------------------- IL CASO Il contratto di Oren, la grande incognita Il contratto di direttore musicale al maestro Daniel Oren è una delle incognite che pesano sul futuro del Teatro dellOpera. Ancora recentemente il sindaco Vincenzi ha dato per fatto laccordo, ma in realtà Oren e Di Benedetto sembrano ancora lontani dallintesa. Sullargomento, ovviamente, circolano solo indiscrezioni. Chi non ama il direttore israeliano racconta di un contratto-capestro, solo apparentemente generoso. Queste voci parlano di un contratto nel quale Oren chiede un compenso simbolico di un euro, ma con clausole di salvaguardia pesantissime nel caso di disaccordo con la Fondazione. Il sovrintendente, nellintervista a Repubblica", ha dichiarato: «Le richieste che avanza il maestro comporterebbero per lui responsabilità tali da snaturare lorganigramma di questo Teatro. Richieste molto difficilmente accoglibili. « Una trattativa ancora in salita. (c. mal.) --------------------- I PROTAGONISTI Prima dello sciopero, a sorpresa, manifestazione contro il sovrintendente Carlo Felice, il sindacato attacca "Tutti in corteo dal teatro a Tursi" "Ci tasseremo per licenziare Di Benedetto" Alla Vincenzi i rappresentanti dei lavoratori consegneranno un assegno-cartellone da 540mila euro -------------------------------------------------------------------------------- In una vertenza sindacale durissima al Teatro dellOpera il meno che ci si possa aspettare è un clamoroso colpo di scena. I sindacati che hanno annunciato lo sciopero che farà saltare la prima del Trovatore il 7 marzo - Fials, Snater e Libersind - questo colpo di teatro lo stanno programmando. Andrà in scena alla vigilia della prima: un corteo sindacale partirà dal Carlo Felice e si dirigerà verso Palazzo Tursi. Al sindaco Marta Vincenzi i sindacalisti cercheranno di consegnare un enorme assegno, una specie di cartellone, da 540.000 euro. «È quello che il Teatro avrebbe voluto consegnare a noi come anticipo - spiegano Nicola Lo Gerfo (Fials) e Roberto Conti (Snater) - e che abbiamo rifiutato. Noi ci tasseremo e lo verseremo al sindaco in cambio del licenziamento del sovrintendente Gennaro Di Benedetto». Il quale Di Benedetto è sempre più nel mirino dei sindacati. Specialmente dopo lintervista a Repubblica dei giorni scorsi. «Di Benedetto racconta un sacco di balle - accusa Lo Gerfo - daltra parte se unazienda in cinque anni cambia tre direttori artistici, quattro direttori del personale e quattro direttori degli allestimenti, questo significa che nel vertice di quellazienda cè qualcosa che non va «. A far arrabbiare i sindacati cè soprattutto laccusa di avere dichiarato lo sciopero prima ancora dellincontro con la Fondazione: «Non è così - si ribella Conti - ci sono stati altri incontri che hanno rivelato il bluff del sovrintendente. Allora abbiamo detto: basta, è inutile andare avanti. Il Libersind ha proposto lo sciopero e noi e la Fials abbiamo aderito. Proseguire a trattare con Di Benedetto è come accettare di essere presi per i fondelli». La Fials poi è addirittura infuriata per il fatto che Di Benedetto leghi la dichiarazione di sciopero alla mancata firma sul contratto di direttore musicale a Daniel Oren. «È talmente falsa questa tesi - replica Lo Gerfo - che posso annunciare fin da oggi: anche se Di Benedetto firmasse il contratto a Oren noi non sospenderemmo lo sciopero. Piuttosto mi chiedo: perché il contratto non viene firmato? Cosa cè veramente sotto?» Quanto allanticipo sullintegrativo, Conti afferma che non è vero che è stato rifiutato: «Noi - spiega il segretario dello Snater - abbiamo chiesto una trattativa in cui lammontare dellintegrativo fosse legato alla produttività e al rilancio del Teatro. Di Benedetto ci ha offerto quei cento euro "prendere o lasciare". E in più avrebbe voluto che firmassimo un accordo sulla pace sindacale. Noi abbiamo replicato: sui cento euro non siamo daccordo, li prendiamo ma non firmiamo niente. E lì è saltato tutto». La verità, dicono i due sindacalisti, è che manca una vera controparte. «Al Carlo Felice - accusano - il sovrintendente fa il bello e il cattivo tempo. E porta il Teatro alla rovina. Ci chiediamo poi: il governo ripianerà con una pioggia di milioni i deficit dei teatri dellopera in rosso. È giusto che chi, come noi, ha fatto sacrifici per dieci anni non abbia niente in cambio? Perché se il Carlo Felice è in pareggio il merito è dei dipendenti e dei loro sacrifici. Anche il sindaco deve uscire dallequivoco. La Vincenzi deve chiarire una volta per tutte: vuole davvero, come ha promesso, un Teatro dellOpera di livello europeo? O preferisce tirare avanti con stagioni di basso livello e senza programmi di sviluppo?»